Maria Santissima, Madre di Dio (B) – Circoncisione di Gesù

 

 DIO E’ FEDELE

Nm 6, 22-27; Sal 66; Gal 4, 4-7; Lc 2, 16-21

 

Trittico dell'Ascensione, Circoncisione,(particolare), di Andrea Mantegna - Galleria degli Uffizi, Firenze

Trittico dell’Ascensione, Circoncisione,(particolare), di Andrea Mantegna – Galleria degli Uffizi, Firenze

Il mistero dell’Incarnazione di Dio è benedizione per tutti i figli di Adam, per tutto il creato loro affidato fin dal giardino dell’“in principio” (cfr Gen 2, 15); ed è dono all’umanità tutta, che in Maria diviene terra per Dio!
Il mistero dell’Incarnazione è benedizione che giunge ai figli di Adam ed al cosmo attraverso Israele e attraverso le promesse di cui Israele fu ed è custode.

L’anno nuovo, nell’ottava del Natale, inizia così, con questa benedizione! Oggi dovremmo semplicemente lasciarci inondare dalla piena tenerissima di questa benedizione che ha un nome preciso: Gesù.

Il primo giorno dell’anno la Chiesa lo vuole dedicare non a riti strani e propiziatori, come avviene in tutte le culture, ma ad una serena contemplazione di ciò che è davvero questa benedizione, nella quale possiamo vivere il nostro tempo: quello che ci è dato; quello che misuriamo con le nostre convenzioni ed i nostri calcoli; quello che scorre, e che oggi giunge a declinare un numero preciso, 2015 dell’era cristiana; quel tempo che Dio ha riempito della sua Grazia, e nel quale possiamo gustare la sua presenza che salva! Oggi ci è detto che lo scorrere del tempo sull’orologio, sul calendario, il kronos, in Cristo è stato fatto kairòs, luogo cioè della Grazia, luogo di incontro con l’eterno, di incontro con Dio che trasfigura la storia.

Oggi la Chiesa celebra la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio: “Madre di Dio”,  il più grande titolo mariano … E’ Solennità che rinvia immediatamente a Cristo ed alla verità della sua carne come carne di Dio; non allora in primo luogo una celebrazione mariana, ma ancora una celebrazione della verità dell’Incarnazione di Dio. Il dogma ci dice che Maria, donna di questa nostra umanità, è Madre di Dio perché Colui che da lei nacque, e che legittimamente la chiamava “madre”, è il Verbo eterno di Dio, consostanziale a Dio, Lui stesso Dio! La grandezza paradossale di questa verità della nostra fede, posta dalla Chiesa al primo di gennaio, vuole chiedere ai cristiani di vivere il tempo in un’ottica nuova, in un’ottica di infinita speranza.
Infatti se il tempo, la storia, la nostra carne sono stati così riempiti ed assunti da Dio, non c’è più spazio per il non-senso, per lo scorrere di una clessidra che si consuma fino al nulla … se il tempo, la storia, la nostra carne sono stati luogo di Dio, nulla è più senza sbocco, nulla è più senza la possibilità della luce … “Se anche vado nell’oscura valle della morte non temo alcun male” cantò il santo profeta Davide (cfr Sal 23, 4). In Cristo Gesù questo è vero per sempre!

La liturgia di questo primo giorno dell’anno, se la sappiamo scrutare con cuore attento, ci mostra una radice santa di questa grande luce, nella quale ci è data la possibilità di vivere il tempo, la nostra storia in modo diverso …

L’Incarnazione è certamente un “novum” stupefacente ed inatteso, ma è tale perché compimento fedele delle promesse di Dio; in Gesù, Verbo eterno che pone la sua tenda tra noi facendo di una di noi la Madre di Dio, è il nostro salvatore, la nostra speranza, la sola via in cui possiamo trovare la nostra verità di uomini perché è il Messia di Israele, il Figlio di David,  è il Promesso al Popolo dell’Alleanza e delle benedizioni.

