III Domenica di Avvento – La Domenica della Gioia

RALLEGRARSI PERCHE’ IL SIGNORE E’ VICINO

Sof 3, 14-17; Sal da Is 12, 2-6; Fil 4, 4-7; Lc 3, 10-18

 La domenica della gioia!

L’Avvento oggi ci conduce a quella speranza che ha, e deve avere, il sapore della gioia!

Gaudete!”, “Rallegratevi!” è il comando della liturgia di questa domenica. Rallegrarsi perchè il Signore è vicino, rallegrarsi perchè la sua presenza è sperimentabile ogni giorno, rallegrarsi perchè questa presenza nell’oggi che ci parla, ci nutre, ci consola, ci stringe in fraternità, è certezza del suo ritorno! La sua presenza che traversa la nostra vita sotto i veli giungerà ad una pienezza svelata, rivelata e ci dirà che la storia non è insensata ma ha un senso, cioè ha una direzione che è il futuro di Dio!

La gioia! Senza gioia non siamo testimoni credibili, senza gioia  testimoniamo che l’Evangelo è chimera, che l’Evangelo è lontano; senza gioia, diciamolo con chiarezza, mostriamo che l’Evangelo non ha toccato davvero le nostre vite. Quando l’Evangelo ci tocca, subito ci contagia la gioia: è la gioia di chi sperimenta, e dunque sa, che c’è uno più forte delle nostre miserie e debolezze, più forte delle nostre impotenze; è la gioia di sapersi amati e cercati!

Sofonia, nell’oracolo che abbiamo ascoltato come prima lettura, chiede al popolo di rallegrarsi nel profondo perchè il Signore è presente e salva con il suo amore. Sofonia però, dice anche un’altra cosa, che mi pare bellissima: la gioia è anche gioia del Signore e la causa di questa gioia di Dio è il popolo, credente e salvato! Questa gioia di Dio non deriva da qualcosa che il popolo fa, ma semplicemente dal fatto che quel polo ci sia, e sia il suo popolo, il luogo cioè in cui possa far risplendere il suo amore. Un amore che rinnova:  essere amati rinnova, apre al domani: Ti rinnoverà con il suo amore!

Non è già questo motivo grande di gioa?

Se Sofonia sapeva che questo sarebbe accaduto, non sapeva però fino a che punto, e non sapeva neppure il “come”, profondo e radicale, che Dio avrebbe scelto per rinnovarci nell’amore! La via straordinaria che Dio scelse, al di là di ogni attesa, fu quella della sua venuta senza più nessun diaframma tra Lui e noi se non quello della carne santissima del Messia!

Paolo, invece, sa che che il motivo della gioia è il Signore Gesù che è venuto, viene e verrà e la cui attesa è fuoco di gioia nel suo cuore! Ai suoi amati cristiani di Filippi Paolo osa dare il “comando” della gioia. Chi ha consegnato a quegli uomini e a quelle donne l’Evangelo ha autorità per “comandare” loro di portare alle estreme conseguenze quell’Evangelo ricevuto ed accolto: essere nella gioia nonostante le tribolazioni che provengono dalla storia!

E’ la grande sfida!

E’ bello parlare della gioia, ma non lo si può fare a cuor leggero e senza tenere presente che sono tanti i motivi per cui la gioia può essere smarrita, in un mondo che offre ai credenti tribolazioni, incomprensioni e muri che paiono invalicabili! Ma è lì la sfida: non si 

tratta di pensare alla gioia “comune”, quella che gli uomini provano quando tutto va bene e per il verso giusto. Per una gioia simile non c’è molto da dire: è naturale, è quella che tutti hanno nel benessere, nel successo, nella piena realizzazione dei propri progetti… Ricordiamo che Paolo, quando scrive questo “comando” alla gioia, si trova in carcere! La gioia che lui vive, dunque, non è la gioia  “a basso prezzo” e a fiato corto del successo e dello star bene…è un’altra cosa! E’ la gioia che proviene dall’Evangelo, dalla lieta notizia di Gesù che si insinua nel quotidiano – anche doloroso e contraddicente – e dona a quel buio la luce dell’amore incondizionato di Dio che grida la promessa, la grande promessa del compimento della speranza! Questo avviene non perchè accadono dei fatti concreti ma perchè viene Qualcuno: Gesù! Finchè la nostra gioia non ha il volto di Gesù e del suo Evangelo non è vera gioia (direbbe Giacomo, non è “perfetta letizia” cfr Gc 1, 2) … è sempre e solo la gioia effimera del mondo; per questo il Gesù del Quarto Evangelo parlerà della “mia gioia” (cfr Gv 15, 11): la sua gioia è quella gioia diversa, con radici che affondano non nel terreno degli accadimenti, ma nel terreno del grande accadimento che è l’ avvento di Dio nella storia in Gesù di Nazareth, Figlio eterno di Dio nella nostra carne!

Questa gioia, dunque, non è a basso prezzo perchè è una gioia che presuppone un morire alle proprie vie, un vero morire!

Il Battista, che anche oggi occupa il testo dell’Evangelo di Luca, viene interrogato sul fare e propone una sola cosa: spogliarsi delle proprie potenze ed accogliere il Dio Veniente, Colui che immergerà nel fuoco che brucia tutto il superfluo.

Spogliarsi delle proprie potenze, di quelle che ci si costruisce con le proprie mani; spogliarsi della potenza dell’accumulo (“Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha e chi ha da mangiare faccia lo stesso”), che ci mette al sicuro dietro uno scudo di benessere che ci si è creati…Via questa potenza: condividi! Così dice il Battista: ai pubblicani chiede di non approfittare del loro potere e della loro posizione per accumulare per sè, facendosi complici odiosi dei romani i quali, pur di avere il gettito fiscale che essi assicurano, tollerano con piacere le loro sopraffazioni con cui si arricchivano illecitamente…Via questo potere iniquo! Ai soldati Giovanni chiede di non vessare e non razziare. Pensiamoci: ma che soldato è uno che non vessa, che non usa violenza, che non maltratta? Giovanni chiede a questi violenti “per vocazione” di rinunciare alla propria violenza rinunziando, quindi, alla loro potenza.

Mi pare palese che Giovanni il Battista non proponga qui una morale minimalistica ma una spoliazione dalle potenze che ciascuno si costruisce abilmente; propone una spoliazione che porti ogni uomo a ritrovarsi “impotente” davanti a Colui che è più forte, al Messia che viene con il fuoco e che libererà definitivamente dalle potenze di morte.

Giovanni proclama con fermezza di non essere il Cristo ma di essere servo di di quell’immersione in acqua che spoglia dalle proprie potenze mettendo ciascuno dinanzi alla propria verità di fragilità e di peccato; solo un uomo così, “convinto di peccato”(cfr Gv 16,8) potrà ricevere l’Evangelo, accoglierlo e farsi così riempire di gioia vera.

Questa domenica davvero ha i colori dell’aurora (ecco il rosaceo dei paramenti liturgici!), perchè Cristo non si vede ancora ma tinge l’orizzonte di grande speranza. Egli viene e non tarderà! Intanto occorre spogliarsi delle proprie potenze, delle proprie gioie … così Lui ci rivestirà della potenza del suo amore e di quella gioia che nessuno potrà toccarci.

p. Fabrizio Cristarella Orestano

 




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