Domenica delle Palme (B) – Tra l’Osanna e il Crucifige!

 

DAVVERO CI FIDIAMO DI DIO?

Is 50, 4-7; Sal 21; Fil 2, 6-11; Mc 14, 1-15, 47

L’ingresso a Gerusalemme - Giotto (Cappella degli Scrovegni - Padova)

L’ingresso a Gerusalemme – Giotto (Cappella degli Scrovegni – Padova)

Entriamo nella Grande Settimana, e vi entriamo accompagnando il Signore nel suo ingresso a Gerusalemme. E’ un ingresso solenne, enfatizzato dall’agitare palme e rami d’olivo in segno di onore: la palma segno di vittoria, l’olivo segno di pace e di letizia.
«L’olio fa brillare il volto dell’uomo», dice infatti il salmista (cfr Sal 104, 15); e con questi rami tra le mani accogliamo il Signore che viene, mite e mansueto, cavalcando un asino che era la cavalcatura dei re in tempo di pace! Accogliamo, dunque, un re di pace, e Gli diciamo che ci fidiamo della sua vittoria, che la sua venuta ci riempie di gioia.
Alle porte della Settimana Santa diciamo così al Signore: che desideriamo che entri a celebrare la sua Pasqua nelle nostre vite, nelle nostre storie, nelle nostre comunità; gli diciamo che ci facciamo terreno per la sua venuta, per la sua croce e per la sua vittoria.
Gli gridiamo osanna, un’espressione di gioia e di giubilo che, alla lettera, significa “aiuta!”: ci fidiamo, cioè, di Colui che è in alto (questo il senso di “osanna negli altissimi”!), e che solo può dare il suo aiuto.
Ma davvero ci fidiamo?
La verità è che ogni giorno c’è il rischio che l’”osanna” si trasformi in crucifige!, come ascoltiamo nel racconto della Passione: le nostre vite di credenti sono così spesso in tensione tra “osanna” e “crucifige!”…

Prima di entrare in questa Santa Settimana pasquale è bene gridare il nostro “osanna!” per accogliere il Veniente, per accogliere il Figlio amato che va incontro alla Passione. E’ bene dirgli “osanna!”, fidando del suo aiuto ad essere uomini nuovi; ma è sempre vero che dobbiamo sapere di essere povere creature a rischio di tradimento e di rinnegamento, creature che non si devono mai sentire al sicuro rispetto al Giuda o al Pietro che le abita.

La Passione secondo Marco, che oggi si proclama in tutta la Chiesa – tranne nel rito ambrosiano, dove si legge invece il passo giovanneo dell’Unzione di Betania – narra di una progressione di abbandoni Gesù è sempre più solo: dalla fuga ignominiosa dei discepoli nell’orto di Getsemani, fino al lacerante grido di dolore dinanzi all’abbandono di Dio! E in questa solitudine, Marco ci presenta la croce, perché noi possiamo contemplarla, perché noi possiamo fissarla, perché noi possiamo lasciarci prendere in quella dinamica di dono, di offerta, e di abbassamento che Paolo ha cantato nel celebre inno della sua Lettera ai cristiani di Filippi: Gesù spogliò, svuotò se stesso in un abbassamento scandaloso ed inimmaginabile per qualsiasi via religiosa!
Ci abbiamo mai pensato che la Passione, al di là della sacralità che le abbiamo dato in questi venti secoli di cristianesimo, è il racconto più anti-religioso che si possa immaginare?
Il racconto di una sofferenza: Passione, infatti, significa “sofferenza” ma lo dimentichiamo; l’abbiamo fatta diventare la designazione di un genere letterario, liturgico, musicale, narrativo… E’ il racconto di una sofferenza senza limiti di un Uomo che si confessa, nella fede, essere il Figlio Eterno di Dio, a Lui consostanziale e venuto nella nostra carne. A questo Figlio crocefisso dobbiamo volgere lo sguardo!

La Domenica delle Palme, con la sua doppia “natura” riassumibile in “osanna” e “crucifige!”, ci invita ad entrare nella celebrazione della Pasqua proprio con lo sguardo fisso in Gesù, perché possiamo essere coscienti di quale sia la nostra meta: il dono di sè, incomprensibile per il mondo, e misurato sulla misura di Cristo. Quella Croce che oggi la Chiesa mostra, nel “santo” racconto della Passione, è incredibilmente il senso di tutto, il senso della storia!

