Pentecoste – Compimento della Pasqua

FARE DELLA PASQUA LA VIA DA PERCORRERE NEL QUOTIDIANO

At 2, 1-11; Sal 103; Rm 8, 8-17; Gv 14, 15-16.23-26

 

La Pasqua di Gesù giunge oggi al suo compimento con il dono dello Spirito!

Nel libro degli Atti, Luca narra gli eventi che irruppero nella Chiesa al cinquantesimo giorno dalla Risurrezione (in greco cinquantesimo si dice “pentecostòs”), eventi che la Chiesa nascente comprese come pienezza del dono dello Spirito Santo che il Risorto inviava dal Padre suo. Luca inizia il suo racconto con una annotazione: mentre il giorno di Pentecoste stava per compiersi (ed usa il verbo “pleróo”); siamo, dunque, dinanzi ad un compimento. Anzi, dinanzi al compimento che è l’ingresso dello Spirito Santo nel mondo, dinanzi all’irruzione nella storia di Colui che è l’eterno amore del Padre e del Figlio; siamo dinanzi a questa irruzione dell’Amore nel cuore stesso dell’uomo!

Lo Spirito viene a custodire i credenti nella fede per renderli capaci di vita nuova segnata solo dall’amore; viene per dilatare il respiro della speranza lì dove gli uomini non avrebbero mai osato di dilatarlo! Viene per ricordare Gesù, viene – come ha scritto Paolo ai cristiani di Roma – a gridare nel nostro cuore, che ne era incapace, il dolce nome di intimità con Dio: Abbà! Lo Spirito viene a ricordare Gesù perché Egli non sia mai scambiato per un personaggio del passato; ne rende così attuali e vivificanti la parole, ne rende vivo e presente in ogni luogo ed in ogni tempo il suo Corpo nell’Eucaristia e, facendo questo, dà vita al suo Corpo che è la Chiesa!

Lo Spirito viene a trasformare sempre più gli uomini in fratelli…è opera grandiosa che porta compimento all’opera pasquale di Gesù di Nazareth che con la sua morte e risurrezione ha abbattuto il muro del peccato che separava l’uomo da Dio e l’uomo dall’uomo (cfr Ef 2, 14) …  ora lo Spirito irrompe con i suoi doni  accendendo d’amore i credenti e consegnandoli alla speranza.

La Pentecoste (Shevuoth) era per il popolo di Israele la festa del dono della Torah, e questo dono inestimabile della Legge data a Israele si compie nel dono di Colui che è la Legge definitiva … come Gesù, anche lo Spirito non viene ad abolire la Legge (cfr Mt 5, 17-18), ma viene a compierla in una pienezza incredibile … la Legge, infatti, si compie quando si ama con l’amore di Dio (pieno compimento della Legge è l’amore cfr Rm 13,10), e lo Spirito che è l’Amore del Padre e del Figlio è versato nel cuore dei credenti perché essi vivano da figli e non più da schiavi, perché essi siano liberati dalla paura per vivere nella vera libertà dei figli!

Lo Spirito è dato ai credenti perché essi siano sempre più coeredi di Cristo, portatori, cioè, di ciò che Cristo è, e di ciò che Cristo ha fatto … Cristo Gesù è Figlio, e lo Spirito ci fa figli, Cristo Gesù ha dato se stesso, e lo Spirito ci rende capaci di essere dono d’amore “fino all’estremo”; Cristo Gesù è assiso alla destra del Padre nei cieli  e lo Spirito – possiamo dirlo senza tema di sbagliare – è Colui che, dentro di noi ci grida sempre l’ulteriore e ci “trascina” verso la meta che è anche per noi il grembo di Dio.

Lo Spirito è allora Colui che suscita in noi la fede perché – come abbiamo ascoltato nel passo dell’Evangelo di oggi – ci ricorda Gesù che ci ha raccontato l’unico Dio in cui credere, che ci ha raccontato un Dio affidabile perché amante fino all’estremo. Lo Spirito è ancora Colui che suscita in noi l’amore perché Egli è l’Amore e, versato nei nostri cuori (cfr Rm 5,5), ci spinge ad amare come Cristo ha amato (cfr 2Cor 5,14); lo Spirito, infine, è Colui che suscita e sostiene in noi la speranza perché mette nel nostro cuore quella speranza che non delude (cfr Rm 5, 4-5) perché fondata sull’evento Cristo!

La Pentecoste, dunque, è compimento perché il Dono che è lo Spirito rende il credente in Cristo compiuto (cfr Ef 4, 12-13), perfetto, incamminato cioè verso la pienezza della maturità.

Lo Spirito mette nel cuore i desideri di Dio e toglie sempre più – a chi da Lui si lascia guidare – i desideri della carne, cioè i desideri mondani, quelli che si oppongono a Dio.

Davvero la Pentecoste è la meta della Pasqua in quanto il Dono dei doni, che è lo Spirito, ci rende capaci di fare della Pasqua di Gesù davvero la via da percorrere nel quotidiano; insomma lo Spirito realizza in noi ciò che Gesù ha realizzato nella sua Pasqua: senza lo Spirito, la Pasqua di Gesù resterebbe opera sublime di amore e di vita che vince la morte ma sarebbe opera a noi inaccessibile!

In questo giorno santissimo di Pentecoste, nello Spirito, tutto questo ci è dato, e noi possiamo viverlo! Basta lasciarsi avvolgere dal fuoco dello Spirito che purifica, sana, riscalda, raddrizza, piega … è forte e dolcissimo, è riposo, è riparo, è conforto … è luce nel nostro profondo!

Se Cristo nella sua Pasqua ha creato l’uomo nuovo, è nello Spirito Santo che quell’uomo nuovo ci è donato e reso accessibile!

Dinanzi ai doni si possono fare solo due cose: rifiutarli o accoglierli! Chi accoglie il Dono che è lo Spirito e si lascia da Lui guidare è – come abbiamo ascoltato da Paolo – figlio di Dio!

Ecco: la Pasqua è compiuta! In Gesù Cristo il Padre voleva farci un solo dono, se stesso come Padre … voleva farci figli! La figliolanza è il grande compimento! Ed è il dono del Padre, attraverso il Figlio, nella potenza dello Spirito Santo!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

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