Luca  sottolinea tutto ciò con straordinaria acutezza, narrandoci della circoncisione di Gesù all’ottavo giorno dalla sua nascita, secondo le prescrizioni della Torah. A Gesù è stato impresso nella carne il segno dell’Alleanza con Israele, e così è fatto ebreo, ed ebreo per sempre! Così ci ha salvati! Solo così poteva salvarci: è la sua carne ebraica che, segnata dalla circoncisione, è la carne del Messia! Il Messia poteva esserci dato solo da Israele secondo le promesse!

Oggi la liturgia ci dice che non basta che il Figlio di Dio si sia fatto carne e che sia stato deposto nella mangiatoia di Betlemme; è necessario che quella stessa carne venga circoncisa; che sia carne di un figlio di Abramo perché sia il Messia e il Salvatore!
Se dimentichiamo questo, facciamo di Gesù quel che non è, il contrario di quello che è; ne facciamo un messia disincarnato! Se dimentichiamo infatti che il Verbo nato da donna, l’annunziatore del Regno, il Crocifisso, il Risorto è adempimento delle promesse ad Israele in una carne di ebreo, dimentichiamo allora che Egli ci ha salvati, come scrive Paolo (cfr 1Cor 15, 3-4), e come il Simbolo della fede ci fa ripetere ogni domenica, secondo le Scritture, essendo cioè adempimento della Promessa fatta ad Israele Popolo santo di Dio, scelto tra i popoli per essere luogo di questo avvento della benedizione per tutti i popoli (cfr Gen 12, 3).

Per questo oggi la liturgia della Parola si è aperta con la pagina del Libro dei Numeri (cfr Nm 6, 22-27), in cui è consegnata la benedizione che Aronne ed i suoi figli dovevano pronunciare su Israele: la benedizione consisteva nel pronunziare tre volte sul popolo il Santo Nome del Signore; e quel Nome posato sul popolo per tre volte ne definiva la santità, ne proclamava l’alterità. Con l’Incarnazione, il Nome che salva è Gesù! Nome che contiene il Santo Nome del Dio dei Padri, e che proclama che quel Dio salva tutti i popoli (“Jeoshua” significa proprio “JHWH salva”) … Ed oggi quella benedizione, attraverso Gesù Cristo, appartiene a tutte le genti!

Lui, adempimento di tutte le promesse fatte ad Israele; Lui, ebreo e Messia di Israele nella discendenza di David (cfr Lc 2, 27; Mt 1, 20) fa brillare su tutti gli uomini il Volto di Dio; Lui concede la vera pace ai figli di Adam, che di questa pace sono assetati, ma che tragicamente la cercano spargendo sangue, odio e morte …
Chi accoglie Lui accoglie la vera pace, e comincia a desiderare la vera pace senza inganni mondani … Chi accoglie Lui è riempito di quello stupore di cui l’Evangelo di oggi ci ha parlato, l’unica via per non essere chiusi nel “vecchio” e per aprirsi a quella speranza nella quale far scorrere i giorni, costruendo un mondo nuovo nella pace.

Dio è fedele, e sulla sua fedeltà possiamo giocarci i nostri giorni senza temere; possiamo comprometterci con la storia, perché Dio, in Cristo Gesù, non ha temuto di compromettersi con la nostra carne e la nostra storia.

Lasciamo irrompere in noi la pace e la luce di Cristo e tutto sarà nuovo!
Questo è ciò che dobbiamo sperare per l’anno di Grazia che sta iniziando. Il resto sono solo auguri vuoti e parole convenzionali!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

IV Domenica di Avvento (B) – Offrirsi interamente a Dio

NON UN POCO DI MENO

 

2Sam 7, 1-5.8-12.14.16; Sal 88; Rm 16, 25-27; Lc 1, 26-38 

 

Annunciazione (Andrej Rublev)

