II Domenica di Avvento – Una voce che grida

 OGNUNO GRIDI AL SIGNORE

Bar 5, 1-9; Sal 125; Fil 1, 4-6.8-11; Lc 3, 1-6

 

 

Chi prepara la via al Signore? Possiamo mai pretendere di preparla noi?

Noi, tutt’al più, possiamo preparare il nostro cuore a farsi accoglienza piena della sua venuta… Nell’Evangelo di questa seconda tappa d’Avvento Luca ci presenta il Battista come rude e forte contraltare delle potenze di questo mondo: da una parte i vari Tiberio Cesare, Ponzio Pilato, Erode Antipa più i “religiosi” Anna e Caifa e dall’altra il figlio di Zaccaria, Giovanni il profeta su cui “cade la parola del Signore” perchè predichi una immersione che sia conversione del cuore!

Giovanni è adempimento di una parola di Isaia: E’ voce che grida nel deserto una parola di speranza! Una parola che annunzia però uno sconvolgimento dell’ “usuale”. In che senso? Che i burroni non possono più essere burroni, che i colli non possono più essere colli e che le strade devono smarrire le loro tortuosità…Troppi sono i burroni in cui precipita l’uomo, burroni di disperazioni e di annichilimenti, di miserie e di bassezze; troppi sono i colli orgogliosi su cui si ergono le loro pretese e le loro arroganze; troppe sono le tortuosità in cui ci si va ad infrattare per nascondere le iniquità e per non giungere dritti alla meta della verità.

Il problema è: ma chi mai potrà compiere quest’opera “rivoluzionaria”? Possiamo mai farla noi? Certo la via al Signore va preparata da noi con il nostro assenso ma è solo e sempre lui che compie l’opera. Quello che è necessario è che ognuno chieda al Signore di colmare quelle depressioni e di abbassare quei colli, è che ognuno gridi al Signore di raddrizzare ciò che è tortuoso, poi, però, è Lui che compie quest’opera!

Baruc, nell’oracolo che abbiamo ascoltato come prima lettura, dichiara apertamente che è il Signore che ha stabilito di spianare ogni alta montagna e le rupi secolari, di colmare le valli e di spianare la terra… Ed è stato proprio così: in Gesù Dio lo ha davvero fatto! Infatti Lui è venuto a spianare le alte montagne dell’orgoglio umano mostrandoci un amore che sa farsi piccolo, ha spianato anche le montagne che noi uomini abbiamo elevato di continuo per fare da baluardo a Dio relegandolo nel “sacro” e chiudendogli gli accessi al “quotidiano”; Gesù è venuto a colmare le valli profonde del nostro peccato e l’ha fatto condividendo la nostra fragilità fino alla croce, fino a scendere all’inferno degli uomini e riempendo l’ “inferno” del suo amore e del suo perdono; Gesù è venuto a raddrizzare le nostre vie tortuose e l’ha fatto raccontandoci il vero volto di Dio, togliendo a Dio le maschere “tortuose” che gli uomini, nei loro deliri “religiosi”, gli avevano messo…Gesù ha ci ha cantato il Padre e la sua tenerezza, ci ha mostrato un Dio che, come scriveva Karl Barth, “ha avuto tempo per gli uomini” facendosi storia; è venuto per dirci che solo Lui è la via (cfr Gv 14, 6) e non è una via tortuosa ed astrusa, è la via, certo costosa, della “semplicità” di un amore fino all’estremo che non teme nè la mangiatoia di Betlemme, nè tantomeno l’obbrobbrio della Croce fuori le mura della Santa Città.

Questa novità di Cristo è entrata nella storia, non è una “chimera” impossibile, non è un mito…è davvero entrata nella storia, in quella storia dominata da Tiberio Cesare, governata da Ponzio Pilato e da Erode e in cui Caifa e Anna detengono il potere spirituale…una storia concretissima segnata da iniquità e morte. In questa storia risuona il grido profetico del Battista che proclama presente la salvezza di Dio…ormai Gesù c’è: quella terra, quella storia sono state santificate (rese altro!) dalla sua presenza. Una alterità non comparsa per incanto, ma una alterità realmente donata e quindi resa possibile a chi la invoca!

Oggi la Chiesa è chiamata ad essere questo grido profetico, è chiamata ad essere voce “prestata” alla Parola…ad essere il coraggio di contraddire le vie della storia tortuose ed ingombrate di morte indicando la via santa che è Gesù.

E’ la nosta vocazione! Così questo Avvento sarà occasione offerta alle nostre vite per essere ulteriormente e coraggiosamente vie di Evangelo che annunziano l’Evangelo. In questo modo il Signore, come scrive Paolo nella sua Lettera ai cristiani di Filippi, porterà a compimento in noi l’opera buona che ha iniziato in noi.

Padre Fabrizio Cristarella Orestano

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