Maria Santissima, Madre di Dio – Custodire la Parola

  RIEMPIRE DI DIO IL NOSTRO TEMPO

– CIRCONCISIONE DI GESU’ – 

  

  Nm 6, 22-27; Sal 66; Gal 4, 4-7; Lc 2, 16-21  –

 

Madonna che legge, Giorgione (Oxford)

Madonna che legge, Giorgione (Oxford)

Il tempo… l’inizio di un nuovo anno solare può essere sempre occasione per leggere e rileggere il valore del tempo… il tempo è il grande “contenitore” di tutto ciò che siamo; se ci pensiamo la nostra stessa vita, la vita di ogni uomo, è racchiusa tra due indicazioni di tempo, una nascita ed una morte; il “frattempo” tra queste due date è la vita di ciascuno, e l’intreccio dei nostri tempi personali crea la grande storia dell’umanità, anche in questo nostro oggi. Tutti quelli che sono i viventi interagiscono e “creano” il sapore, il colore, la bellezza, la bruttezza, la luce o le tenebre di ogni oggi!

La data, in fondo convenzionale, del primo di gennaio ci porta a riflettere su un altro tratto di questo tempo, comune e personale, che è trascorso, e di quel tratto di tempo che nuovamente si apre dinanzi a noi. Un tempo che ci è donato perchè sia “sensato”, perchè sia, cioè, gustato come tempo in cui siano intrecciate relazioni veramente umane, in cui accogliersi, in cui anche dire parole critiche su ciò che imbarbarisce e disumanizza, in cui dire parole di edificazione di un mondo realmente più umano…dire parole e compiere atti umani ed umanizzanti…

Il tempo è lo scorrere dei giorni; è il “kronos che tutto divora; è lo scorrere inesorabile della sabbia nella clessidra; è il girare dei giorni del calendario che più non tornano indietro … è quel correre che ci avvicina sempre più a quella seconda data che conclude la nostra vita…il tempo è anche questo “kronos” inesorabile. La rivelazione, però, ci annunzia una cosa sorprendente: il “kronos” è abitato da Dio, da un Dio che si è voluto far presente nello scorrere del tempo, trasformando così il “kronos” in luogo di grazia, in  “kairòs”, in occasione di vita, di pienezza, di bellezza, di senso.

La prima lettura di oggi  è data dalla pagina del Libro dei Numeri che contiene la cosiddetta Benedizione di Aronne, la benedizione sacerdotale che il Signore consegna a Mosè per il popolo. Benedire non è un atto scaramantico per una generica protezione, benedire non è un atto teso a rassicurare che tutto vada bene; la benedizione è proclamazione di presenza e promessa certa di presenza. Il Signore dice a Mosè che Aronne ed i suoi figli dovranno “porre il Nome sugli israeliti”: infatti la formula di benedizione contiene la triplice ripetizione del Nome di Dio sul popolo; il Nome che assicura la presenza (JHWH cioè COLUI CHE C’E’) è pronunziato tre volte sul popolo donando protezione, luce e sorriso di Dio (è il senso del far brillare il Volto), e quindi amicizia ed amore paterno da parte di Dio. Una presenza che approda al dono dei doni, che è lo shalom, la pace; una presenza capace di trasformare la storia del popolo, una presenza che dona al tempo del popolo di Dio il sapore ed il profumo di Dio!

L’Evangelo ci dice che la benedizione di Dio, la sua presenza, si è fatta carne in Gesù; è Lui la presenza che salva, è Lui la presenza che dona luce, senso, pace … E’ Lui la possibilità di una nuova umanità.

Lo stesso nome del Figlio di Maria contiene una benedizione; è nome che proviene dall’alto (gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito…), è un nome che promette salvezza (Jeshù, cioè “JHWH salva”). Il nome che salva è imposto al Bambino nell’ora della sua circoncisione, nell’ora in cui quel Bambino santissimo è inserito nell’Alleanza per cui il Figlio di Dio, il Figlio di Maria è per sempre figlio della Promessa, figlio del Popolo santo di Israele, e perciò può esserne compimento; e, dunque, può essere Figlio di Davide, Messia e Salvatore! In Gesù si adempiono tutte le promesse della Prima Alleanza, e la sua circoncisione è di capitale importanza per questa storia di fedeltà di Dio!