Annunciazione (particolare), di Andrej Rublev

In quest’ultima domenica di Avvento leggiamo nuovamente la pagina ricchissima e bellissima dell’Annuncio a Maria.
Gli studiosi si sono chiesti spesso che genere di pagina sia; se un annunzio di nascita, come ce ne sono altre nella Prima Alleanza: si pensi a Isacco (cfr Gen 18), a Sansone (cfr Gdc 13), a Samuele (1Sam 1). O se piuttosto possa essere un racconto di vocazione per una missione, si pensi a Mosè al roveto ardente (cfr Es 3), a Gedeone (cfr Gdc 6), o a Geremia (cfr Ger 1); pare infatti che ce ne siano i tratti: iniziativa di Dio; timore del chiamato; l’offerta di una prova che convinca, seguita dalla promessa della presenza del Signore.
O piuttosto ci troviamo dinanzi ad una pagina di rinnovo dell’alleanza come in Gs 24? Anche questo pare convincente…
Tutte queste somiglianze, che farebbero collocare l’Annunzio a Maria tra gli annunzi di nascita, o tra le vocazioni ad una missione o anche tra i racconti di rinnovo di alleanza, si trovano tuttavia accanto a molte dissomiglianze: l’Annuncio a Maria pare infatti un annunzio di nascita, ma senza essere preceduto da una preghiera perché questa nascita avvenga; ha i tratti di una vocazione, ma senza che si dicano meriti o qualità del chiamato! Compare inoltre un evento mai contemplato prima: in nessuna pagina della Prima Alleanza si ritrova un concepimento senza concorso d’uomo.
Insomma ci accorgiamo che questa pagina di Luca è sì simile ad altre ma non coincide con nessuna! Certo è un racconto di vocazione, ma che contiene l’annunzio di una nascita che stipula una Nuova Alleanza. Capiamo allora – come scrive Bruno Maggioni – che la novità letteraria è indicativa di una novità teologica.

Oggi l’Avvento, con questa pagina lucana, ci presenta la Venuta del Signore nel quadro di una gratuità assoluta. Come già dicevamo, la venuta nella carne del Figlio dell’Altissimo non è preceduta nè da una domanda di Maria, nè da una sua particolare preghiera, nè tanto meno da alcun merito di Maria.

Questo tema centrale della gratuità viene ancor più in risalto se confrontiamo questo Annunzio a Maria con l’annunzio a Zaccaria, con cui Luca ha iniziato il suo evangelo (cfr Lc 1, 5-25). Incontriamo in quel racconto due sposi, Zaccaria ed Elisabetta, descritti come «giusti davanti a Dio»; due che osservano con fedeltà la Legge del Signore: pregano nel loro bisogno – la loro sterilità – e vengono esauditi. Nel racconto che riguarda Maria tutto questo non c’è: non si fa cenno alle virtù di Maria o alla sua giustizia; non si dice che attendesse qualcosa di particolare (e tanto meno una nascita, vista la sua condizione di “promessa sposa” non ancora convivente con Giuseppe!); non si dice che pregasse per avere un particolare ruolo o posto nella storia del suo popolo. Tutto qui è pura grazia!
Già S. Agostino lo sottolineava: «In Maria cerca il merito e non lo troverai, cerca la giustizia e non la troverai». In Lei tutto è pura gratuità.
Inoltre Luca dice di Zaccaria che «entrò nel Santuario del Signore», mentre di Maria che «l’angelo Gabriele fu mandato da Dio ad una vergine di nome Maria» e questi «entrò da Lei»: da un lato c’è l’uomo che entra nella casa di Dio, dall’altro c’è Dio che entra nella casa dell’uomo!

Zaccaria chiede un segno, Maria no…ed il segno le viene offerto gratuitamente (è proprio la gravidanza prodigiosa di Elisabetta!); Zaccaria fa una domanda con cui si rivela un incredulo, Maria fa anch’essa una domanda, ma solo per chiedere un come”…
La ragazza di Nazareth ci dice dunque che anche dinanzi a Dio c’è spazio per le domande… guai a chi non fa domande a Dio! Le prime parole di Maria, infatti, (delle pochissime che dice nell’Evangelo!) sono una domanda che chiede delle spiegazioni, delle luci sulla strada che Lei è già disposta ad intraprendere.

