V Domenica di Quaresima – Riconoscere il proprio peccato

CONTEMPLIAMO LA FONTE DELLA MISERICORDIA 

 Is 43, 16-20; Sal 125; Fil 3, 8-14; Gv 8, 1-11

 

Cristo e l’adultera (P. Bruegel, Courtauld Gallery – Londra)

Quest’ultima domenica della Quaresima riprende i temi della scorsa domenica e li amplia, fino a portarci ai confini della Pasqua di Gesù che è inizio di un tempo nuovo per chi accoglie il Figlio amante fino all’estremo ma, in definitiva, per tutti gli uomini, tutti avvolti nell’abbraccio di misericordia del Crocefisso!

Nella parabola del Figliuol prodigo Gesù aveva narrato il Padre, prima sedendo alla mensa dei peccatori e poi raccontando l’incredibile storia di quel padre di quei due figli, sciagurati ognuno per suo verso. Il testo evangelico di questa domenica è tratto dall’Evangelo di Giovanni ma, in realtà, non pare affatto di Giovanni: è giunto nel Quarto Evangelo perché tanti nei primi due secoli non volevano accettare questo racconto che pareva troppo “lassista” dinanzi all’adulterio…per molti Gesù qui è troppo buono! E così questa magnifica pagina veniva espunta, persa e ritrovata… finché venne collocata nell’Evangelo di Giovanni…il suo sapore è però più lucano che giovanneo! Una vicenda emblematica quella di questo testo: infatti, i “fratelli maggiori” come quello della parabola del Figliuol prodigo, sono sempre dietro l’angolo, hanno sempre una buona provvista di pietre da scagliare, i “fratelli maggiori” di tal fatta sono sempre pronti ad insegnare a Dio la misericordia che, secondo loro, deve avere la loro meschina misura…

Ed eccoli qui questi scribi e farisei armati di pietre e “armati” di questa povera peccatrice. Sì, “armati” di questa donna…a loro, in fondo, importa tanto poco di lei, è solo un’arma contro Gesù. La usano per un trabocchetto: cosa risponderà il famoso rabbi? Userà misericordia? E allora andrà contro la Torah che era netta, chiara: “donne come questa vanno lapidate” (cfr Lv 20,10). E se invece dirà di avvalersi della Torah e di lapidare l’adultera? Smentirà tutte le parole misericordiose dette fino a quel momento…insomma è una trappola!

Gesù però, non solo non vi cade ma usa questa loro trappola per consegnarci una pagina straordinaria di evangelo; quello che nella parabola di domenica scorsa è narrato, soltanto oggi ci è mostrato nei gesti, nelle parole e nell’amore misericodioso di Gesù stesso.

La risposta di Gesù non nega la Torah ma la sottomette alla solidarietà nel peccato che tutti i veri credenti in Dio devono vivere e accettare per essere nella verità: nessuno è giusto, tutti hanno bisogno di perdono, e la stessa Torah adempie qui il suo vero compito che è quello di mostrare l’evidenza del nostro peccato. Anche Paolo lo affermerà con una lucidità impressionante per l’ex fariseo: “La Legge è intervenuta perché si moltiplicasse la colpa”; e ancora “non ho conosciuto il peccato se non attraverso la Legge” (cfr Rm 5,20; 7,7); anche qui la Legge dichiara l’adulterio e ne commina la pena ma Gesù sottomette tutto questo ad una riflessione che ciascuno deve fare limpidamente dinanzi a Dio e dinanzi al proprio profondo: chi è senza peccato scagli per primo la pietra. Non si tratta, cioè, di guardare al peccato dell’altro, per eliminare il peccato eliminando il peccatore, ma si tratta di riconoscere il proprio peccato per scoprire che nessuno può dirsi “giusto” tanto da scagliare pietre sul peccatore, perché quelle pietre ricadrebbero inesorabilmente su colui che le scaglia, colmo del peccato mascherato con le sue innumerevoli forme e facce. Il peccato lo si estirpa solo e prima dal proprio cuore…

Gesù mostra la differenza radicale che c’è tra il pensiero di Dio e quello dell’uomo rispetto al peccatore…davvero, come dice Isaia nel testo tratto dai suoi oracoli che abbiamo letto oggi, Lui fa una cosa nuova, non ricorda più le passate! Infatti l’uomo vuole chiudere il futuro dinanzi al peccatore seppellendolo sotto cumuli di pietre omicide, Dio invece apre al peccatore un futuro, un vero futuro: Va’ e d’ora in poi non peccare più!