Il tempo degli uomini è riempito da Dio e dalla sua presenza che salva … il Figlio, entrato nella storia, nel tempo, santifica definitivamente il tempo, ne fa luogo santo; tutta la storia è santificata dallo scorrere in essa dei giorni di Gesù di Nazareth…il suo kronos fa diventare kairòs tutta la storia…luogo in cui davvero è possibile incontrare Dio. Il suo aver respirato l’aria del mondo ha fatto per sempre del kronos un kairòs: ora tocca a noi cogliere questa grazia e annunziarla, ora tocca a noi fare la nostra parte nello scorrere della storia.

Quale questa nostra parte?

Cosa chiedere per noi al Signore all’inizio di questo nuovo anno?

L’Evangelo di oggi ci presenta Maria come modello del discepolato: il discepolo, in fondo, è colui che ha colto il kairòs e fa dunque del suo tempo un tempo di Dio.

L’Evangelo si è aperto con i pastori  che, incredibilmente, annunciano l’Evangelo alla Madre di Dio e a quanti sono lì presso la mangiatoia. I pastori, per Luca, sono i primi evangelizzatori, i primi che, tra gli uomini, portano la buona notizia di Gesù.

E Maria cosa fa? Conserva tutte le parole che le sono state annunziate: il verbo greco è “suntéreo”, che sottolinea la cura con cui Maria conserva dentro di sè quelle parole, non perde nulla, non muta nulla. E’, inoltre, una custodia costante, prolungata, che durerà tutta la sua vita; Luca, infatti, usa per questo verbo il perfetto greco che esprime il prolungarsi, la continuità di un’azione; la vita di Maria diviene un custodire la parola, la vita del discepolo nella storia, nel tempo, è allora un custodire la parola che ha ricevuto, un custodire senza perderne pezzi per strada, senza mutamenti, senza addolcimenti o accomodamenti. Così il kronos diviene kairòs: riempiendo il kronos di questa cura che rende presente ed operante la Parola nella vita del discepolo, la Parola stessa diviene benedizione, presenza.

L’Evangelo però ci dice che questa custodia non è un atteggiamento passivo, quasi un sotterrare la parola perchè non venga rubata, mutata, dimenticata … no! Maria fa anche un’altra cosa, scrive Luca: al custodire,  l’evangelista aggiunge un participio sunballuousa”; Maria cioè custodisce “meditante”. Il verbo “sunbàllein” significa precisamente “confrontare”, “comparare”, “mettere assieme”: insomma Maria collega, confronta, mette assieme le parole che ha ascoltate e che custodisce. Maria è discepola fedele che custodisce la Parola, ma che anche fa crescere in sè la Parola cogliendone le profondità e le implicanze, cogliendone l’ampiezza e comprendendo la direzione che quella Parola prende nella sua vita e nella storia tutta. Pensiamoci: Maria ascolta parole di grandezza dai pastori (e ne aveva ascoltate anche da Gabriele!) circa quel Figlio, ma ora lo vede piccolo, fragile, deposto nella greppia ed avvolto in fasce; Maria deve mettere assieme grandezza e piccolezza, povertà e gloria di Dio … Maria è discepola che deve far entrare nella storia l’incredibile paradosso cristiano, quel paradosso che giungerà a proclamare che un crocefisso dà senso a tutta la storia del mondo, e trasforma per sempre il kronos in kairòs.

Per questo anno che inizia dobbiamo chiedere al Signore LA vera capacità di accogliere la benedizione che è Gesù, custodendo le sue Parole, facendole vivere e crescere nel nostro profondo.

Così questo anno 2014 diverrà anno di grazia!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria – Nulla è impossibile a Dio!

