II Domenica del Tempo Ordinario – Il grande peccato del mondo

CHIUDERSI ALLA CONOSCENZA DI DIO

 

  –  Is 49, 3.5-6; Sal 39; 1Cor 1, 1-3; Gv 1, 29-34   –

 

Agnus Dei di Francisco De Zurbaran, particolare

Agnus Dei di Francisco De Zurbaran, particolare

La liturgia di questa domenica (la seconda del Tempo ordinario, perchè si considera come prima la domenica del Battesimo del Signore) ci porta a riflettere sulla nostra conoscenza di Gesù.

Che conoscenza abbiamo di Lui, che esperienza viva abbiamo fatto di Lui, che rivelazione di Lui siamo stati capaci di recepire nel nostro rapporto con Dio, nella nostra fatica di cercatori di senso, nella nostra fatica di uomini?

Il Dio venuto nella storia, il Dio che si è manifestato nella carne di Gesù di Nazareth, il Dio che in Lui, Figlio amato del Padre, si è messo dalla nostra parte e non ha temuto di mettersi in quella fila di peccatori al Giordano, è il Dio che deve essere conosciuto e testimoniato. E’ necessario che si passi attraverso un incontro che crei conoscenza e coinvolgimento esistenziale con Lui.

E’ l’esperienza che ha vissuto Giovanni il Battista! Questa figura strordinaria, che ci ha accompagnati al principio dell’Avvento, ora ritorna al principio di questo Tempo ordinario. Un tempo, questo, che non va considerato un “tempo debole” in opposizione ai “tempi forti”, come quelli dell’Avvento, del Natale, della Quaresima e di Pasqua, ma è il tempo simbolico del nostro ordinario camminare nella vita di ogni giorno. E’ il tempo in cui i misteri celebrati, contemplati, e dunque accolti, devono portare frutti di salvezza e di novità di vita. Il Battista, al principio di questo “tempo ordinario”, con la sua esperienza ci dice una parola davvero essenziale per il nostro cammino di credenti.

Dinanzi a Gesù bisogna crescere nella conoscenza! Bisogna partire dalla conoscenza per testimoniare quanto si è conosciuto, e questo è possibile solo in un vero ascolto della Parola e se, a partire dall’ascolto, viviamo in uno stato di discernimento. Il discernimento è quella attitudine per cui, ascoltata la Parola, si giunge a comprendere quali sono i concreti passi da compiere nella nostra vita, quali le prese di posizione reali e non solo ideali da assumere, quali le vere decisioni da prendere! Dinanzi a Gesù si deve fare la fatica di una conoscenza che non è mai esaustiva, di una conoscenza che mai presuppone se stessa, di una conoscenza sempre aperta all’ “oltre”;

Giovanni il Battista, che pure già conosceva Gesù (Gesù era un suo discepolo, come dice chiaramente il passo del Quarto Evangelo che oggi leggiamo: “Colui che mi veniva dietro” – in greco “opíso mou érchetai anèr…” è espressione tecnica della sequela, del discepolato!), deve accettare tuttavia di non conoscere a pieno Gesù, nella sua identità di Messia e di rivelatore del Padre. Deve ammettere di aver avuto una conoscenza imperfetta di Lui e che, nella conoscenza, ha dovuto crescere senza nulla presumere; ha dovuto anche capovolgere il suo ruolo di maestro, facendosi lui stesso discepolo del suo discepolo (“mi è passato avanti”, cioè “è diventato mio maestro”!).

Come è stato possibile questo? Perchè, come spesso si ripete, Giovanni è umile? Certo, ma non solo! Giovanni è umile perchè ascolta, ed è l’ascolto che apre alla conoscenza e alla conoscenza ulteriore; l’ascolto è vero quando avviene in un cuore povero e quindi accogliente, in un cuore capace di farsi sovvertire da Dio. E’ necessario così comprendere che, dinanzi a Gesù, è dannosa qualsiasi conoscenza troppo certa perchè questa rischia di ingabbiare Dio e l’Evangelo, e di ridurre poi Cristo Gesù ed il suo Evangelo a risposta alle nostre attese. Gesù, invece, è Colui che suscita domande e attese e, mentre le suscita, ci fa crescere nella conoscenza di Lui e del progetto del Padre. L’unica conoscenza certa che bisogna avere è quella d’averlo incontrato, vivente e presente, e su questa conoscenza certa fondare tutto, anche la ricerca dell’ulteriore e del sovversivo, in una vera apertura ad un conoscere che mai dovrà essere sazio.

Questa strada è la strada della santità, che è la nostra comune e grande vocazione. Ai cristiani di Corinto Paolo l’ha dichiarato senza mezzi termini: “Chiamati a essere santi … chiamati, cioè, ad essere altro come altro è Dio (cfr Lev 19,2), chiamati ad essere altro come altro è Cristo (cfr Gv 6, 69). Si comprende, però, subito che questa alterità non è possibile accoglierla se non in un rapporto di conoscenza, di esperienza vitale con Dio, con Cristo suo Figlio. Lo Spirito è garanzia di questa conoscenza: è Lui (e il Battista l’ha testimoniato!) che dà la conoscenza e quindi la testimonianza! Dice infatti Giovanni: “Io ho visto (lo Spirito scendere su Gesù!) e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”.

Diciamocelo francamente: i cristiani, troppi cristiani, hanno una conoscenza debole di Cristo, e da questa conoscenza debole viene fuori una debole vita credente, una debole testimonianza, una debole capacità di discernimento delle vie evangeliche nel quotidiano.

C’è bisogno, oggi più che mai, di una Chiesa che riproponga la conoscenza di Cristo come cuore da cui tutto possa essere rigenerato…una riforma della Chiesa dovrà partire ancora e sempre da questo. C’è bisogno di una Chiesa capace di indicare l’Agnello che toglie il peccato del  mondo, in quanto ha conosciuto quell’Agnello e ha sperimentato che davvero ha preso non i suoi peccati ma il suo grande peccato. L’Evangelo pone, infatti, sulle labbra del Battista un potente singolare: “Ecco l’Agnello di Dio che prende su di sè il peccato del mondo”… qual è il grande peccato, “padre” di tutti i peccati? E’ quello che chiude il cuore alla conoscenza di Dio, e diviene empia incredulità e grettezza dinanzi al dono di Dio; diviene cioè quella vita di cristiani non più tali, ma con facciate ipocritamente cristiane.

Chi invece conosce Cristo, perchè ne ha sperimentato la misericordia che salva, potrà essere un uomo nuovo e dunque testimone efficace di novità; potrà discernere giorno dopo giorno le vie da percorrere per costruire il Regno.

Con tanta fatica, ma con tanto sapore di senso! Il discorso è grande, ma bisogna affrontarlo con determinazione; personalmente e nella vita ecclesiale.  

p. Fabrizio Cristarella Orestano

 

 

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