IV Domenica del Tempo Ordinario – Un profeta scomodo

 

I PROFETI NON SONO MAI NELLA MAGGIORANZA

 Ger 1, 4-5.17-19; Sal 70; 1Cor 12,31-13, 13; Lc 4, 21-30 

 

Elia e la vedova di Sarepta (G. Lanfranco, Roma)

Gesù suscita stupore negli abitanti di Nazareth, suoi concittadini: “Erano stupiti delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca“…Il loro, però, è uno stupore che “marcisce” a causa dell’interesse personale e dall’utilitarismo…lo stupore “marcisce” perchè affondato nella “religione” che cerca il proprio tornaconto, la propria “salvezza”, che cerca Dio solo per servirsi di Lui…I nazaretani, infatti, del discorso inaugurale del suo ministero che Gesù ha appena pronunziato nella loro sinagoga commentando l’evangelo di Isaia (cfr Is 61,1ss) non colgono nulla! Hanno fisso in cuore solo un pensiero: come usare Gesù?

Hanno sentito dire dei suoi “miracoli” avvenuti a Cafarnao e ora vogliono lo stesso per loro. Su Gesù e sui suoi segni reclamano diritti: sono suoi concittadini! Gesù ha sentito queste loro recriminazioni…ha udito mezze parole, ha avvertito le loro mormorazioni, ha percepito le loro attese…I suoi concittadini hanno proclamato il loro stupore dinanzi alle parole di grazia che ascoltano da Lui, e “grazia” vuol dire “dono”, “gratuità”, vuol dire un dono sovrabbondante ed inaspettato…in realtà, però, essi abbandonano la strada del dono gratuito ed imboccano la via della pretesa, dell’accampare diritti…parlano di “patria”; un’espressione questa sempre “indecente” sulle labbra di un credente! Un’espressione che crea particolarismi, divisioni; una parola pericolosa “patria”, perchè a volte, come ha scritto spesso Enzo Bianchi, diventa facilmente un concetto “contro” gli altri, un concetto che tende a creare barriere e privilegi!

E’ quello che vogliono i nazaretani i quali pretendono che Gesù sia loro…ma, si badi, non perchè hanno capito, come dicevamo domenica scorsa, che Gesù è l’evangelo, ma perchè sperano di poter ricavare da Gesù qualcosa per loro. Il loro stupore “marcisce” perchè non si apre alla fede in quel Gesù che è l’evangelo per loro, sì, ma anche per tutti gli uomini!

Gesù aveva detto, leggendo Isaia: “Lo Spirito del Signore è su di me…e mi invia ad annunziare ai poveri un evangelo”! E loro, i nazaretani, non sono poveri, perchè sono ricchi delle loro pretese; sono ricchi della presunzione che Gesù sia loro proprietà.

Gesù questo non può accettarlo e si pone subito sulla linea dei grandi profeti del passato; anche Elia ed Eliseo fecero grandi miracoli per “quelli di fuori”: la vedova di Sarepta di Sidone, e Naaman il Siro non avevano titoli di pretesa dinanzi al profeta, e neanche dinanzi al Signore…e se Naaman va ad Eliseo chiedendo la guarigione, la povera vedova addirittura non aveva chiesto nulla! Entrambi, però, vengono presentati come incapaci di accampare alcun diritto.

Il problema di fondo è sempre quello di Adam: rigettare la logica del dono per accogliere la logica perversa della pretesa, se non addirittura quella della “rapina”! (cfr Fil 2,6).

I suoi concittadini alla fine, visto che riescono ad “usare Gesù” per i loro scopi, arrivano a progettare di ucciderlo: Gesù o è loro, o è meglio che non sia di nessuno! Questa è la loro logica perversa! Meglio uccidere un “messia” che non serve! La logica di patria è diventata subito una logica “contro” gli altri: contro Gesù che non accondiscende ai loro desideri, contro gli altri che non siano nazaretani, a cui desidererebbero sottrarre sia le parole di grazia che dice Gesù, sia soprattutto i suoi miracoli!

La scena conclusiva di questo racconto di Luca è davvero tragica: lo conducono fuori dalla città e cercano di gettarlo nel vuoto. Scena tragica che ci conduce alla fine della vicenda di Gesù, quando verrà condotto fuori dalla città e gettato nel vuoto della morte.

C’è poco da fare: Gesù è un profeta scomodo da seguire; le sue vie sono vie senza esenzioni, senza “patrie” e senza particolarismi!

Oggi accade un po’ quello che accadeva a Nazareth in quel giorno di rivelazione: tanti si stupiscono di Gesù, lo ammirano, sono interessati a Lui, forse alcuni sono ammirati perfino di alcune opere della sua Chiesa; ma quanto a seguirlo ed a compromettersi per Lui, non se ne parla neanche! E quando qualcuno vuole farlo davvero, il nostro mondo cerca subito di “ricondurlo alla ragione, invitandolo a “non esagerare”, ad essere “sanamente” mediocre!

E’ quello che succede quando lo stupore non diventa fede, è quello che succede  qundo lo stupore inizia a fare i calcoli e non vuole essere strada per vite compromesse.

Gesù è profeta scomodo perchè fa uscire fuori dal banale, ed il banale, per il mondo, è tanto rassicurante! Il banale è poi molto comodo per i potenti che vogliono gestire uomini banali e pronti a vendersi tutto per i propri privilegi sia pure piccoli piccoli!

Seguire Gesù, cogliendo davvero le parole di grazia che sono sulla sua bocca, significa diventare, con Lui, profeti scomodi di un’umanità segnata da quell’amore tanto scomodo, che Paolo canta straordinariamente nel celebre inno all’amore della sua Prima Lettera ai cristiani di Corinto, e che oggi si ascolta in questa liturgia.

Essere profeti scomodi: questa è la vocazione della Chiesa!

Non bisogna però dimenticare una cosa: essere profeti scomodi significa essere sempre “minoranza”. I profeti, ricordiamolo con forza, non sono mai nella maggioranza! Dobbiamo rifletterci: la folla non è mai profetica…è rivoluzionaria  e  violenta (e infatti le grandi rivoluzioni che la storia ricorda ce lo dimostrano!). Per questo le rivoluzioni non cambiano il mondo…checchè se ne dica! Le rivoluzioni abbattono giustamente dei tiranni ma ne creano di nuovi e, a volte, più tremendi dei precedenti. La profezia, invece, lotta per cambiare il mondo attraverso un piccolo gregge minoritario che è disposto a pagare il prezzo della solitudine e dell’incomprensione; la profezia viene sempre trascinata fuori dalla città degli uomini per essere uccisa; lì però parla più autenticamente ancora!

I credenti sono profeti di un mondo nuovo aperto al futuro di Dio, ma paradossalmente il mondo li rigetta e ride di loro, accusandoli di essere superati, vecchi, incapaci di “aggiornarsi”…è una delle tante mistificazioni del mondo per soffocare l’Evangelo!

Gesù a Nazareth oppone alla violenza cieca dei suoi concittadini la ferma volontà di continuare ad essere ciò che è, senza compromessi, senza accomodamenti!

Gesù è nemico di ogni conformismo!

Noi credenti di oggi siamo “complici” di Gesù, o siamo “complici” del mondo che ci vuole innocui, allieneati e conformi al suo quietismo?

P. Fabrizio Cristarella Orestano

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