DECIDIAMOCI SULLA SUA PAROLA

  –  Gen 3, 9-15.20; Sal 97; Ef 1, 3-6.11-12 (Rm 15, 4-9); Lc 1, 26-38  –

 

La Vergine, di Antonello da Messina

La Vergine, di Antonello da Messina

Quest’anno la seconda domenica di Avvento coincide con la Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria … la Chiesa ha concesso che in questa domenica si celebri questa festa così cara al cuore dei credenti, ma conservando la seconda lettura della Seconda Domenica d’Avvento …

Guardare a Maria, in questo nostro percorso d’Avvento, ci permette di volgere lo sguardo su quella “terra” che Dio scelse per piantare la sua tenda tra noi uomini … in Maria si incontrano le speranze messianiche della Prima Alleanza che la Promessa del Signore aveva messo in cuore al suo popolo, e lo sguardo di Dio.

Maria, la piccola donna di Nazareth, diviene il crogiuolo di questo incontro, terreno preparato dalla grazia. Maria incontra Dio, accoglie dalla bocca dell’Angelo una parola nuova, sconvolgente, dura, difficile, foriera certamente di lotte e di incomprensioni che potrebbero sommergerla, ma Maria prende una decisione dinanzi a quella parola, in quella parola, e così genera la Parola!

Maria non resta nei “limbi” che tanti cristiani sanno crearsi per non compromettersi con Dio e le sue domande. Si fa interpellare davvero da Dio, e non rimane paralizzata dinanzi alle domande di Dio rimandando all’infinito le risposte: Maria ha la forza, il coraggio e l’onestà di prendere una decisione.

Nella vita di un credente non basta fare esperienza di Dio; a volte esperire la sua presenza amorosa e concreta può rimanere nell’ambito delle cose “romantiche”, “sentimentali”; magari appaganti per quell’ora, e appaganti nei momenti di memoria di quell’ora … questo non basta! Potrebbe diventare un rifugio ben caldo, rifugio che ci mette al riparo da Dio stesso, un rifugio in cui è facile vivere il limbo dell’irresponsabilità … Maria all’annunzio di Gabriele vive una vera esperienza di Dio, conosce un Dio che la chiama;  non relega quell esperienza in un’aura di sentimento, ma la trasforma subito in un che ingloba tutta la sua vita, il suo cuore, il suo corpo, i suoi progetti, i suoi sogni … nulla lascia fuori da quella Parola che ora deve avvenire in Lei, e dice il suo .

Non è un “titanico”, di chi si sente forte e “collaboratore” (!) di Dio, ma un che sa attraversare domande (Come avverrà?), e che si lascia attraversare da domande…la sua stessa verginità, lungi dall’essere un prodigio straordinario per destare stupore, è invece luogo di povertà e di “impotenza” (lo stato di verginità è incapacità assoluta a generare!)…così diviene terreno per l’avvento del Santo!

Il tempo di Avvento oggi è illuminato dalla presenza umile e forte di Maria, una presenza che ci richiama al fatto che l’Avvento è sì tempo di attesa, di vigilanza, di speranza, ma contemporaneamente è tempo concreto di vita, tempo che vuole decisioni per Dio, decisioni sulla sua Parola. L’Avvento è tempo di fiducia in cui, dicendo i nostri scopriamo sempre che l’amore di Dio ci ha prevenuti! Il mistero dell’Immacolata che oggi celebriamo è proprio questo: amore che precede e che prescinde da ogni merito … Maria nasce “tutta santa” dal grembo di sua madre, immacolata; questo però non è un’astratta “impeccabilità”, non è un privilegio accecante, è invece scoperta di essere stata preceduta, è scoperta che, prima del “fiat” di Maria, c’è già e sempre il “fiat” di Dio che è sempre Colui che ama per primo!

Se Maria ci fa fare questa scoperta in questo cammino di Avvento ci avrà consegnato una grande forza, una parola su cui scommettere per dire anche noi i nostri , su cui decidersi per il Regno.

Lui viene e provoca già il nostro oggi mostrandoci in Maria un amore preveniente, assolutamente gratuito, un amore che ci grida “nulla è impossibile a Dio”!

E allora ci si può fidare…

Bisogna fidarsi!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

Assunzione della Beata Vergine Maria – Una festa “gratuita”

MARIA, UNA DI NOI!

 Ap 11, 19a; 12,1-6a.10ab; Sal 44; 1Cor 15, 20-26a; Lc 1, 39-56

 


Antonello da Messina

Vergine dell’Annunciazione (Antonello da Messina)

Il mistero di Maria ci appartiene, ci coinvolge, ci mostra l’esito della storia e ce lo mostra in una di noi; sì, Madre di Dio, sì immacolata per grazia ma una di noi. Maria non solo è parte della Chiesa, come il Concilio ci ha detto con chiarezza, ma è anche icona della Chiesa.