Sentiamo il profumo di un’aria libera, di un futuro che si spalanca dinanzi a quella donna che s’era vista negare ogni futuro perché condannata a morte, che s’era vista soffocare e presente e futuro da un passato di peccato e di trasgressione che l’aveva fatta prigioniera!

La prima Legge ha davvero adempito il suo compito: ha mostrato il peccato; gli ha dato un nome e ne ha mostrato le conseguenze di morte! Ora però Gesù è lì per salvare dalla morte e per “cantare” la Legge definitiva, quella che fiorisce dalla sua venuta e che esploderà nella sua Pasqua. L’Evangelo ci mostra Gesù chinarsi a compiere un gesto profetico: si mette a scrivere con il dito per terra, sulle pietre che lastricano il Tempio…cosa scrive? L’Evangelo non ha interesse a dirci cosa scriva, ma ha interesse a mostrarci che scrive! Il suo gesto, infatti, significa che ora c’è una nuova Legge; diceva infatti il Libro del Deuteronomio (9,10) che le tavole di pietra della Legge erano state scritte con il dito di Dio; ora il dito di Gesù, il Figlio Unigenito, scrive la nuova Legge di misericordia che apre il futuro della vita al peccatore, senza sminuire il peccato, ma aprendo una strada di conversione, di novità di vita.

Tutti quei “giusti” armati di pietre si ritirano dinanzi a questa Legge che il dito di Dio scrive sotto i loro occhi, e lasciano soli Gesù e l’adultera. Agostino scriverà nel suo commento al Quarto Evangelo: “Sono rimasti due: la miseria e la misericordia”…e la misericordia si rivolge alla miseria chiamandola “Donna” … come la madre sua (cfr Gv 2,4; 19,26), come la samaritana (cfr 4,2), come Maria di Magdala (20,15) … è questo il suo nome, quello della Sposa che ora incontra davvero lo Sposo … prima non lo aveva né conosciuto, né amato … non aveva sentito la supplica dello Sposo che chiedeva di essere amato con tutto il cuore (cfr Dt 6,4ss) … era stata adultera … come tutti noi!

E la donna si può tuffare nell’oceano di quello sguardo che non vede solo il suo peccato ma anche e prima la sua bellezza e dignità … e la donna, che aveva temuto di dover morire sotto i colpi di quelle pietre di giudizio, si sente spalancare di nuovo dinanzi il futuro… “d’ora in poi…”! Sì c’è un “poi” che può essere riempito d’altro … e la donna incontra un Uomo che non la giudica, non la condanna, ma neanche la desidera per farne un oggetto per sé … e la donna è “sciolta” dal suo peccato dall’unico che poteva scagliare la pietra perché è il solo giusto che abbia calcato con i suoi passi questa nostra povera e meravigliosa terra … e la donna che nell’Evangelo dice solo due parole (“Nessuno, Signore!”) continua a parlare oggi con il suo terrore divenuto speranza, con il suo peccato divenuto strada per Dio … la donna che era stata adultera ci conduce così in quest’ultima domenica di Quaresima, ai piedi della croce per contemplare la fonte di quella misericordia che cerca la nostra miseria. La donna ci conduce a reputare tutto una perdita di fronte alla sublime conoscenza di Cristo Gesù per essere trovati in Lui non con la nostra giustizia ma con quella che deriva da Dio … questa donna ci prende oggi per mano e ci fa entrare con gioiosa fiducia nei giorni della Pasqua.

p. Fabrizio Cristarella Orestano

 

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