I Domenica di Quaresima – Togli la tentazione e nessuno si salverà

E’ LO SPIRITO A CONDURCI NEL DESERTO

Dt 26, 4-10; Sal 90; Rm 10, 8-13; Lc 4, 1-13

 

 La Quaresima inizia nel deserto!

L’Evangelo con cui la Chiesa ogni anno inizia questo tempo “favorevole” (un tempo, cioè, che può “favorire” la nostra piena adesione al Signore!) è quello del racconto delle Tentazioni di Gesù nel deserto. Quest’anno è il racconto di Luca che ci prende per mano e ci conduce in questo nuovo deserto quaresimale in questo anno di grazia.

Il deserto…è il luogo in cui si rimane con se stessi, in cui è possibile fare i conti con se stessi, è il luogo in cui si scopre l’emergere dal profondo di noi delle dominanti mondane che vorrebbero fagocitarci e possederci. Il deserto è il luogo in cui è necessario riconoscere che dal profondo di noi emerge la tendenza a “salvare se stessi”, a volere per sé gli altri per usarli, a volere per sé le cose per usarne, a volere per sé il potere per essere assolutamente indipendenti da chiunque! Moti tutti che sorgono da dentro l’uomo, e che sono sua responsabilità…non dipendono dagli altri, dalle loro provocazioni o miserie…il deserto è utilissimo anche per questo: ci riconduce a noi come responsabili dei nostri moti negativi e ci impedisce di accusare gli altri (che non ci sono!); perfino Gesù, vero Dio e vero uomo, non potette non sperimentare queste dominanti mondane che gli insorgevano da dentro per la scelta di Dio di condividere “in tutto la nostra condizione umana” (cfr Eb 2, 17-18).

Il deserto è “icona” di questo tempo di Quaresima perché questo tempo è un tempo per stare difronte a noi stessi, direi, con brutalità, senza darsi sconti, senza chiudere gli occhi; è un tempo per invocare da Dio una più grande conoscenza di sé; per permettere alla Parola di essere scudo e baluardo dinanzi alle onde del mondo, che vorrebbero invadere la nostra umanità disumanizzandola.

Il racconto evangelico delle Tentazioni ci suggerisce una cosa di capitale importanza: è lo Spirito che conduce Gesù nel deserto! E anche per noi è così: non è la nostra buona volontà a spingerci nel deserto quaresimale, è lo Spirito che vuole condurci in questo deserto per un “faccia a faccia” con la nostra verità. Un “faccia a faccia” doloroso e faticoso, ma in cui la presenza dello Spirito è garanzia di un’autentica possibilità di lotta e di una lotta “non disperata”!

Il cammino di Quaresima è un cammino che vuole, in fondo, solo una cosa: la ripresa coraggiosa del primato di Dio nel cuore del credente. Un primato che si può proclamare quando si è “conosciuto” il Signore, si è fatta, cioè, vera esperienza di essere amati e salvati, quando si è fatta esperienza di figliolanza!

Il testo del Deuteronomio che si legge in questa domenica ci fa fare una lettura dell’opera di salvezza definitiva che Dio ha compiuto, ci racconta in modo sintetico l’esperienza dell’Esodo in cui Israele “conobbe” il Signore… L’esito di quell’esperienza fu una terra di libertà. In quella terra di libertà però Israele deve imparare a riconoscere il primato di Dio e la salvezza che viene solo da Lui; solo se farà questo rimarrà radicalmente libero! L’offerta delle primizie, che il Deuteronomio prescrive, va proprio in questa direzione: deporre davanti a Dio quei frutti e prostrarsi è riconoscere la sua signorìa, il suo primato, la sua paternità. Quando Israele non lo farà (o lo farà solo ritualmente!) cadrà nell’idolatria, e potrà giungere a servirsi di Dio per avere potere o farsi valere.

Nel deserto Gesù è tentato proprio su questo primato di Dio, di quel Dio che, nel Battesimo al Giordano, gli si è rivelato come Padre. (cfr Lc 3, 21-22). Una paternità che va riconosciuta e vissuta, non usata! Le tentazioni che Luca racconta (in diverso ordine rispetto a Matteo) sono quelle che può subire il credente, la Chiesa; le subì già Israele. E’ la tentazione di far coincidere il progetto messianico, il progetto dell’Evangelo, con un progetto sociale e politico, o la tentazione di una manifestazione spettacolare e risolutiva della “religione”. Per ben due volte il diavolo si rivolge a Gesù con una parola terribile: Se sei figlio di Dio…è terribile perché mette in gioco la figliolanza, ciò che Lui è…mette in gioco e in dubbio l’esito del faticoso cammino di comprensione di sé che Gesù ha compiuto fino al Battesimo al Giordano. Sulla parola paterna di Dio Gesù scommette tutta la sua vita, per quella parola farà bruciare di amore tutta la sua fedeltà…e ora, proprio su quella parola di dichiarazione di figliolanza, il tentatore insinua il suo veleno…

