I Domenica di Quaresima (Anno C) – Lo stile di Gesù

 

UNA LOTTA COMBATTUTA E VINTA

Dt 26, 4-10; Sal 90; Rm 10, 8-13; Lc 4, 1-13

La Quaresima inizia subito mettendoci dinanzi alla necessità del combattimento spirituale e lo fa mostrandoci Gesù che inizia la sua missione di Figlio e Messia proprio combattendo, anzi iniziando a combattere.

L’incarnazione del Figlio non ha voluto assolutamente alcuna esenzione da questa lotta, proprio come tutti i figli di Adam: lotta per una vita che sia umana, lotta per un vita che abbia senso, lotta contro l’amore di sé, lotta per una vita alla presenza di Dio (cfr Gen 17, 1) e secondo la sua volontà. L’Adam esce dal suo nascondiglio ove l’aveva rintanato l’inganno del serpente, il quale gli aveva narrato Dio come rivale e nemico (cfr Gen 3, 8). In Gesù finalmente l’Adam esce pienamente allo scoperto ed affronta la lotta con il serpente antico e vince quella lotta; una lotta che tanti, anche nella Prima Alleanza, avevano combattuto ma mai con una vittoria piena. La Scrittura, infatti, non teme di mostrarci anche il peccato e le cadute dei padri: Abramo che tenta di realizzare da se stesso la promessa dandosi un figlio dalla schiava, senza attendere la promessa di Dio (cfr Gen 16, 1-4); Mosé che vacilla nella fede nel battere per due volte la roccia nel deserto a Meriba (cfr Num 20, 11-13); David che pecca con Betsabea (cfr 2Sam 11-12); Salomone che pecca di idolatria a causa delle sue mogli e concubine (cfr 1Re 11, 4) … uomini che hanno lottato ma non hanno sempre vinto.
Ora Gesù, uscito dal Giordano, è condotto dallo Spirito ad affrontare questo combattimento… gli Evangeli sono chiari su questo: è lo Spirito che lo conduce nel deserto, lì dove deve fare i conti solo con se stesso e con il tentatore; lì deve sperimentare quella parola che vuole contraddire Dio e le sue vie, quella parola che brucia la sua carne umana, carne comune a tutti gli uomini. La tentazione gli brucia dentro, ed è tentazione di assecondare le idee messianiche del suo popolo … in fondo la tentazione è una sola: essere accetto e popolare perché asseconda le attese della gente o essere obbediente alla Parola del Padre, usare la sua identità di Figlio o realizzarla nell’obbedienza povera ed amorosa.

Luca, come Matteo, drammatizza questa tentazione e la ricalca sul frutto proibito del giardino dell’in-principio: «buono da mangiare, bello da vedere, desiderabile per essere come Dio» (cfr Gen 3, 6).
Nella loro forma, le tentazioni sono pienamente accordate allo “stile” del diavolo (Luca così chiama il tentatore), di colui che vuole dividere da Dio, da se stessi, dagli altri! Dividere!
E’ sempre questo lo scopo del tentatore. Qui persegue il suo scopo cercando di far sì che Gesù si centri unicamente su se stesso, sulla sua infinita possibilità di imporsi, visto che è davvero Figlio di Dio! Le tentazioni, lo capiamo subito, sono allacciate direttamente al Battesimo al Giordano, in cui Gesù ha avuto la definitiva rivelazione di essere il Figlio (cfr Lc 3, 21-22), figliolanza che la stessa genealogia dell’Evangelo di Luca ha confermato: da Gesù la genealogia arriva fino ad Adamo, figlio di Dio (cfr Lc 3, 23-38)!
Ora il Figlio provi che è davvero il Figlio, anzi, sfrutti questa sua identità!

La prima tentazione è di ricchezza e di godimento senza fatica: quelle pietre che potrebbero diventare pane gli farebbero saltare ogni fatica umana e gli darebbero immensa ricchezza. Gesù dice no a questa logica di privilegio … c’è ben altro pane di cui si può vivere.
Gesù non disprezza il pane quotidiano (insegnerà a pregare per chiederlo!), ma indica anche altro di cui vivere, e quell’altro, la Parola del Padre, sarà anche via per dare il pane agli affamati nella strada della condivisione e dell’ascolto del bisogno dell’altro.