Proprio qui c’è l’annunzio della nascita verginale, un dato che ha una verità grande da consegnarci: un uomo come Gesù non ce lo potevamo dare da soli, un uomo come Gesù può essere solo un dono dall’alto; Lui è uno di noi ma è un dono dall’alto. Il Messia può essere solo dono della grazia e della potenza di Dio; e qui emerge ancora il tema della gratuità! Insomma per capire il santo che nascerà non basta guardare alla discendenza di David, ma bisogna sapere che Lui viene dallo Spirito. L’essere Figlio di David adempie alla promessa, fatta dal Signore tramite il profeta Natan al re David, che vorrebbe costruire il Tempio al Signore: non sarà David a costruire una casa al Signore – dice Natan – ma il Signore farà una casa a David, dandogli una discendenza…
E quest’ultima è solo la linea orizzontale con cui leggere Gesù; c’è poi l’altra linea che occorre cogliere per comprendere l’identità di Gesù: quella verticale, che viene dallo Spirito.

Le parole dell’angelo Gabriele sono un compendio delle Promesse della Prima Alleanza: c’è la profezia dell’Emmanuele (cfr Is 7, 14); c’è – come si diceva prima- la profezia di Natan a Davide (che è oggi la Prima lettura tratta dal Primo Libro di Samuele); c’è poi l’eco della promessa della nascita di Isacco (cfr Gen 18) ma soprattutto c’è l’allusione all’Arca dell’Alleanza: «Allora la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora» (cfr Es 40, 34) con cui si fa chiaro che il titolo di Figlio di Dio per Gesù non è solo un modo di dire, una metafora, ma è la sua realtà più profonda: Dio stesso riempirà la Dimora che Maria sta per diventare!
Le parole di Gabriele affermano che tutte le promesse di Dio ora sono compiute in quell’umile casa di Nazareth, dove Dio è entrato in modo assolutamente gratuito ed imprevedibile. E l’Avvento di Dio è così: gratuito ed imprevedibile!

Il nostro Avvento di quest’anno si chiude così, con questa dichiarazione assoluta di gratuità dinanzi a cui possiamo abbandonare ogni timore.
Alle prime parole dell’angelo, Maria è stata turbata e si faceva domande: si noti che il suo turbamento è riportato da Luca col tempo aoristo (dietaráchthe), ed il farsi domande è riportato all’imperfetto (dieloghίzeto) in quanto l’uno – il timore – è di un momento, l’altro – il farsi domande – dura nel tempo…
Tuttavia Maria riceve da Gabriele l’invito ad andare oltre la paura, perchè il divino, che sempre di primo acchito si teme, ha il volto della gratuità («Hai trovato grazia presso Dio») e la gratuità dà sicurezza, toglie ogni inquietudine perché ci dichiara che l’amore non è condizionato, non si conquista…
L’Evangelo allora è proprio e solo questo: l’amore di Dio è gratuito! Non occorrono meriti, si deve solo accogliere e lasciarlo operare in noi!

L’Avvento approda a questo, e approda ad una parola semplice e grande di Maria: «Avvenga di me secondo la tua Parola»! Il fiat di Maria, che in greco è riportato al tempo ottativo (ghénoito), contiene il senso di gioioso desiderio, e non è dunque un “sì” supino e rassegnato; è un “sì” non solo ad una missione da compiere, ma un fiat che riguarda tutta la sua persona: «Avvenga di me», dice Maria!
Ecco allora l’ultima esigenza dell’Avvento: non si tratta di fare delle cose per la venuta del Signore, per accelerare il suo ritorno, per rendere forte il nostro Maranathà… si tratta di offrirsi tutti interi a quella venuta; si tratta di dare la vita!

Siamo alle solite! Ci dobbiamo davvero convincere che il cristianesimo è questo: dare la vita…e non un poco di meno!
Appena si scende dal livello di questo tutto, l’Evangelo si trasforma in “religione” e si entra in multiformi perversioni che nulla hanno più a che vedere con la Lieta Notizia di Gesù, e con l’Attesa gioiosa del suo Ritorno, che sarà gratuito, liberante ed apportatore di senso pieno all’uomo ed alla sua storia.

