Natale del Signore (C) – Dio povero, Dio fragile

DIO BISOGNOSO DI AMORE E DI CURE

 Notte Is 9, 1-3.5-6; Sal 95; Tt 2,11-14; Lc 2, 1-14

Aurora Is 62, 11-12; Sal 96; Tt 3, 4-7; Lc 2, 15-20

Giorno Is 52, 7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1, 1-18

 


Noi poveri, noi fragili, noi deboli, noi bisognosi d’amore, noi bisognosi di cure, noi bisognosi di mani pietose all’inizio della vita come alla fine della vita, noi contemporaneamente segno di speranza con il solo nostro nascere, noi capaci di grandi sogni, noi più grandi di noi stessi…

E oggi cosa celebriamo?

Dio povero, Dio fragile, Dio debole, Dio bisognoso di amore, Dio bisognoso di cure, di mani pietose di una madre come poi delle mani pietose di Giuseppe D’Arimatea alla fine…Dio fatto carne segno di grande speranza già solo per il suo nascere, Dio fatto carne nella storia di Gesù di Nazareth, inimmaginabile presenza di Dio che salva proprio in quella debolezza estrema… Nulla di più lontano dalle fantasie “religiose” degli uomini!

Chi mai poteva solo immaginare una cosa simile?

Un Dio così non è uno scudo dietro cui difendersi, non è il “Dio degli eserciti” protagonista di epiche battaglie, non è il Dio che dà risposta ad ogni domanda e tappa i buchi delle nostre incomprensioni di senso.

Il mistero del Natale per questo deve stupirci! Non perché ci intenerisce con le sue nenie e le sue memorie familiari di Natali più o meno antichi… Ci stupisce se apriamo davvero occhi e cuore a questo “incongruo” del Natale.

Si celebra un Dio fragile… Si canta “Gloria”, cioè il “peso” di Dio che salva, sopra la culla di un bambino che non pesa nulla. Uno dei miliardi e miliardi di bambini apparsi su questa antica crosta della terra… questo bambino è però adempimento di una promessa.

Quale?

Certo quella fatta ad Abramo (“in te saranno benedette tutte le genti della terra” cfr Gen 12, 3), certo quella fatta a Davide (“una casa farà a te il Signore; la tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me” cfr 2 Sam 7 ,11-10), la promessa fatta tramite Isaia (“la vergine concepirà un figlio ed Emanuele sarà il suo nome cfr Is 7, 14 )… Sì, è l’adempimento di tutte queste promesse che sintetizzano l’attesa di Israele, ma questo bambino di Betlemme, Dio-con-noi, è adempimento di una promessa che viene prima di tutte queste che la Scrittura ci enumera: la promessa che l’uomo è in quanto uomo!

Sì, l’uomo è un grande promessa il cuore dell’uomo ha una bellezza e un’insondabilità tali che l’uomo si percepisce come una promessa di un di più, di un infinito che egli stesso, il più delle volte, non sa dire ed esprimere!

Facendosi carne Dio è risposta a questa promessa che l’uomo è; è risposta alla sete d’eterno e d’infinito che l’uomo ha nel suo profondo e che si scontra ogni giorno con il limite, con il finito e soprattutto con il male…

E’ Lui viene… e non viene di fronte a noi uomini, viene in mezzo a noi, si costruisce la sua tenda tra di noi (cfr Gv 1,14), si fa uno di noi e ci mostra che quella promessa che l’uomo sente su di sé, la promessa di umanità, è vera e possibile… è vera e possibile perché noi siamo creati e amati dalla tenerezza di un Dio che è Padre amante e tenerissimo, è vera e possibile perché il nostro male Lui può e vuole guarirlo, perché ciò che a noi è impossibile e irraggiungibile Lui lo rende possibile e raggiungibile e ne fa un dono per noi!

Un dono… il Natale è tempo di dono… Ma cos’è dono? Il bambino che attende il dono è uno che ha una speranza grande, quella di ottenere qualcosa che da solo non potrebbe mai avere…

Il dono dovrebbe essere sempre una sorpresa, un qualcosa di insperato… E’ difficile fare un dono in tal senso… il dono racconta ciò che Dio ha fatto per noi nella storia: ci ha donato la nostra piena e vera umanità, quello che ci palpita dentro come una grande nostalgia ma che da soli non possiamo costruire…

E allora eccolo lì  Dio… piccolo e fragile come piccolo e fragile sono io, spoglio di potenza per dirci che la grandezza dell’uomo non sta nella potenza ma nella fragilità perché la fragilità è l’altra faccia dell’amore!

Eccolo lì Dio, pronto a fare il nostro percorso di uomini: crescere, farsi amare, imparare, conoscere, lottare contro ogni disumanizzazione che assedia l’uomo, instaurare relazioni umane libere e belle, fare una vita bella, buona e felice, morire per amare fino all’estremo

Stanotte l’abbiamo sentita questa parola straordinaria di Paolo: “E’ apparsa la grazia di Dio… per insegnarci  a vivere in questo mondo” (cfr Tt 2, 11-12)! Gesù è l’uomo in cui è mantenuta ogni promessa d’umanità ecco perché il Figlio di Dio prese carne!… E da quella mangiatoia di Betlemme, anzi fin dal grembo di Maria, l’umanità cominciò ad essere “contagiata” dalla  bellezza di quest’uomo nuovo…

Sì, è così! Dobbiamo proclamarlo in questo giorno santo!
E’ L’Evangelo!

E’ vero, nel mondo c’è ancora tanto orrore, tanto male, tanto non–senso che pare senza sbocco, tante lacrime che ci paiono un oceano di pianto, c’è ancora tanta ingiustizia, c’è la follia arrogante di chi distrugge la terra, c’è la follia superba di chi pretende di dominare e usare gli altri…ma l’umanità nuova è già nata… noi cristiani ne siamo gli annunziatori poveri e umili e possiamo custodirla questa speranza e dobbiamo consegnarla.

Ecco cosa brilla nella notte del Natale: l’uomo nuovo è nato ed in Cristo si è compiuto… e da questo non si torna più indietro…

In questi ultimi decenni c’è stata una crescente retorica cristiano attorno al Natale: “salvare il Natale” dal consumismo e via di seguito… Pensateci: “salvare il Natale”! Ma no! E’ il Natale che salva noi!

Nel nostro occidente ormai il Natale è così (e sottilmente tutti lo vogliamo così!) non facciamo battaglie inutili, facciamo invece la battaglia decisiva: crediamo alla speranza, siamo uomini nuovi, sempre più nuovi nella condivisione e nell’umanità; puntiamo lo sguardo su Gesù e gioiamo per Lui… Se sarà così non ci disturberanno le mille luci, i dolci e i doni del “Natale consumistico”… Forse sapremo usare tutte queste cose per la nostra battaglia…quella vera!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

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