Riguardo a Maria credo bisogna uscire una volta per sempre dalla logica del privilegio da ammirare per contemplare in Lei l’aspetto rivelativo, cioè quel mistero di Dio che l’ha toccata ed invasa per toccare ed invadere anche noi… Nulla di ciò che accade a Maria è estraneo alla Chiesa e quindi a ciascun credente; ciò che accade a Maria è rivelativo per ciascuno di noi…perfino il generare Cristo, perfino il suo mistero di innocenza; fino alla destinazione alla gloria.

Nulla in Maria è assoluto privilegio, tutto in Lei è evangelo per il mondo.

La solennità di oggi è la memoria della sua morte e della sua partecipazione alla risurrezione del Cristo. Si badi bene che il dogma non afferma che Maria non sia morta ma che, trascesi i giorni della sua vita terrena, è stata risuscitata dal Padre. Insomma, la resurrezione della carne che noi attendiamo per Lei già si è compiuta. D’altro canto se il Cristo, il Figlio eterno di Dio, è passato per la morte, perché non avrebbe dovuto passarvi la Madre? Tanto più che a nessuno è risparmiato quel transito attraverso il buio della morte. La resurrezione vince la morte non saltandola a piè pari ma attraversandola. Anche Maria l’ha attraversata come ha attraversato la storia, come ha camminato nella storia custodendo prima il Cristo nel suo seno, poi custodendo la parola e gli eventi di salvezza (cfr Lc 2,20.51).

L’Evangelo di oggi ci mostra Maria in viaggio dopo l’annunzio dell’angelo…la cosiddetta Visitazione: una pagina questa che oggi è proclamata non per mostrarci la carità di Maria, come a volte si dice in certe letture moralistiche, ma per mostrarcela in un viaggio che è segno del suo camminare nell’avventura umana sulle tracce del Cristo suo Figlio, e nei percorsi degli uomini. Maria attraversa tutte le crisi umane, ma con il Cristo, in Lui e per Lui…e portando Lui… Ed in questo quanto è palese che Maria  è consegnata nella Scrittura per dire alla Chiesa la sua vocazione, le vie autentiche da percorrere, la sua identità!

La pagina di Luca che oggi è proclamata e che culmina con il grande canto del Magnificat, canto di Maria ma soprattutto della Chiesa (e non è un caso che la Chiesa lo intoni ad ogni vespro), è un ricalco abilissimo del testo del Secondo libro di Samuele (cfr 2Sam 6,1-15) in cui Davide trasporta l’Arca Santa…l’assunto di Luca è chiaro: Maria è l’Arca Santa che contiene la presenza di Dio (Essa qui è gia gravida), una presenza che porta consolazione, pienezza di gioia e di danza (Giovanni danza nel grembo di Elisabetta come Davide danzava davanti all’Arca). Insomma Maria è la visita di Dio che porta gioia…Zaccaria, nel suo canto di lode (cfr Lc 1,68-79), lo dirà esplicitamente: Benedetto il Signore, Dio di Israele, perché ha “visitato” e redento il suo popolo! La casa di Zaccaria ha sperimentato quella visita di Dio certamente con la nascita inattesa del Battista, ma soprattutto con la visita di Maria.