Chi svuota la croce (cfr 1Cor 1, 17), chi la “scavalca”, non potrà mai capire l’uomo nuovo; non riuscirà mai a lasciare che Dio faccia in lui una cosa nuova, che Dio pianti al cuore della sua esistenza la Croce, che salva perché contiene tutto l’amore che il mondo non conosce ma che solo può salvare il mondo.

Camminiamo con coraggio in questi giorni santissimi! E’ tempo di grazia!

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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Domenica delle Palme – Nessuna neutralità di fronte alla Passione

 

IL CORAGGIO DI ESSERE PERDUTI PER CRISTO

  –  Is 50, 4-7; Sal 21; Fil 2, 6-11; Mt 26, 1-27, 66  –

 

Dal Film "The Passion" di Mel Gibson

Dal Film “The Passion” di Mel Gibson

La Passione… spero che non ci lasci indifferenti questo lungo racconto che la Chiesa oggi fa risuonare in tutta la sua drammatica forza all’inizio della Settimana Santa.

Stiamo entrando nel Santo dei Santi del tempo liturgico della Chiesa, stiamo varcando la soglia di una settimana in cui è scritto il senso di tutta la nostra vita, in cui è scritta la possibilità di vivere la nostra vita sperando e non disperando, amando e non odiando, facendo dei nostri giorni luoghi di bellezza piuttosto che luoghi di “inferno”. Tutto dipende da come si varca questa soglia santissima della Pasqua di Cristo: chi vi entra con stupore e con amore; chi vi entra lasciandosi ferire ed interrogare; chi vi entra lottando con le proprie miserie e sentendo come quella Croce è piantata proprio al cuore della nostra iniquità, questi potrà vivere la sua vita da uomo vero, come il Padre l’aveva pensato fin dall’“in-principio”.

Seguendo Gesù – l’uomo vero – fino all’esito dei suoi giorni, potremo avere il contagio santo con la sua alterità che salva.

Il racconto di Matteo, che quest’anno la Chiesa ci fa leggere, è tutto intessuto di citazioni dell’Antico Testamento, esplicite e implicite… perchè? Solo per mostrare che in Gesù si inverano le attese di Israele? Non solo! La trama di Matteo si intreccia con le parole della Prima Alleanza perché noi cogliamo i fatti di quelle ore entro il quadro di un progetto di Dio; un progetto che chiede a ciascuno di schierarsiNessuna neutralità di fronte alla Passione!

Bisogna aver paura di ascoltare questo racconto senza emozioni, come un copione già noto; come una nenia ascoltata fin dall’infanzia… e dobbiamo aver paura di sentire solo un’emozione superficiale e “carnale” dinanzi al soffrire di Gesù di Nazareth. Bisogna invece schierarsi e rispondere con verità bruciante alla grande domanda che è al cuore degli Evangeli Sinottici: “Tu chi dici che io sia? Chi sono per te? Tu da che parte stai? Hai scelto Dio e le sue strade così contraddicenti il mondo? Hai coraggio di voltare le spalle alla mondanità per accogliere il paradossale cammino della Croce?

Questo cammino è “via amoris”, e non nel senso sentimentale, ma nel senso costoso di una vita da deporre (cfr Gv 10,17).

Una domanda ci deve “tormentare” in questi giorni santi, e soprattutto oggi, ascoltando questo santo racconto: “Me la sento di essere “perduto” per Gesù, per il Regno?” Se non abbiamo il coraggio di essere “perduti” rischiamo di annunziare un Regno che somigli troppo ai regni di questo mondo. La Passione è capovolgimento di tutti i regni mondani…di questo noi cristiani dobbiamo farcene davvero convinti!

Matteo ci fa mettere in viaggio dal Cenacolo al Getsemani; ci fa passare per i palazzi dei poteri umani e ci conduce al Golgotha dove, nelle tenebre più profonde e fino al grido scandaloso dell’abbandono, si staglia la Croce di Cristo, luogo paradossale di rivelazione di Dio. Dall’ora del Golgotha, Dio si può e si deve raccontare solo così! Guai a raccontare il Dio dello splendore abbacinante! Guai a raccontare il Dio delle vittorie potenti… Dio si è raccontato, in Gesù, nell’orrore senza nome della croce, nel buio della notte. Lì e solo lì ha rivelato la luce che dona al mondo speranza e senso.

Il paradosso della Croce di Cristo è deposto lì; la storia è segnata e divisa: da un lato il mondo, con le sue logiche di morte ed il suo rifiuto (i capi, Pilato, il popolo che sbeffeggia), dall’altro una nuova umanità capace di riconoscere nel Crocefisso la luce di Dio; questa nuova umanità è rappresentata, incredibilmente, dai più lontani: il Centurione e i suoi commilitoni, i quali sanno dire: “Davvero costui era il Figlio di Dio”! Il tutto in una fede nuda, essenziale, decisiva.

