XXI Domenica del Tempo Ordinario (B) – Fino all’estremo

 

….E RIMANIAMO PER SEMPRE

 

Gs 24, 1-2a.15-17.18b; Sal 33; Ef 5, 21-32; Gv 6, 60-69

 

Siamo al termine del grande discorso sul Pane di vita; per cinque settimane abbiamo fatto un percorso sotto la guida del Quarto Evangelista che ci ha fatti partire dalla compassione di Gesù per quella folla con la sua quotidiana fatica del vivere, per poi condurci pian piano oltre: c’è un’altra fame, e per questa fame altra Gesù propone un pane che scende dal cielo, diverso anche dalla manna che ne era solo un segno…d’altro canto la manna, già nel cammino dell’Esodo, era contemporaneamente un atto di compassione ed un segno che voleva portare oltre, che voleva essere letto in profondità: la manna “gridava” al popolo che “non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (cfr Dt 8, 3). Ora nel discorso che Giovanni ha posto sulle labbra di Gesù si cerca di spingere all’estremo questo segno del pane che scende dal cielo, facendo fare un passaggio dal pane moltiplicato alla sua persona e finalmente alla sua carne ed al suo sangue.

Un percorso, dunque, che, partendo dalla compassione di Gesù fa giungere tale compassione ai suoi ultimi confini: l’essersi dato per noi totalmente, “fino all’estremo”, come scriverà Giovanni aprendo l’ultima sezione del suo Evangelo.

Ora, dinanzi a questo cammino che l’evangelo propone, si deve dare una risposta che può essere solo una risposta di fede, e di una fede difficile, faticosa, di una fede a cui non può bastare il seguire un uomo affascinante, “interessante”, una fede in uno che “viene dal cielo” ma mostra la sua sconcertante ordinarietà (“non è il figlio di Giuseppe?”), fede in uno che pretende di essere cibo che dà la vita e con la sua carne ed il suo sangue. Gesù non facilita le cose perché lo si segua; le ultime parole del discorso non sono assolutamente chiarificatrici, sono ancora più dure e difficili di quelle con cui aveva iniziato, parole intollerabili. Ma proprio davanti a queste parole intollerabili bisognerà prendere un decisione radicale…

Dio è così!

Chi pretendesse di dire i suoi a Dio ed al suo Cristo dinanzi a parole che si accordano con noi, al nostro sentire, al nostro modo di vedere le cose, al nostro buon-senso, ai nostri calcoli, non sarà mai capace di un vero ! Ricordiamo tutti quella scena misteriosa del capitolo quarto dell’Esodo, in cui il Mosè, che ha detto dinanzi al roveto ardente (un già di per sé assurdo e rischioso!), è chiamato a rinnovare quel sì dinanzi ad un Dio che gli si presenta, in quella notte, come nemico: “Il Signore gli venne contro e cercò di farlo morire” (cfr Es 4, 24). E’ terribile ma è proprio così! Fidarsi è rischioso, ed è perciò atto assolutamente libero, e dunque liberante.

La prima lettura di oggi, un celebre tratto del Libro di Giosuè, pone proprio l’accento sulla libertà assoluta della scelta che si è chiamati a fare: o per Dio, il Signore, o per gli idoli (“un terzo non è dato” si direbbe in filosofia!). Lo stesso fa Gesù: rimanere con Lui o andare altrove!

Volete andarvene anche voi?… Sembra quasi che Gesù scoraggi i suoi discepoli al rimanere con Lui, apre loro una porta di libertà e di verità. E’ notevole che, mentre fino a questo punto il discorso era rivolto alla folla dei Giudei, ora gli interlocutori si restringono al solo gruppo dei discepoli…ora è per loro la grande domanda; per loro che sono stati scelti e che ora devono scegliere; è per loro la grande domanda, per i Dodici; subito dopo Gesù dirà, nella finale del capitolo che non si capisce perché sia stata espunta dalla pericope di questa domenica, “Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!” Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo, uno dei Dodici. Una finale che mostra la vera libertà dinanzi a quella domanda: uno non è rimasto!

Volete andarvene anche voi? Sì, tutti sono andati via, l’entusiasmo attorno a Lui si sta smorzando, le sue parole sono dure e sconcertanti, rimanere con Lui è difficile se non addirittura da pazzi…quelli che ha scelto che faranno? Gesù chiede sempre un consenso, un’obbedienza libera (già nei Sinottici Gesù dice al giovane ricco: “Se vuoi”…cfr Mt 19, 21); solo scegliendo Lui si diviene liberi…

E’ l’amore che è fatto così: attende il dell’altro, un che sia vero…per chi ama per primo questa legge dell’amore è dura, è esigente, vuole pazienza…l’amore deve essere libero, non può nascere dal “dovere”, non può nascere dalla “logica”, non può essere il prodotto di ragionamenti che tornano, limpidi e conseguenziali…il all’amore è un che deve sgorgare dal cuore, dal profondo.

Gesù aveva detto: “nessuno può venire a me se non lo attira il Padre mio” (cfr Gv 6, 44); la fede è atto liberissimo ma che nasce dal “tocco” del Padre…dinanzi alle parole “dure” dell’Evangelo, dinanzi alla sconcertante ordinarietà di Gesù, dinanzi ad un Dio che può apparire nemico perché tanto diverso dalle nostre aspettative, dai nostri desideri, solo la Grazia di dio può permetterci di spalancare il cuore ad un pieno e libero; solo la grazia di Dio, il “tocco” del Padre, può renderci capaci di correre il rischio mortale della fede in un Dio così altro.

Quando il Padre ci tocca con la sua Grazia, tutte le perplessità, le illogicità, le ordinarietà, i rischi, le contraddizioni, le durezze della Parola rimangono, non cambiano, ma è il nostro cuore a cambiare rispetto a quel Dio altro e così si cominciano a sentire le parole di Gesù non “secondo la carne ma secondo lo spirito, non “secondo la lettera ma secondo lo spirito” (cfr 2 Cor 3, 6). E si dice …e si dicono quelle parole grandi e forti di Pietro: Signore, da chi andremo?

Come è vero! Ma da chi andremo? Chi ci può dare il pane della vita, chi ci può dare la vita eterna, chi può donare senso pieno ai nostri giorni, alle nostre fatiche, alle nostre lacrime, ai nostri dolori? Chi ci può dare la capacità di accogliere anche i silenzi di Dio stesso e sopportare il peso delle domande che non ricevono riposta? Solo Lui che è il Santo di Dio e cioè Colui che narra l’assoluta alterità di Dio (la santità è l’alterità, non bisogna mai dimenticarlo!) e lo fa con tutta la sua persona, con tutta la sua carne donata, con tutto il suo sangue versato, con tutte le sue parole di cui possiamo nutrirci perché provenienti dalla bocca di Dio!

Quando il Padre ci tocca con la sua Grazia, e quando noi ci lasciamo toccare perché ci arrendiamo dinanzi alla bellezza incomprensibile di Cristo, allora tutto cambia e le parole di Pietro fioriscono nel luogo più profondo di noi: Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio! E rimaniamo, per sempre!  

p. Fabrizio Cristarella Orestano

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