Il passo dell’Apocalisse, che costituisce la prima lettura, inizia con una visione dell’Arca che si mostra nel cielo e, quasi con una dissolvenza cinematografica, Giovanni sovrappone all’Arca la Donna vestita di sole (partecipa della luce di Dio in cui si avvolge come in un manto, cfr Sal 104,2), coronata di dodici stelle (è compimento di Israele, cfr Gen 37,9), con la luna sotto i piedi (attraverserà il tempo, la storia; infatti la luna per Israele è l’astro che segna lo scorrere dei mesi, del tempo). La visione della Donna narra in un attimo a Giovanni tutta la vicenda salvifica di Gesù: la Donna partorisce un Figlio maschio destinato a dominare tutte le genti con scettro di ferro (è il Messia, e la citazione del Sal 2 lo rende palese) ma il drago si avventa sul Figlio per divorarlo, Dio lo rapisce presso il suo trono…e la Donna fugge nel deserto. E’ la storia della salvezza operata in Cristo Gesù, nella quale si compie la presenza di Dio (l’Arca) e la Donna è Israele, è l’umanità, è Maria, e la Chiesa…sì, la Chiesa che vive il frattempo della storia, ma in un tempo che finirà per versarsi nell’eterno di Dio (un tempo, due tempi e la metà di un tempo – cfr Ap 12,14 – che poi sono i milleduecentosessanta giorni del testo che abbiamo ascoltato, e cioè tre anni e mezzo). Tutto il Libro dell’Apocalisse sarà la narrazione di questo tempo della Chiesa tra le tribolazioni della storia e le sue lotte e contraddizioni, ma alla fine la Sposa sarà adorna e pronta (cfr Ap 21,2) nella visione di infinita speranza della Gerusalemme perfetta in cui non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né dolore.

La festa di oggi ci dice che tutto ciò è già avvenuto alla Donna, a Maria, alla Madre. Oggi in Lei ci è data la caparra della speranza, in Lei il nemico, che è la morte, è già stato annientato (cfr il testo della Prima lettera ai cristiani di Corinto che abbiamo ascoltato).

Ci chiediamo: ma tutto non ci è stato già detto, e soprattutto dato, in Gesù Cristo morto e risorto per noi? Certo! E allora questa festa di oggi? Mi piace pensare una cosa: è assolutamente gratuita! Tutto in Maria è gratuità! Tutto è solo Grazia! Anche questo evento di Grazia…oserei dire che è “inutile”…per noi che siamo Chiesa è un’ulteriore carezza di Dio che così ci indica ancora la meta in un cuore di donna, in un cuore di madre.

p. Fabrizio Cristarella Orestano

 

Maria Madre di Dio – La salvezza viene dai Giudei

CHI DIMENTICA LA STORIA NON E’ DISCEPOLO DI CRISTO 

 LA CIRCONCISIONE DI GESU’

 Nm 6, 22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2, 16-21

 

La solennità di questo primo giorno dell’anno ha preso, dopo la riforma liturgica, un sapore mariano. A questo il Papa Paolo VI aggiunse il tema della preghiera per la pace nel mondo…tutto questo, però, ha messo un po’ da parte il sapore fortemente cristologico che deve avere questa ottava del Natale.

Oggi, infatti, l’attenzione è da porre sulla circoncisione di Gesù la quale, secondo l’Evangelo di Luca che si legge in questo giorno, avvenne all’ottavo giorno dalla sua nascita, come prescritto nella Torah.

Presentazione di Gesù al tempio (Giotto, Cappella degli Scrovegni)

La contemplazione del mistero della circoncisione di Gesù all’inizio dell’anno credo sia importante per contemplare la fedeltà di Dio; una fedeltà che attraversa la storia e compie sempre le sue promesse. Dietrich Bonhoeffer potè scrivere a tal proposito: “Dio non sempre esaudisce le nostre preghiere ma è sempre fedele alle sue promesse”!

Le promesse fatte al popolo santo di Dio si adempiono tutte in Gesù! In Lui, figlio di Abramo, si compiono le benedizioni: la sua circoncisione ci ricorda con forza (ed è gravissimo dimenticarsene!) che Gesù ci salva perché la sua carne, quella nata da Maria Vergine e concepita per opera dello Spirito Santo, è carne di ebreo circonciso! Se così non fosse, in Lui non ci potrebbe essere quella pienezza di benedizione per tutte le genti promessa ad Abramo (cfr Gen 12, 3); se così non fosse, Lui non sarebbe il Messia figlio di Davide il cui regno non avrà fine (cfr 2Sam 7, 11.16). Gesù stesso, a tale proposito, dirà nel Quarto Evangelo: “La salvezza viene dai Giudei” (cfr Gv 4, 22).

La sua circoncisione è allora mistero essenziale perché la fede cristiana possa affondare le sue radici nella Prima Alleanza senza la quale essa non ha storia, non ha fondamenta!