Ora bisogna fare silenzio e dare spazio alla nostra presa di posizione; senza indifferenza e senza superficiali commozioni… si tratta della vita: della vita di Cristo Gesù data per noi, della nostra vita e del suo senso! Con queste “cose” non si gioca!

Bisogna fare silenzio! D’altro canto il grande racconto di Matteo si chiude così, nel silenzio davanti a un sepolcro chiuso con una gran pietra…Bisogna fare silenzio!

Silenzio dalle parole vuote, silenzio dalle parole gonfie di mondo, silenzio dalle parole che ingombrano il cuore. In questo silenzio potrà risuonare la parola decisiva, “la parola quella della croce” (cfr 1Cor 1,18).

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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Domenica delle Palme – Diamo accesso a Cristo, Re e Signore

LA GRANDE SETTIMANA, CHE HA FATTO SANTI TUTTI I NOSTRI GIORNI

Is 50, 4-7; Sal 21; Fil 2, 6-11; Lc 22, 1- 23. 56

 

“Entrata in Gerusalemme” (Beato Angelico, Museo nazionale di San Marco – Firenze)

Noi dobbiamo entrare nella Pasqua di Gesù, ma è soprattutto la Pasqua di Gesù che deve prendere possesso delle nostre vite, dei nostri concretissimi giorni, delle nostre dinamiche umane, dei nostri occhi affinché vediamo a partire dalla Croce di Cristo, dei nostri passi affinché camminiamo secondo l’Evangelo…

Inizia oggi la Settimana Santa, la Grande Settimana…è una settimana santa perché è davvero un tempo “altro” che ciascun battezzato dovrebbe vivere non perché sia un’isola “santa”  in mezzo a giorni “profani” (lasciamo queste distinzioni ai pagani!) ma perché sono giorni che hanno fatto “santi” tutti i giorni, perché dalle ore di quell’aprile dell’anno 30 nulla è più come prima … e beati gli occhi ed i cuori che sanno cogliere questa alterità.

Ogni anno la comunità credente si ferma per ritrovare quelle radici di santità, di alterità, di possibilità di uscire davvero dalle asfissie mondane … e la radice è in una passione … è in un soffrire!

Noi cristiani non siamo dei fanatici del dolore per il dolore (sarebbe insanità!), né possiamo essere gente che non sa gustare la gioia (siamo gli uomini della Risurrezione, che poi è la meta della Settimana Santa!), ma noi sappiamo ed annunziamo che in questa passione è racchiuso il più grande “segreto” di Dio, il più grande “segreto” dell’uomo: l’amore senza limiti o riserve, senza calcoli o “mondane sapienze” … l’amore “folle” che ama per l’amore, che ama il non-amabile, che sana amando, che dice il senso della vita dando la vita!

Nella sua Passione Gesù certamente racconta Dio, ma racconta anche l’uomo! Svela chi è Dio al di là di tutte le mistificazioni, rivelando così anche chi è davvero l’uomo, e quale la meta dei suoi affanni e delle sue ricerche. Il racconto della Passione – che non vorrebbe commenti – è racchiuso, in questa narrazione di Luca, tra due consegne: la consegna di Gesù ai suoi in quel pane spezzato ed in quel calice versato, senza paura dell’“assedio” di satana che ha “espugnato” il cuore di Giuda e si annida nelle paure e nelle presunzioni di Pietro; e la consegna al Padre nell’ora suprema di morire sul legno dei maledetti. Gesù si consegna agli uomini, e lo fa ne gesto eucaristico dando loro il pane del suo corpo ed il calice del suo sangue; si consegna all’assurdo bacio di Giuda che a sua volta lo consegna ai capi, i quali lo consegnano a Pilato che lo consegna ad Erode che lo riconsegna a Pilato che infine lo consegna alla croce … e tutte queste consegne si versano nella grande consegna piena di fiducia, animata dalla sola fede: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.

Sulla croce il Figlio di Dio si consegna nella fede al Padre … sì, Lui crede, si fida, si abbandona e lo fa gettandosi, proprio come noi quando viviamo nella fede, in mani che sono al di là della terribile cortina del dolore, del male subito, della solitudine … al di là del velo nero della morte …

Per Luca (a differenza di Marco e di Matteo) il velo del Santo dei Santi si lacera poco prima della morte di Gesù … è, nella teologia lucana, il varco che il Padre apre per l’“esodo” del Figlio, un “esodo” in cui egli è “primogenito di una moltitudine di fratelli” (cfr Rm 8, 29)  di cui il primo, paradossalmente, sarà il ladro appeso alla croce al suo fianco.