Al Veniente che tutto si è dato, tutto si dà e tutto si darà, non si può rispondere se non con un dono totale, con l’offerta di tutto quel che siamo. Non un po’ di meno!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

 

 

 

 

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria (B) – Kecharitoméne


IL SEGRETO DI DIO

 

Gen 3, 9-15.20; Sal 97; Ef 1, 3-6.11-12; Lc 1, 26-38

 

Annunciazione tra i santi Ansano e Margherita (particolare), di  Simone Martini e Lippo Memmi - Firenze (Galleria degli Uffizi)

Annunciazione tra i santi Ansano e Margherita (particolare), di Simone Martini e Lippo Memmi – Firenze (Galleria degli Uffizi)

Il primo Avvento del Signore nella nostra storia ebbe un “terreno” che oggi siamo chiamati a contemplare in questa solennità così amata da tanti credenti: è Maria, la Vergine di Nazareth, la Figlia di Sion, sintesi di tutta la vicenda di Israele, popolo delle Alleanze e delle Promesse…
Maria fu quel “terreno” preparato dall’attesa di tutto Israele, preparato dalle Promesse di Dio e dalle parole di fuoco e di tenerezza dei Profeti. Maria di Nazareth è la credente cresciuta nella fede del suo popolo, e che su quella fede del suo popolo innesta il suo “sì” al progetto che Dio le rivela…
La festa di oggi certamente ha al suo cuore tutto questo, con la certezza che all’opera di Maria, che si lasciò plasmare dalla Parola contenuta nelle Scritture e dalla fede di Israele, corrisponde un’opera segreta, misteriosa, gratuita di Dio. Maria preparò il suo “terreno” all’avvento di Dio, ma Dio stesso aveva preparato quel “terreno” in un modo che Ella stessa non immaginava, nè poteva immaginare.

Gabriele, infatti, nella pagina celeberrima di Luca che oggi si legge, la chiama con un nome nuovo che spalanca a Maria le profondità del suo stesso cuore di donna credente.
Maria è la “kecharitoméne”, la cui traduzione è “riempita di grazia” e non “piena di grazia”, poiché traducendo in quest’ultimo modo potrebbe apparire poco l’opera preveniente di Dio: Maria è “piena di grazia” perchè Dio l’ha riempita del suo favore, della sua predilezione gratuita…Dio l’ha santificata da sempre, e l’ha resa altra fin dal suo concepimento nel grembo di sua madre.
La Chiesa, in varie forme e con varie oscillazioni, ha sempre creduto tutto questo, non per sottolineare un privilegio, ma per contemplare l’infinita gratuità di Dio che, per raggiungere gli uomini, annunzia la sua opera di redenzione “creando” già un capolavoro di quella redenzione.
Maria è la “tutta santa” (come la cantano le Chiese d’oriente) perché lavata già dal Sangue prezioso del suo Figlio Gesù.

In vista di quell’amore redentivo della Croce, e in vista della sua vittoria sul peccato e sulla morte che è la sua Risurrezione, Maria fu salvata fin dal primo istante del suo concepimento.
Salvata dal suo Figlio, prima di tutti i salvati, Maria è luce di profezia per tutti i discepoli di Cristo. Questo è il segreto di Dio che oggi la Chiesa contempla con infinito stupore, ma anche discrezione…

In Maria si sono incontrate perfettamente la Grazia preveniente di Dio e l’assenso di Lei alla Parola e alla fede. Maria storicamente ha creduto e lottato per la fede; ha permesso alla Scrittura, che il suo popolo custodiva, di plasmare il suo cuore perché pronunziasse tutti i “” necessari ad una vita credente, fino al supremo suo “” per essere il “terreno” su cui Dio potesse piantare la tenda della sua umanità.

Se l’Adam dell’in-principio fermò la mano del Creatore che voleva continuare a plasmare la sua umanità, e s’andò a gettare nella lontananza da Lui, la storia della salvezza fu la storia di una fedeltà d’amore che Dio proclama proprio “in faccia” al peccato, ed al rifiuto dell’opera delle sue mani.