La seconda tentazione è di puntare al potere; è l’unica tentazione in cui il diavolo non dice “Se sei Figlio di Dio”! Il diavolo qui è audace e sfacciato, chiedendo di essere adorato; così l’Evangelista ci dice una verità cruda che dovremmo sempre ricordare: chi vuole smodatamente il potere (nelle parole del tentatore ricorre la parola “tutto”: Tutti i regni della terra; Ti darò tutta questa potenza) è uno che si prostra al diavolo; chi vuole tutto quel potere adora un altro dio. Gesù oppone anche qui un no fermo e distaccato. No! Riflettiamoci: Lui non ha voluto uno stato cristiano, un partito cristiano, un potere cristiano … “stato”, “partito”, “potere” sono tutte parole incompatibili con cristiano!
Non si può puntare al potere ed essere discepoli di Cristo! Se questo l’avessimo sempre capito, se avessimo gridato i nostri no netti ai tanti “Costantino” che si sono profilati nella storia cristiana; se non ci fossimo illusi alle lusinghe di imperi e corone; se avessimo detto quel no chiaro come lo disse Gesù nel deserto, allora non avremmo tradito l’Evangelo come troppo spesso abbiamo fatto. Gesù non puntò al potere, ma al servizio!

La terza tentazione è terribile perché è la tentazione dell’orgoglio, ed è una tentazione “religiosa”. Luca sposta l’ordine delle tentazioni di Matteo, e pone come culmine delle tentazioni questa del pinnacolo del Tempio; e questo certamente perché tutto l’Evangelo lucano punta a Gerusalemme, la Santa Città, meta di tutto l’Evangelo. Già il racconto dell’infanzia termina con l’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio (cfr Lc 2, 41-50); dal capitolo nono Luca fa iniziare un lungo viaggio di Gesù che ha come meta Gerusalemme e dunque la sua Pasqua e, per tener fermo questo intento, Luca “taglia” ogni andata intermedia di Gesù sempre a Gerusalemme (cfr Lc 9, 51). Tutto l’evangelo termina quindi a Gerusalemme, con gli apostoli che “stavano sempre nel Tempio” (cfr Lc 24, 53). Dunque anche le tentazioni culminano a Gerusalemme, ma questo culmine ci dice anche che la tentazione più subdola e sottile è proprio la tentazione “religiosa”, quella di presumere e pretendere di avere un Dio “a disposizione”, che obbedisca e faccia miracoli per accreditarci e farci avere potere! Terribile!

Lo stile di Gesù è un altro: è l’umiltà e l’obbedienza al Padre.
La pagina di oggi ci interpella e a livello personale e a livello ecclesiale.

Anche come Chiesa, vorrei dire principalmente come Chiesa, siamo tentati di continuo di pensare che se abbiamo soldi, se abbiamo un po’ di potere politico e se (magari!) potessimo fare i miracoli (e forse per questo incoraggiamo una fede miracolistica e chiediamo alche i miracoli per poter proclamare i santi!) avremmo risolto tutti i problemi. Sì, ma ci metteremmo dalla parte del diavolo!

Gesù fece miracoli, ma sempre come “segni”, non come soluzione dei problemi in modo spiccio; e mai per favorire le attese messianiche della gente … Gesù fece i miracoli per rendere credibile la via della Croce; non li fece per eliminare la Croce o per correggere la logica della Croce.
Gesù non saltò l’umano facendo pane dalle pietre, ma volle essere uomo senza esenzioni per essere davvero con noi.
Gesù non volle dominare il mondo con il potere di questo mondo ma divenne Signore attraverso la via dell’amore che fu la via della Croce!
Gesù non si gettò dal pinnacolo del Tempio per mostrare la grandiosità della potenza di Dio, poichè questa sarebbe stata una grandiosità secondo gli uomini che nulla direbbe dell’identità del vero Dio. Buttarsi dal Tempio sarebbe spettacolo, e non rivelazione! Gesù si getterà invece nelle mani del Padre nell’ora suprema dell’amore, nell’ora della Croce (cfr Lc 23, 46).

Le tentazioni ci dicono quale fu lo stile di Gesù, la sua strada; quale fu la sua lotta.

Nel deserto Gesù vinse, ma non vinse solo per sé; nel deserto Gesù immise il principio di questa vittoria nelle fibre dell’umanità tutta. Lottando e vincendo, nel deserto ci condusse già ad una possibilità di vittoria.

Il diavolo si allontanò da Lui in quell’ora, ma già progettando di tornare al tempo fissato: la passione infatti inizierà con «Satana che entrò in Giuda che faceva parte del novero dei dodici» (cfr Lc 22,3).

Nella cena Gesù dirà ai suoi che avevano perseverato con Lui nelle sue prove, nelle sue tentazioni (la parola greca che Luca usa è proprio “perirasmós”, la stessa che viene usata nel passo di oggi!), e ciò è rivelativo del fatto che tutto il cammino di Gesù fu un cammino di lotta, di resistenza nelle tentazioni. Proprio come il nostro cammino … è così! La vita cristiana è questo; chi pensa il contrario è un illuso che rischia di cadere miseramente.
La vita cristiana è lotta, ma una lotta che Cristo ha già combattuto e vinta per noi, ed a cui ci è richiesto di associarci per rendere piena e vera la nostra libertà.

La Quaresima è tempo di esercizio per assumere questa lotta quotidiana!
Con Cristo! Mai da soli!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

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