In quella passione il nuovo Adam fa il contrario perfetto del primo Adam, che non si fidò, si nascose da Dio e chiuse il “velo” dell’accesso a Dio per sé e per la storia … il nuovo Adam, Cristo Gesù, in questa Passione dolorosissima, inchioda alla croce la disobbedienza dell’Adam, le sue presunzioni, il suo oblio di Dio, la sua diffidenza nei confronti dell’amore di Dio, il suo fuggire dalla sua presenza e dalle sue mani di Padre … e si affida a quelle mani obbediente e sottomesso, capace di passare di consegna in consegna per giungere all’atto supremo in cui è tutto davvero abbandonato al Padre; in quell’ora non ha nemmeno parole sue, ma compie la consegna con le parole del Salmo 31 a cui aggiunge una parola sola, quella che Lui solo  poteva dire: Padre!

Nell’Evangelo di Luca la prima parola che Gesù dice è quella di Lui dodicenne nel Tempio: “Non sapete che devo essere nelle cose del Padre mio?” … l’ultima parola è “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”! Capiamo così che tutto l’Evangelo secondo Luca è una grande “inclusione” tra questi due “Padre” … è dunque tutto una rivelazione del Padre attraverso la vita, le parole, i gesti di Gesù suo Figlio. Il culmine di questa rivelazione è proprio in quella dolorosissima passione che perciò è anche beatissima.

Il nuovo Adam ha riedificato ciò che il primo distrusse … e l’ha fatto in una sublime semplicità: fidandosi senza ragioni umane, proclamando una paternità che dando a Dio il suo vero volto, dona il vero volto anche ad ogni uomo. Non c’è malfattore che ora non possa passare attraverso quel velo lacerato per avere accesso a Dio qui come nell’eternità.

Vivere la Pasqua è lasciarsi invadere da questa fiducia di Gesù, è dare accesso a Lui, come Signore, all’interno delle “mura” delle nostre esistenze … la processione delle palme con cui oggi si apre la liturgia non è una “rievocazione storica” ma è un atto “celebrativo”: è dare vero accesso al Cristo Re e Signore nelle nostre vite sapendo che Lui ci viene, ma viene a piantarvi la sua Croce, luogo d’amore fino all’estremo e di abbandono fiducioso nelle mani del Padre! In fondo il cristiano vero è altro, perché vive di questo amore e di questo abbandono.

Fiorisca la Pasqua in questa Santa Settimana che si apre dinanzi ai nostri passi. Beviamone ogni parola ed ogni gesto … è la  Santa Settimana che ogni anno ci è donata per verificare il nostro esodo dalla mondanità e per rinvigorirlo “tenendo fisso lo sguardo su Gesù autore e perfezionatore della nostra fede” (cfr Eb 12,2).

P. Fabrizio Cristarella Orestano




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Domenica delle Palme – La Passione trasfigura la storia

BENEDETTO IL VENIENTE!

Is 50, 4-7; Sal 21; Fil 2, 6-11; Lc 22, 14-23,56

 

Ognuno di noi è l’Adam fatto di no potenti a Dio e alle sue vie; la mano tesa dell’Adam dell’in-principio verso l’albero che proclamava il limite di creatura è storia di tutti i giorni; noi: una mano tesa a rapire per noi, per salvarci, per aver capacità di salvare la propria vita e di darle l’inebriante sapore della potenza senza limiti e senza barriere.

La Passione di Cristo Gesù è argine alla deriva tremenda di ogni Adam. Gesù capovolge l’Adam, lo conduce al sogno di Dio; non in un in-principio di un’età dell’oro che non è mai esistita, ma verso un futuro inimmaginabile in cui la storia, la nostra storia può essere trasfigurata. Dobbiamo essere convinti che Cristo non è venuto a riportarci al  passato perduto, ma è venuto a portarci al futuro di Dio che è futuro dell’uomo e della storia.

La storia della Passione, che quest’anno leggiamo nella redazione dell’Evangelista Luca, è storia di un radicale rifiuto, Gesù rifiuta fino in fondo di salvarsi con le proprie mani e si getta nelle mani del Padre; mani che non vede ma che nella fede sa che vi sono oltre la cortina buia e tenebrosa della morte.

