Natale del Signore – Il Natale è altro!

RIEMPIAMO LE COSE BELLE DELLA VERA BELLEZZA

 

  –  Notte: Is 9, 1-3.5-6; Sal 95; Tt 2,11-14; Lc 2,1-14   Aurora: Is 62, 11-12; Sal 96; Tt 3, 4-7; Lc 2, 15-20   Giorno: Is 52, 7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1, 1-18  –

 

La nascita di Gesù - Giotto, Cappella degli Scrovegni (Padova)

La nascita di Gesù – Giotto, Cappella degli Scrovegni (Padova)

Il Natale dovrebbe essere una maniera nuova di leggere la storia dell’umanità, di leggere le nostre storie personali! Il Natale deve essere questo modo nuovo di leggere il mondo, una lettura talmente “altra” da dover diventare fortemente eversiva per il mondo stesso! Non si può trasformare il Natale in una rassicurante festa familiare che chiede di “essere tutti più buoni”. Per carità!

Il Natale chiede di essere “altro”, di leggere gli uomini ed il cosmo in modo completamente diverso; chiede di essere uomini “in modo diverso” da quello che il mondo ci suggerisce; chiede di trasformare le luci, che pure si accendono in questo giorno suggestivo, in luce vera dentro di noi e nel mondo in cui viviamo come credenti; chiede di essere capaci di “pagare un prezzo” per custodire e far brillare, umilmente e senza arroganze, questa Luce che è venuta nel mondo, come dice Giovanni nel prologo del suo evangelo.

L’evangelista Luca, con il suo racconto della nascita di Gesù, ci mostra in modo sapiente e con grande sottigliezza, questo capovolgimento che il Natale chiede all’umanità. Per questo motivo crea un quadro di ampie proporzioni in cui ci fa giungere ad una conclusione davvero eversiva: pare che il mondo si muova a partire dai potenti della terra; pare che Cesare Augusto, dal suo immenso palazzo di Roma, muova i fili della storia; sembra che il fatto importante sia il decreto imperiale che costringe anche Maria e Giuseppe a muoversi dalla Galilea a Betlemme (150 chilometri percorribili, dalle carovane di quell’epoca, in tre o quattro giorni!) … sembra poi che la nascita disagiata di un qualsiasi bambino galieo sia un fatto trascurabile rispetto ad un progetto politico che investe tutta la terra (un’espressione certo enfatica, ma che richiama l’estensione e la sottile violenza di un potere immenso quanto lontano!), ed invece il cielo rivela un capovolgimento!

Giovanni, con precisione teologica, scriverà: E il Verbo divenne carne e piantò la sua tenda in mezzo a noi… Luca, con stupore limpido, descrive dei gesti semplici e precisi di una madre che partorisce, avvolge in fasce e depone in una culla improvvisata, in una mangiatoia, il suo bambino …

Gli angeli rivelano ai pastori (e non ai potenti e ai sapienti…cfr Lc 10,21) che il centro non è nei traffici politici ed economici dei potenti; il centro è in quel parto e in quel bambino, in cui si adunano sorprendentemente tutti i doni a cui l’uomo, dovunque e sempre, anela; quei doni che l’uomo, nel profondo più profondo di sè, sa che racchiudono il senso del vivere: la gioia, la pace, e il realizzare a pieno l’essere uomini!

Vi annunzio una grande gioia, oggi vi è nato nella città di Davide il salvatore che è il Messia Signore, e poi il canto del cielo proclama: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati da Dio. La gioia e la pace provengono da un oggi in cui si mostra la gloria! La gloria, lo sappiamo, è la presenza “che pesa”, che conta, che produce novità concreta nella storia … la gloria non è uno splendore lontano nè un augurio e basta! La gloria è la presenza di Dio che genera gioia, che genera pace!

La grande storia dell’umanità si raccoglie tutta, dice Dio attraverso i suoi angeli, in quell’oggi in cui Dio stesso appare nella carne degli uomini! Una carne di uomo sarà il luogo della gloria di Dio (Noi abbiamo visto la sua gloria, scrive Giovanni sempre nel prologo del suo evangelo; e quella gloria è la “sarx”, è la “carne fragile” e umanissima del Figlio di Maria!); la gloria si manifesta non nel “sacro” secondo gli uomini, ma nell’uomo e basta!

Da questo evento può scaturire la gioia vera, quella che non dipenda da altro se non dal senso che si trova e si vive nel proprio essere uomini, nella limpidezza delle relazioni che l’essere uomo appunto comporta! Limpidezza che l’Evangelo consegna a pieno a chi dall’Evangelo si fa plasmare! Da questo evento scaturisce una pace che non è solo l’assenza delle guerre, che pure Augusto era riuscito ad instaurare con la “Pax Augustea”, la quale nasceva tuttavia dalle stragi e dalla paura che il potere del più forte incute nei più deboli! Da questo evento scaturisce una pace che l’uomo, dall’oggi di Cristo Gesù, potrà costruire con quell’amore che è la via consegnata alla storia da quel Bambino nato a Betlemme; quel Bambino che, come ha detto l’autore della Lettera a Tito nella Messa di stanotte, è la visibilità della grazia di Dio, cioè del suo amore gratuito, che ci insegna a vivere in questo mondo! Ci insegna, cioè, ad essere uomini! Questo genera la pace nel profondo di ciascuno, questo costruisce la fraternità!

In questo giorno santo del Natale dobbiamo farci convinti del vero centro della storia, dobbiamo farci convinti di cosa davvero cambia la storia! Quando ci lamentiamo (e a ragione!) della follia del mondo, del suo stolto correre veso il nulla, del suo girare a vuoto, delle ingiustizie che si perpetuano e che troppe volte avalliamo anche noi con i nostri silenzi, dovremmo gridarci l’un l’altro che è possibile cambiare le cose se ci si assume la storia come fece Dio in quella mangiatoia di Betlemme; che è possibile portare novità nella storia portandovi l’uomo nuovo che ciascuno può essere, perchè quel Bambino non è solo una dolce illusione per la notte suggestiva di ogni 25 di dicembre, ma è una provocazione violenta, sovversiva e “costosa” che spinge a condurre tutto lì dove è il vero centro, spinge a far girare le nostre storie, le nostre relazioni, le nostre scelte, le nostre cose, i nostri averi, le nostre responsabilità, le nostre vocazioni attorno all’oggi di Dio, un oggi che Colui che è nato a Betlemme ha reso stabile per sempre da quella mangiatoia fino alla croce, e dalla croce fino alla luce di un amore che vince anche la morte!

Non spegniamo, allora, le luci e le lucine di Natale; non fuggiamo il caldo gioire della festa; non disprezziamo la commozione che sempre ci assale davanti al Presepe, ma riempiamo queste cose belle, umane e calde della vera bellezza, della vera umanità, del vero calore: Gesù ci ha dato un Evangelo in cui splendono la vera bellezza, la vera umanità, e il calore che è il fuoco di quell’amore che nulla può spegnere.

Ne siamo convinti?

p. Fabrizio Cristarella Orestano

 

 

 

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