Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria (B) – Kecharitoméne


IL SEGRETO DI DIO

 

Gen 3, 9-15.20; Sal 97; Ef 1, 3-6.11-12; Lc 1, 26-38

 

Annunciazione tra i santi Ansano e Margherita (particolare), di  Simone Martini e Lippo Memmi - Firenze (Galleria degli Uffizi)

Annunciazione tra i santi Ansano e Margherita (particolare), di Simone Martini e Lippo Memmi – Firenze (Galleria degli Uffizi)

Il primo Avvento del Signore nella nostra storia ebbe un “terreno” che oggi siamo chiamati a contemplare in questa solennità così amata da tanti credenti: è Maria, la Vergine di Nazareth, la Figlia di Sion, sintesi di tutta la vicenda di Israele, popolo delle Alleanze e delle Promesse…
Maria fu quel “terreno” preparato dall’attesa di tutto Israele, preparato dalle Promesse di Dio e dalle parole di fuoco e di tenerezza dei Profeti. Maria di Nazareth è la credente cresciuta nella fede del suo popolo, e che su quella fede del suo popolo innesta il suo “sì” al progetto che Dio le rivela…
La festa di oggi certamente ha al suo cuore tutto questo, con la certezza che all’opera di Maria, che si lasciò plasmare dalla Parola contenuta nelle Scritture e dalla fede di Israele, corrisponde un’opera segreta, misteriosa, gratuita di Dio. Maria preparò il suo “terreno” all’avvento di Dio, ma Dio stesso aveva preparato quel “terreno” in un modo che Ella stessa non immaginava, nè poteva immaginare.

Gabriele, infatti, nella pagina celeberrima di Luca che oggi si legge, la chiama con un nome nuovo che spalanca a Maria le profondità del suo stesso cuore di donna credente.
Maria è la “kecharitoméne”, la cui traduzione è “riempita di grazia” e non “piena di grazia”, poiché traducendo in quest’ultimo modo potrebbe apparire poco l’opera preveniente di Dio: Maria è “piena di grazia” perchè Dio l’ha riempita del suo favore, della sua predilezione gratuita…Dio l’ha santificata da sempre, e l’ha resa altra fin dal suo concepimento nel grembo di sua madre.
La Chiesa, in varie forme e con varie oscillazioni, ha sempre creduto tutto questo, non per sottolineare un privilegio, ma per contemplare l’infinita gratuità di Dio che, per raggiungere gli uomini, annunzia la sua opera di redenzione “creando” già un capolavoro di quella redenzione.
Maria è la “tutta santa” (come la cantano le Chiese d’oriente) perché lavata già dal Sangue prezioso del suo Figlio Gesù.

In vista di quell’amore redentivo della Croce, e in vista della sua vittoria sul peccato e sulla morte che è la sua Risurrezione, Maria fu salvata fin dal primo istante del suo concepimento.
Salvata dal suo Figlio, prima di tutti i salvati, Maria è luce di profezia per tutti i discepoli di Cristo. Questo è il segreto di Dio che oggi la Chiesa contempla con infinito stupore, ma anche discrezione…

In Maria si sono incontrate perfettamente la Grazia preveniente di Dio e l’assenso di Lei alla Parola e alla fede. Maria storicamente ha creduto e lottato per la fede; ha permesso alla Scrittura, che il suo popolo custodiva, di plasmare il suo cuore perché pronunziasse tutti i “” necessari ad una vita credente, fino al supremo suo “” per essere il “terreno” su cui Dio potesse piantare la tenda della sua umanità.

Se l’Adam dell’in-principio fermò la mano del Creatore che voleva continuare a plasmare la sua umanità, e s’andò a gettare nella lontananza da Lui, la storia della salvezza fu la storia di una fedeltà d’amore che Dio proclama proprio “in faccia” al peccato, ed al rifiuto dell’opera delle sue mani.

Il “proto-evangelo” del Libro della Genesi, che oggi ascoltiamo come prima lettura, è proprio questa promessa di fedeltà che non viene meno, e che – passando per i Patriarchi, per l’Esodo, per la storia tutta del Popolo santo di Israele – giungerà fino al piccolo villaggio di Nazareth, ove esploderà finalmente un “” pieno sulle labbra di questa ragazza fattasi liberamente “terreno” di Dio, ma – segretamente – già suo “terreno” per grazia.

La riflessione teologica ha compreso che Maria è icona della Chiesa, e che tutto ciò che  Essa è stata è vocazione per la Chiesa.

Oggi, allora, guardando a Lei la Chiesa deve assolutamente ricomprendersi come “terreno” dell’Avvento di Dio, come “luogo” santificato dalla grazia, ma chiamato a dare ogni giorno l’assenso della sua libertà al Signore, che cerca spazio e carne nella storia. Come Maria, la Chiesa è chiamata ad essere “terreno” di un Avvento quotidiano, e “terreno” ed invocazione per l’ultimo Avvento del Figlio dell’uomo, di Gesù, Figlio eterno di Dio e Figlio di Maria.
Una Chiesa che smarrisca questa sua vocazione all’Avvento rimane prigioniera di un oggi in cui si accomoda con troppa facilità, in cui si siede “in compagnia degli arroganti” (cfr Sal 11) e di quelli che non conoscono Dio e non per sedere alla mensa dei peccatori, ma per condividerne la mondanità e quelle “vie dei malvagi” che “si perderanno” (cfr Sal 1, 6).

La Vergine Figlia di Sion è oggi di fronte alla Chiesa con la sua limpida testimonianza di donna di fede e di vaso di grazia e di benedizione! Così è una provocazione ed una sfida ad ogni tentazione di mediocrità.

p. Fabrizio Cristarella Orestano




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