La Passione trasfigura la storia! Non bisogna aspettare l’alba di Pasqua per essere avvolti in questa trasfigurazione; lì, nel sepolcro nel giardino, il Padre porrà il sigillo del suo amen sul Figlio eletto e sui suoi passi d’amore nella storia; all’alba di Pasqua coiglieremo il frutto meraviglioso ed inaudito di una vittoria che ci schiude una possibilità infinita di vita che vince davvero la morte!

La Passione è però già trasfigurazione! Letta senza Gesù questa storia che oggi la Chiesa fa risuonare in tutte le assemblee di credenti che così entreranno nella Grande Settimana, potrebbe essere una solita storia: orrore, ingiustizia, perfidia, avidità, gratuita malvagità, accanimento contro un uomo solo, assenza totale di pietà, cosificazione di un uomo, tradimenti, viltà, fughe, calcoli di potenti, folle manipolate…è tutto l’arsenale di Satana promesso a Gesù fin dalle prime pagine dell’Evangelo: il diavolo si allontanò da lui per tornare al tempo fissato (Lc 4,13); le aberrazioni del del cuore umano sono tutte contro Gesù; è il mistero del male annidato nel cuore della storia.

Questo racconto della Passione sarebbe solo orrore se non ci fosse Gesù: lui trasforma tutto, trasfigura tutto…E fa questo solo con la misericordia e l’amore. Questo orrore è abitato dall’Amore di Dio mostrato a pieno a noi uomini in Gesù. Solo così esso diviene un Evangelo, una bella notizia! Dal pane spezzato come corpo datoe dal calice come sangue versato, fino all’estremo atto d’abbandono di quel Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito, è tutto dono di misericordia che trasforma gli orrori abitandoli di perdono! Tutto questo fino a quella vertigine che mai uomo religioso ha saputo pronunciare: Perdonali!

Così la Passione è culla e origine di una storia nuova e trasfigurata…E’ una possibilità davvero offerta all’umanità, una possibilità di salvezza a caro prezzo (1Cor 6,20) data agli uomini per abitare anch’essi questa storia di amore e misericordia vicendevole.

La Passione di Cristo, via di salvezza per la storia di ogni Adam; la Passione di Cristo, via da percorrere per i suoi discepoli; la Passione di Cristo è una consegna per noi che ci diciamo suoi discepoli.

Questo Evangelo ci dice dove è la salvezza: ci si salva solo perdendo la vita: è il paradosso insostenibile dell’Evangelo, è la stoltezza e la follia (1Cor 1,25) dell’Evangelo…ma solo chi sostiene questo stolto e folle paradosso entra veramente in una sequela che lo salva e che, incredibilmente, salva il mondo.

Con la Passione il cristiano sa come deve attraversare la storia: senza scorciatoie che evitano il Golgotha. Il cristiano sa dove attingere la vera gioia di una vita bella, buona e felice: nell’amore fino all’estermo (Gv 13,1), nella misericordia di Cristo sperimentata su di sé e perciò donata ancora.

La Passione è una consegna che ci dà l’incredibile possibilità di salvare la storia; sì, lo possiamo, se abbiamo il coraggio di lasciarci immettere nell’Amore del Crocifisso. Tutto questo è dato e richiesto a noi cristiani: sanare con l’amore e la santità gli orrori della storia; le derive del mondo e quelle dolorosissime della Chiesa di Cristo possono essere sanate solo da uomini e donne che accolgono la consegna della Passione per essere altro! Per essere santi!

Accoglieremo la santità, il gran sogno di Dio per noi, se accoglieremo la misericordia che ci salva, come il ladro appeso alla croce che si abbandona ad un perdono misericordioso che si getta alle spalle quell’orrore della storia che il ladro stesso aveva contribuito a costruire col suo coltello insanguinato e con la sua sete di oro.

Entriamo così in questa Pasqua di quest’anno di grazia!

Auguriamo a noi stessi e a tutti i credenti che in questi santi giorni le parole di Gesù non vengano ridette invano nelle nostre liturgie; che quelle parole ci spremano lacrime buone e ci conducano ad una gioia che non tema oscuramenti.

Accogliamo il Signore che viene nelle nostre vite segnate dal male del mondo: Benedetto il Veniente nel nome del Signore! (Lc 19,38). Senza paura lasciamogli piantare la Croce nel nostro profondo, lasciamo che lì esploda l’Amore e la vita del Risorto!

E’ ancora l’ora della Pasqua del Signore!




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