Il “proto-evangelo” del Libro della Genesi, che oggi ascoltiamo come prima lettura, è proprio questa promessa di fedeltà che non viene meno, e che – passando per i Patriarchi, per l’Esodo, per la storia tutta del Popolo santo di Israele – giungerà fino al piccolo villaggio di Nazareth, ove esploderà finalmente un “” pieno sulle labbra di questa ragazza fattasi liberamente “terreno” di Dio, ma – segretamente – già suo “terreno” per grazia.

La riflessione teologica ha compreso che Maria è icona della Chiesa, e che tutto ciò che  Essa è stata è vocazione per la Chiesa.

Oggi, allora, guardando a Lei la Chiesa deve assolutamente ricomprendersi come “terreno” dell’Avvento di Dio, come “luogo” santificato dalla grazia, ma chiamato a dare ogni giorno l’assenso della sua libertà al Signore, che cerca spazio e carne nella storia. Come Maria, la Chiesa è chiamata ad essere “terreno” di un Avvento quotidiano, e “terreno” ed invocazione per l’ultimo Avvento del Figlio dell’uomo, di Gesù, Figlio eterno di Dio e Figlio di Maria.
Una Chiesa che smarrisca questa sua vocazione all’Avvento rimane prigioniera di un oggi in cui si accomoda con troppa facilità, in cui si siede “in compagnia degli arroganti” (cfr Sal 11) e di quelli che non conoscono Dio e non per sedere alla mensa dei peccatori, ma per condividerne la mondanità e quelle “vie dei malvagi” che “si perderanno” (cfr Sal 1, 6).

La Vergine Figlia di Sion è oggi di fronte alla Chiesa con la sua limpida testimonianza di donna di fede e di vaso di grazia e di benedizione! Così è una provocazione ed una sfida ad ogni tentazione di mediocrità.

p. Fabrizio Cristarella Orestano




Assunzione della Beata Vergine Maria – Fino a quando?


LA META E’ NEL GREMBO DI DIO 

Ap 11, 19a; 12, 1-6a; Sal 44; 1Cor 15, 20-27a; Lc 1, 39-56

 

Assunzione di Maria, Tiziano (Venezia)

Assunzione di Maria, Tiziano (Venezia)

Celebrare l’Assunzione di Maria, come per tutte le feste mariane, è guardare alla Chiesa, a noi, alla nostra vocaz

ione più autentica e profonda. Guai a fermarsi a Maria, come fa certo devozionismo cattolico: Maria parla sempre alla Chiesa, alla Comunità dei credenti nel Figlio, comunità chiamata a generare Gesù nella storia, e alla storia.

Come l’Immacolata ci dice l’identità della Chiesa nella storia, che essa è Comunità di salvati per grazia, di redenti senza alcun merito, di salvati da un Amore che sempre ci previene, così l’Assunzione ci dice la meta della Chiesa, ci dice che tutto è orientato al grembo di Dio.

Significativo mi pare la scelta, per questa solennità, del passo dell’Apocalisse che oggi apre la liturgia della Parola. Per Giovanni è chiaro che dalla storia sale forte una domanda (cfr Ap 6, 10): “Fino a quando?” La storia del mondo, insomma, non sembra realizzare il progetto di Dio, la storia genera ancora dolore, genera poveri, genera oppressioni; il male sembra sempre trionfare! “Fino a quando?
Per cercare una risposta, Giovanni penetra nel “Santuario del cielo”, vi penetra per capire come Dio legge la storia. Il passo dell’Apocalisse che oggi si ascolta inizia proprio qui: si apre il Santuario, e subito ci sono due segni da leggere: la donna e il drago; l’autore ci tiene subito a farci cogliere che il segno grandioso non è il drago terrificante, come potrebbe apparire; non ci si deve far ingannare; quello è solo un segno.
Il segno grandioso è invece una donna che grida per il dolore più umano che esista, il dolore del parto… In questa donna si compie la volontà di Dio! La volontà di Dio passa per una lotta, per un travaglio, per un dolore, passa per un parto che è evento in cui sempre morte e vita si intrecciano.
La donna è vestita della luce del Risorto, le tenebre le sono estranee; ha la luna sotto i piedi, cioè attraversa il tempo, la storia (per la Bibbia la luna è sempre segno del tempo perchè il tempo veniva misurato con le lune)…è dunque signora della storia e cammina nella storia, tra le tenebre della storia, ma verso il compimento di Dio.
E’ in relazione con Israele e la Chiesa (le 12 stelle); è una donna misteriosa: è luminosa (vestita di sole)  ma segnata dal dolore (gridava per le doglie del parto) ma anche dalla speranza (era incinta).
Di fronte a Lei si para il drago che tenta di divorare il Figlio che Ella partorisce; il Figlio è però rapito verso Dio (è straordinario: è la storia della Pasqua del Figlio narrata in un solo versetto!)…la donna resta nel mondo e soggetta alla furia del drago.