Uno dei peccati più stolti che hanno potuto fare le Chiese è stato quello di voler obliare o mettere da parte tutto questo. E’ la presunzione arrogante che spesso abbiamo avuto di accentuare tanto la “novità” cristiana da farla diventare “assoluta”, cioè “sciolta” da una storia che la precede, la prepara, le dà consistenza! Senza Israele è inconcepibile Cristo, senza Israele si contraddice uno dei pilastri caratterizzanti la fede biblica: la storicità. Noi, infatti, non crediamo in un Dio che si rivela in modo atemporale, ma in un Dio che si rivela tramite la storia e nella storia!

Il suo Figlio, nato da donna, è nato sotto la legge, come scrive Paolo ai cristiani della Galazia; è nato, cioè, in un contesto storico e culturale ben preciso, e come risposta ad una storia attraversata dalla promessa!

La circoncisione di Gesù collega Gesù stesso a questa storia, ed è mistero di salvezza perchè così e solo così anche noi, inseriti in Lui dal Battesimo, siamo fatti parte di quel popolo santo di Dio a cui Egli apparteneva per quel segno nella carne! Tutto questo è molto importante rimarcarlo proprio all’inizio di un nuovo tempo di storia, il nuovo anno! Un anno è un tratto di storia, ed è un “luogo” in cui Dio continua a parlare, in cui vuole essere ravvisato e in cui ancora compie le sue promesse.

Quel Gesù, che è venuto nella nostra carne, che ha assunto la storia del suo popolo per assumere la storia e la carne di tutti gli uomini, è colui che si è dichiarato presente in ogni giorno della storia (cfr Mt 28, 20)! Lì va ravvisato, lì va riconosciuto…nella “mangiatioia” del nostro quotidiano va incontrato questo Dio vicino. La vocazione più grande del cristiano è avere occhi e cuore per scrutare la storia senza ingenuità ma senza pessimismi; senza cinismo ma anche senza fatalismi; con la fede ma senza fideismi che conducono alla morta passività! Chi dimentica la storia, chi se ne tira fuori, chi non ha il coraggio di sentire sulla propria pelle e nella propria carne il peso bruciante della storia non è davvero discepolo di Cristo! Non bisogna aver timore di affermarlo!

Questo nuovo anno, allora, sia sotto questo segno: avere sguardo capace di ravvisare il Cristo vivente nell’oggi, pure così pieno di contraddizioni; avere sguardo capace di leggere, senza illusioni, i  segni dei tempi per comprendere dove l’Evangelo oggi ci vuole condurre!

I cristiani vivano il tempo non come uno scorrere inesorabile di sabbia nella clessidra, ma come una “casa” grande che bisogna arredare di bellezza; una “casa” nella quale riconoscere una presenza capace di far diventare quella stessa “casa” una casa comune in cui condividere, in cui custodirsi reciprocamente, in cui custodire il dono di questa terra che Dio ci ha fatto. Il tempo per il discepoli di Gesù è segnato dalla benedizione che è la sua presenza!

La prima lettura di oggi, tratta dal Libro dei Numeri, ci fa ascoltare la benedizione sacerdotale, quella che i Figli di Aronne erano tenuti a dare al popolo e che ancora oggi essi pronunziano su Israele. Notiamo che per tre volte sul popolo viene pronunziato il Nome di Dio! Quel nome che è presenza e benedizione! Quel Nome di promessa, la rivelazione cristiana lo sa, ha un volto: il volto di Gesù! Il suo volto brilli su di noi durante questo anno che si apre dinanzi a noi; brilli su di noi quel volto in cui c’è promessa e assicurazione di fedeltà; quel volto ci inondi di fedeltà perchè i giorni possano essere riempiti di Evangelo. Costerà! Sarà lotta contro la mondanità seducente e dilagante, ma abbiamo una certezza: Dio è fedele alle sue promesse! Lo è stato nella carne circoncisa del Figlio suo, e lo sarà per noi in questo tempo che ci è dato, un tempo da Lui abitato e santificato ogni giorno!

Sulla sua fedeltà noi possiamo costruire rischiando ogni giorno! Così saremo costruttori di pace!

p. Fabrizio Cristarella Orestano