IV Domenica di Quaresima – L’annunzio del perdono e della misericordia

LA TERRA DELLA FRATERNITA’ 

 Gs 5, 9-12; Sal 33; 1Cor 5, 17-21; Lc 15, 1-3.11-32

 

 Nella celebre parabola di questa domenica “Laetare”, la parabola del Figliuol prodigo (o, come meglio si dovrebbe dire, la parabola del Padre misericordioso), qual è il peccato più grande di quel figlio? Ha cercato una libertà per vie sbagliate? Certo! Ha sperperato tutti i suoi beni? Certo! Lo ha fatto tra prostitute e gozzoviglie? Certo! Ma il suo peccato più grande è stato quello di dubitare dell’amore del padre; è da questo peccato “primo” che sono scaturiti tutti gli altri! E questo fino alla discesa più estrema che ha sperimentato! Quando, condotto ormai allo stremo dai suoi peccati è in un porcile a pensare di contendersi le carrube con i maiali, si fa dei calcoli di convenienza sul ritornare o meno da suo padre, e di quel padre pensa una cosa terribile: “Non sono più da considerare un suo figlio, mi tratterà da servo!” E questo perché lo pensa? Ma perché è abitato dalla convinzione di non aver “meritato” il suo amore, non lo ha “meritato” perché è caduto nel peccato! Ecco il volto più subdolo ed imprigionante del peccato: credere che l’amore di Dio vada “meritato”!

Bisogna convincersi che quando il figlio prodigo giunge alla casa di suo padre non ha fatto, in verità, neanche un po’ di strada verso la “conversione”…la sua strada nuova inizia solo lì! Tutto il suo cammino di ritorno è solo un cammino di calcolo e di convenienza; il vero cammino di conversione inizia lì, sulla soglia della casa di suo padre quando scopre che non doveva “meritare” nulla, che non deve “meritare” nulla! Deve solo lasciarsi amare!

L’esperienza straordinaria che siamo chiamati a fare al cuore di questa Quaresima è quella di permettere a Dio di “sommergere” i nostri peccati nell’oceano del suo amore senza domande di ricambio, nell’oceano di quell’amore che non chiede nulla e tutto dona…che anzi chiede solo una cosa: che la nostra libertà si apra al suo amore che sana, accoglie, lenisce ed indica vie nuove e meravigliose di vita!

Con la sua libertà quel figlio era sceso fino agli abissi dell’essere “nulla”, ed ora con la stessa libertà deve aprirsi ad un abbraccio che lo chiama “figlio!”, un abbraccio che nulla gli sottrae, un abbraccio che non vuole ascoltare quel discorsetto che il figlio si è preparato e nel quale voleva dire una cosa orribile ed impossibile: “Considerami un tuo servo e non più un tuo figlio”!

Il figlio si getterà in quell’abbraccio e si convertirà perché gli è stato fatto conoscere davvero il cuore del padre!

E’ questa, allora, davvero domenica di gioia (è la cosiddetta Domenica “laetare”!) perché al centro della Quaresima c’è oggi un annunzio di perdono e di misericordia che è per davvero un evangelo, anzi è l’evangelo, è la buona notizia per eccellenza!

Proprio così: tutti, infatti, siamo assetati di perdono, tutti siamo assetati di una parola che ci guarisca e ci sani gratuitamente senza “se” e senza “ma”, senza ricatti morali, senza richieste! Siamo tutti degli assetati di perdono e sappiamo che l’unica cosa che ci guarisce profondamente è l’amore.

Accogliamo allora oggi questo evangelo in cui Gesù ci narra Dio con tratti meravigliosi! Ecco chi è Dio! E’ questo Padre sconcertante nella sua alterità: lo è con il figlio minore sciagurato e scialacquatore, un figlio partito in malo modo, ma sempre atteso senza il venir meno della speranza per lui; lo è con il figlio maggiore ancora più sciagurato perché pieno di un irritante e presuntuoso perbenismo. E’ un Padre sconcertante che fa sempre il primo passo…è lui che esce incontro al figlio minore, anzi gli corre incontro! Esce poi incontro al figlio maggiore, anzi questo è “pregato” da questo Padre strano…un Padre che è disposto a rimanere fuori con il figlio maggiore così come era rimasto in attesa di quell’altro figlio nella sua lontananza!

La finale della parabola è aperta: il figlio maggiore entrerà alla festa? Di certo fin quando il figlio maggiore non entrerà alla festa neanche il Padre vorrà entrarvi…la festa non inizierà fin quando i cosiddetti “giusti” non avranno il coraggio di sedere alla mensa dei peccatori con l’unico Padre comune! Fino a quel momento la festa sarà senza gioia piena, perché senza il Padre e senza il fratello maggiore non potrà esservi vera festa! La parabola era stata introdotta proprio da una polemica di un gruppo di “figli maggiori” scandalizzati di Gesù seduto a mensa con i peccatori! Sedendo a quella mensa di peccatori Gesù voleva raccontare ancora Dio…ma tutti quei “fratelli maggiori” non riuscivano a coglierlo perché troppo chiusi nella loro pretesa “giustizia”, troppo colmi di disprezzo per i peccatori…Gesù vorrebbe guarirli dal loro male…vorrebbe vederli entrare a sedere a quella stessa mensa…Solo chi fa questo entra davvero nella Terra Promessa, come ci ha raccontato il testo del Libro di Giosuè, perché la Terra Promessa è la terra della fraternità, e fin quando non si riconosce il Padre comune e fin quando non si guarda negli occhi il fratello come fratello e non come “giusto” o “peccatore”, non si è fatto nessun passo nella Terra della promessa di una umanità nuova, libera perché amata, libera perché amante!

Nella domenica della gioia il Signore ci chiede di lasciarci riconciliare, come ha scritto Paolo ai cristiani di Corinto, perché chi si lascia riconciliare deve riconoscere di non possedere alcuna “giustizia”, deve riconoscere che deve tutto ricevere perché è solo un peccatore fratello di peccatori! La festa della misericordia può esplodere solo se ognuno apre le porte della propria libertà accogliendo l’amore che perdona e sedendo alla comune mensa dei peccatori perdonati!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

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