Il demonio, infatti, cerca di insinuare il dubbio sulla figliolanza in modo subdolamente strumentale: quello che vorrebbe è che Gesù usasse la paternità di Dio e non le fosse obbediente nell’amore “fino all’estremo”. Vorrebbe che Gesù, profittando di quella figliolanza, imboccasse una via disumana: saltare la fatica dell’umano e della storia. E’ il contenuto della prima tentazione: le pietre da far diventare pane sono l’icona terribile di una fatica da saltare…il pane, infatti, non si fa con le pietre ma con una molteplice fatica (dal contadino al fornaio) tesa a dare cibo e vita agli uomini.

Gesù, che è venuto ad umanizzare l’uomo, non può e non vuole avallare questa via miracolistica e deresponsabilizzante…Dio non è un ponte che scavalca l’umano, è invece la strada per attraversarlo e gustarlo fino in fondo…

La terza tentazione per Luca è a Gerusalemme, meta di tutto il suo Evangelo e quindi anche della via anti-evangelica che il diavolo propone a Gesù. Questa tentazione a Gerusalemme è la suprema perché è la tentazione della “religione”: buttarsi giù dal Tempio può apparire un gesto che manifesta la grandezza e la potenza di Dio, un gesto che “rivelerebbe” la sua gloria! Il problema è che la gloria di Dio non è uno spettacolo stupefacente, la gloria di Dio è lo spettacolo della croce! Solo in quello spettacolo (Luca dirà “theorìa” cfr Lc 23,48) ci sarà la vera rivelazione di Dio! Anche per questa tentazione il diavolo la gioca sul dubbio della figliolanza…un uso, lo ripeto, strumentale del dubbio; perché il dubbio porti all’uso di Dio.

Il diavolo è sottile perché sa che chi usa Dio gli toglie il primato e la signoria, chi usa Dio (o pretende di farlo) lo cosifica, e proclama se stesso signore di tutto, perfino di Dio che usa come strumento per i propri fini.

Nella seconda tentazione Dio non è neanche nominato dal diavolo perché in questa tentazione egli vorrebbe sostituirsi a Dio davanti a Gesù, tanto che osa chiedergli adorazione! Una mostruosità senza fine: Dio in adorazione della perversione e del potere! Dinanzi a questa tentazione seducente ed inebriante di un potere senza limiti ma comprato con l’unica moneta che lo ottiene, l’“adorazione” del male, è Gesù che proclama il nome liberante di Dio, e ancora citando la Scrittura (cfr Dt 6, 13)…

Gesù vinse realmente le tentazioni perché veramente ebbe fame e pensò di soddisfarla saltando le fatiche degli uomini; veramente si sentì inebriare dalla visione di un potere inimmaginabile; veramente sentì bruciargli dentro la tentazione di usare Dio per soggiogare gli uomini…veramente sudò sangue dinanzi all’orrore della croce e di una morte che il mondo gli gridava “inutile” e “insensata”…

Gesù, con la forza dell’amore per il Padre e per gli uomini suoi fratelli, con l’amore per la Parola contenuta nelle Scritture attraversò la tentazione! E fu inizio del suo esodo, inizio della sua Pasqua! Per attraversare davvero la tentazione, infatti, Gesù alla fine morì sulla croce per amore del Padre e degli uomini; lì superò l’estrema tentazione di salvare se stesso con le sue mani e lo fece consegnandosi alle mani “invisibili” del Padre: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (cfr Lc 23, 46).

Attraversare le tentazioni è principio di esodo anche per noi…questo attraversamento sarà la nostra Pasqua. Gesù ci ha preceduti e ci ha aperto una strada. Come scriverà Agostino: “Ha vinto per no”.

Su quella sua vittoria iniziamo questa Quaresima per giungere all’esodo pasquale assieme a Gesù. Con Lui sarà possibile attraversare la nostra esistenza di uomini segnati dalla tentazione dell’autosufficienza e della gloria. Con Lui sarà possibile riaffermare il nostro essere figli consegnati alle mani del Padre. Con Lui, percorrendo le strade delle Scritture, opporremo al mondo i nostri “no” in quella lotta che ci salva perché  come diceva S. Antonio il Grande: “Chi non avrà conosciuto la tentazione non potrà entrare nel Regno dei cieli, togli la tentazione e nessuno si salverà”.

p. Fabrizio Cristarella Orestano

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