Epifania del Signore – I Magi, i santi più nostri

FIDARSI DI UNA STELLA, E DEI SOGNI

Is 60, 1-6; Sal 71; Ef 3, 2-3a.5-6; Mt 2, 1-12

 

Nuova immagine (1)Sulla “scena” luminosa del Natale entra la tenebra! La tenebra del mondo che è indifferente al dono d’amore di Dio; la tenebra del mondo che bada solo al suo potere, ai suoi domini; la tenebra del mondo che è al servizio della morte attraverso la menzogna, l’inganno e la congiura; la tenebra del mondo che può invadere anche la “chiesa” (gli Scribi ed i Sommi Sacerdoti interrogati da Erode) la quale può “sapere” tutto del Messia ma restare immobile, indifferente, addirittura complice di Erode (per lo meno con il silenzio…). Quest’ultimo è un rischio serio e terribile, amaro da dirsi ma purtroppo possibile a tutti noi! Non si tratta qui delle cosiddette “alte sfere” della Chiesa…per carità! Si tratta di tutti noi credenti con le nostre Bibbie tascabili, le nostre letture pie e le nostre preghiere puntuali…

Di fronte a tutto questo però oggi splende una stella e splendono i Magi: loro non sono tenebra ma affrontano la tenebra, forse con ingenuità ma poi con la bellissima sapienza di chi ha imparato a credere più ai sogni, alla stella e alle promesse che ad un re, al buon-senso, alla propria tranquillità.

In un suo inno P. Turoldo scrisse: “Magi, voi siete i santi più nostri…l’anima eterna dell’uomo che cerca, cui solo Iddio è luce e mistero”…sì, i “santi più nostri” perché ci raccontano l’audacia della ricerca, la capacità di fidarsi ed ascoltare, la fatica accolta per poter gustare la gioia, l’obbedienza che nega il calcolo!

I Magi per Matteo sono l’incarnazione del sogno di salvezza di Dio per tutti gli uomini; sono dei “lontani” che diventano “vicini” perché sono amati da quel Dio che, per bocca di Isaia, aveva avuto l’audacia di dire: “Benedetto sia l’Egiziano mio popolo, l’Assiro opera delle mie mani e Israele mia proprietà” (cfr Is 19,25)! Straordinario: gli Egiziani e gli Assiri, nemici storici di Israele, icona delle loro sofferenze e schiavitù, amati e benedetti dal Signore accanto a Israele che è “proprietà”, “compiacimento” del Signore! E ora eccoli qui gli amati, i desiderati da Dio…visibilizzati, nel racconto sapiente di Matteo, in questi misteriosi Magi…non a caso la tradizione cristiana li ha dipinti con le fattezze di popoli diversi (dai grandi pittori alle statuine dei nostri presepi!): “l’Egiziano mio popolo, l’Assiro opera delle mie mani”!…

Il Messia di quell’Israele che è “proprietà” del Signore è Inviato per tutte le genti…la stella che spunta da Giacobbe (cfr Num 24,17) ora si fa guida per i popoli che cercano Dio…

Oggi i Magi ci interpellano con il loro contrapporsi alla tenebra del mondo, con la loro ricerca appassionata che sa di dover pagare il prezzo della fatica, dell’uscita da sé e dalle proprie cose, dalla propria terra per gustare la gioia che solo Dio sa donare.

I Magi sono i “santi più nostri” perché ci insegnano a pagare questo prezzo: giunti alla casa dove era il Bambino essi, dice Matteo alla lettera, “gioirono di grande gioia”…una meravigliosa ridondanza di gioia che si contrappone a quella tenebra che dimora a Gerusalemme, creata dal potere pauroso di Erode (scrive Matteo, che all’udire della nascita del Re dei Giudei “fu turbato Erode e con lui tutta Gerusalemme”). E’ così: “respirare” l’aria dei potenti, condividerne, anche in parte, il lusso e la “falsa pace” contagia, tanto da aver paura di Dio e di un Bambino che potrebbe raccontarlo! Gli stessi Sacerdoti e Scribi, come dicevamo, con i loro rotoli della Scrittura ed i loro compiti cultuali, sanno ma restano immobili e complici.

Quella tenebra di Gerusalemme è, per Matteo, profezia di quello che Gesù sarà: “segno di contraddizione che svelerà il segreto di molti cuori” (cfr Lc 2, 35). Dinanzi a Lui si scatenano le tenebre perché Lui è venuto a “rovinare” e a “tormentare” le logiche del mondo (cfr Mt 8, 29 3 Mc 1, 24) e le tenebre si ribellano. E lo faranno fino alla tenebra del Golgotha! Quelle tenebre che possono assumere anche il volto apparentemente “innocuo” dell’indifferenza immobile come quella degli Scribi e Sacerdoti di Gerusalemme.

Dinanzi a quel Bambino che è nato si può essere come Erode, che per ucciderlo aprirà ferite mortali su corpi di piccoli innocenti, o si può essere come i Magi che aprono a quel Bambino i loro tesori perché Lui li tocchi e li metta al servizio del Regno di Dio…

Quante interpretazioni di quell’oro, incenso e mirra…credo che davvero siano tutte belle e lecite quelle letture, ma – in fondo – penso che quei tesori siano ciò che noi uomini siamo ed abbiamo: la nostra umanità (la mirra con la sua amarezza), la nostra bellezza e preziosità (l’oro), la nostra  ricerca di ulteriore, del divino (l’incenso). Se questi tesori si aprono al Dio fatto carne, la nostra umanità sarà davvero capace di lottare contro quella tenebra scatenata, che a volte è violenta, ma il più delle volte è melliflua ed accattivante, e che vuole così inghiottire le vie del Regno. Se apriamo i nostri tesori al Dio fatto carne giungeremo, certo per vie aspre, per “altre vie”, proprio come i Magi, a gioire di grande gioia!

Fidarsi di una stella e dei sogni. Come i Magi, “i santi più nostri”!

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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