Chi è allora la donna?
Giovanni nel segno della donna delinea un’icona della Comunità credente chiamata – come Maria – a generare Cristo ogni giorno, ma vivendo l’aspro contrasto e la guerra con chi non accetta la Signoria del Figlio. Le sue doglie non cessano; la storia sarà segnata dal dolore, ma con la certezza che la vittoria, che già in Cristo è attuale, si rivelerà in pienezza anche in Lei.

La Chiesa passa per il dolore, per le lotte, per il combattimento, per le insidie del drago ma sa che “la sua fatica non è vana nel Signore” (cfr 1Cor 15, 57-58); Paolo nella sua Seconda lettera ai Cristiani di Corinto ci dice che si può sovrabbondare di gioia anche nella tribolazione (cfr 2Cor 7,4). Questa gioia di Paolo sfida la nostra fede: se siamo corpo di Cristo, e Cristo è risorto, il nostro futuro è la risurrezione. La storia di morte di Cristo si versò nella risurrezione, inattesa risposta di Dio all’iniquità del mondo; la storia di morte che la Chiesa attraversa si verserà anch’essa nella risurrezione e nella pace. La meta è lì, nel grembo trinitario di Dio, dove l’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito tutto guarirà, tutto feconderà.
Maria è icona gioiosa di di questo “destino” dei credenti: in Lei la vita si è fatta piena, in Lei la vita ha sconfitto la morte, in Lei ci è promessa – nella più pura gratuità – una vittoria impossibile alle nostre povere forze; in Lei è promessa, non solo ai credenti ma all’umanità tutta di cui la Chiesa è “primizia” per pura grazia, la vittoria sul peccato e sulla corruzione della morte.
La vittoria di Maria è passata per la sua fede; Elisabetta, nel passo dell’Evangelo di Luca che oggi si ascolta, lo proclama con quella prima beatitudine che risuona nell’Evangelo: Beata colei che ha creduto all’adempimento della Parola del Signore.
Sì, Maria è beata perché si è fidata; il segno che ci è dato in Maria è grandioso perchè Lei ha creduto. La grandezza non è nell’essere stata Madre di Dio, la grandezza è ciò che ha reso possibile quella maternità: la sua fede.
Lafede di Maria nella Parola ha permesso alla benedizione del Padre di farsi carne nella nostra storia; la fede di Maria ha immesso nella storia la benedizione che è il Figlio fatto carne. Il Figlio ha preso carne, sangue e umanità da Lei che ha creduto, e credendo ha aperto le porte della storia al Dio che non si stanca di cercare l’uomo.

Come scrive Teresa di Lisieux, ciò che ci è detto di Maria non vuole far sorgere in noi meraviglia e ammirazione per Lei, ma vuole mostrarci la nostra via e la nostra meta.
La via è attraversare  la storia generando e custodendo il Figlio, la è non aver paura delle doglie e delle contraddizioni che ci sono nella storia, laè non ricusare il deserto in cui la Chiesa abita per statuto tra le ostilità della storia (quando la Chiesa non è in questo deserto deve preoccuparsi…certamente si è svenduta in qualcosa…)!
La meta è l’abbraccio di Dio ed è il compimeneto che Dio donerà alla storia attraverso l’opera dei credenti, che sono capaci di pagare di persona per mostrare che in Cristo l’uomo nuovo è già iniziato!

p. Fabrizio Cristarella Orestano