II Domenica di Quaresima – L’incandescenza di Dio

 

UNA VIA DI ASCOLTO

   –  Gn 12,1-4a; Sal 32; 2 Tm 1,8b-10; Mt 17,1-9  –

 

 

La Trasfigurazione, Beato Angelico - Firenze

La Trasfigurazione, Beato Angelico – Firenze

La Scrittura che questa domenica ci è proposta dalla Chiesa inizia con la prima parola di rivelazione che il Signore dà ad Abramo: “Vattene”, “Esci”, “Va’ verso te stesso” … tutte traduzioni possibili di quel “lek lekà” ebraico che Dio dice ad Abramo.

Dopo la domenica della lotta della scorsa settimana, oggi è la domenica dell’uscita verso … Verso dove? Certo è uscita dalla nostra odierna condizione, dalla nostra condizione di prigionieri del visibile e dello sperimentabile … dalla condizione di gente che crede solo al “concreto” e all’utile

C’è un altrove promesso all’uomo ed insito nell’uomo … è necessario uscire per andare verso una terra promessa che ci appare essere prima fuori da noi e poi, più si cammina sulla via di questa ricerca dell’oltre, e più capiamo che quel confine è dentro di noi: ecco perchè è lecito tradurre quella prima parola di Dio ad Abramo con “va’ verso te stesso”! Lì, entrando nelle profondità dell’uomo, anche nelle profondità torbide e negative, per via di contrario e per via di desiderio, scopriamo le altezze della nostra vocazione.

Paolo, nel passo della sua Seconda lettera a Timoteo di cui oggi leggiamo un tratto, parla di questa vocazione, che è una parola eternamente detta su di noi, una parola a cui oggi siamo chiamati a prestar fede.

Se domenica scorsa la lotta prendeva tutta la “scena”, oggi la “scena” è presa tutta dalla luce a cui quella lotta deve, vuole e può condurci.

La Trasfigurazione di Gesù è mistero grande ed insondabile dell’Evangelo … è luogo di rivelazione dolcissima ma esigente. Con un esempio, che i Padri amavano molto, nella Trasfigurazione si vede come la nostra natura umana, a contatto, per l’Incarnazione, con il “fuoco” di Dio, è diventata “rovente” di Dio … Quell’incandescenza della natura umana di Gesù si mostra ai discepoli per quell’attimo straordinario sul Tabor. Quando il ferro è incandescente è tutto fuoco, è fatto fuoco, ma non smette di essere ferro. Ecco perchè i Padri amarono quest’immagine, per parlare sia dell’Inacaranzione e sia della divinizzazione dell’uomo; è un’immagine che fa salva l’alterità e l’unità.

La Trasfigurazione è allora icona delle icone (e ben fanno i nostri fratelli d’oriente a chiedere ai giovani iconografi di dipingere come opera prima proprio l’icona della Trasfigurazione), perchè in questo mistero è detta alla Chiesa la meta ultima di ogni sua fatica, la meta ultima della nostra umanità. A cosa è chiamata la nostra umanità? E’ chiamata a questa uscita da sè, a questa “metamorfosi”; è chiamata ad acconsentire ad essa con tutte le sue forze. E il mistero del Tabor ci dice che ci sarà incredibilmente possibile splendere di Dio!

Che meta!

Noi, creature di cenere e fango splendere di Dio!

Questa straordinaria finestra sulla luce del Verbo fatto carne, che è la Trasfigurazione, si chiude con una parola perentoria del Padre: Ascoltatelo!

Questa uscita verso lo splendore di Dio che Cristo ci ha reso possibile, si ottiene solo e sempre nell’ascolto, e nell’ascolto di Lui, di Gesù … il Padre chiede che si ascolti Gesù in cui tutto si compie: si compie la via di Mosè, che da lontano vide la terra promessa, e si compie la via di Elia, che proclamò sempre e solo il primato del Dio Unico. Ora la terra promessa è l’umanità di Gesù, ora il Dio Unico si è fatto vicinissimo nella nostra carne, nell’umanità di Gesù!

Per un attimo il Padre, sul Tabor, mostra l’incandescenza del Figlio amato e amante, e chiede ascolto. Mi pare a questo proposito di dover notare un particolare di straordinario interesse e suggestione: se il Padre ha chiesto di ascoltare Lui, qual è la prima parola che Lui ora pronunzierà? “Non abbiate paura!” e poi, subito dopo, la sua parola risuonerà ad annunziare la Passione. Bisogna ascoltare una Parola, che incredibilmente annunzia di non temere, e annunzia la Croce.

Questo rende chiaro da dove proveniva quel “fuoco” che aveva resa “incandescente” l’umanità di Gesù: certamente dalla natura divina, ma da una natura divina che non può che raccontarsi, mostrarsi nell’amore, e in un amore senza confini. La “parola quella della croce” (cfr 1Cor 1, 18) è ciò che rende “incandescente” il Figlio amato … ascoltarlo significherà lasciarsi palsmare da quella parola della croce, che è parola d’amore senza limiti. L’uscita che bisognerà compiere sarà allora uscita dalle nostre glaciali freddezze per approdare al fuoco dell’amore che trasfigura.

Questa seconta tappa di Quaresima, mostrando una meta luminosa alla Chiesa, non le dà uno “zuccherino” … no! Le mostra sì la bellezza di una meta che neanche potevamo immaginare, che neanche potevamo concepire nei nostri sogni più appassionati, ma le consegna anche una via di ascolto, in cui fare la fatica del discernimento per accogliere l’ulteriore di Dio in noi.

Sentiamo l’appello dell’ulteriore?

Se lo sentiamo, il nostro cammino di Quaresima procede secondo la volontà di Dio, ed anche in questo anno di grazia potremo portare i frutti nuovi e duraturi che il Signore si attende dai suoi discepoli.

Senza paura intraprendiamo ancora un esodo, sentendo nel cuore già lo scaldarsi della nostra umanità che ha una sublime vocazione: essere “rovente” di Dio!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

 

 




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