Maria Madre di Dio – La salvezza viene dai Giudei

CHI DIMENTICA LA STORIA NON E’ DISCEPOLO DI CRISTO 

 LA CIRCONCISIONE DI GESU’

 Nm 6, 22-27; Sal 66; Gal 4,4-7; Lc 2, 16-21

 

La solennità di questo primo giorno dell’anno ha preso, dopo la riforma liturgica, un sapore mariano. A questo il Papa Paolo VI aggiunse il tema della preghiera per la pace nel mondo…tutto questo, però, ha messo un po’ da parte il sapore fortemente cristologico che deve avere questa ottava del Natale.

Oggi, infatti, l’attenzione è da porre sulla circoncisione di Gesù la quale, secondo l’Evangelo di Luca che si legge in questo giorno, avvenne all’ottavo giorno dalla sua nascita, come prescritto nella Torah.

Presentazione di Gesù al tempio (Giotto, Cappella degli Scrovegni)

La contemplazione del mistero della circoncisione di Gesù all’inizio dell’anno credo sia importante per contemplare la fedeltà di Dio; una fedeltà che attraversa la storia e compie sempre le sue promesse. Dietrich Bonhoeffer potè scrivere a tal proposito: “Dio non sempre esaudisce le nostre preghiere ma è sempre fedele alle sue promesse”!

Le promesse fatte al popolo santo di Dio si adempiono tutte in Gesù! In Lui, figlio di Abramo, si compiono le benedizioni: la sua circoncisione ci ricorda con forza (ed è gravissimo dimenticarsene!) che Gesù ci salva perché la sua carne, quella nata da Maria Vergine e concepita per opera dello Spirito Santo, è carne di ebreo circonciso! Se così non fosse, in Lui non ci potrebbe essere quella pienezza di benedizione per tutte le genti promessa ad Abramo (cfr Gen 12, 3); se così non fosse, Lui non sarebbe il Messia figlio di Davide il cui regno non avrà fine (cfr 2Sam 7, 11.16). Gesù stesso, a tale proposito, dirà nel Quarto Evangelo: “La salvezza viene dai Giudei” (cfr Gv 4, 22).

La sua circoncisione è allora mistero essenziale perché la fede cristiana possa affondare le sue radici nella Prima Alleanza senza la quale essa non ha storia, non ha fondamenta!

Uno dei peccati più stolti che hanno potuto fare le Chiese è stato quello di voler obliare o mettere da parte tutto questo. E’ la presunzione arrogante che spesso abbiamo avuto di accentuare tanto la “novità” cristiana da farla diventare “assoluta”, cioè “sciolta” da una storia che la precede, la prepara, le dà consistenza! Senza Israele è inconcepibile Cristo, senza Israele si contraddice uno dei pilastri caratterizzanti la fede biblica: la storicità. Noi, infatti, non crediamo in un Dio che si rivela in modo atemporale, ma in un Dio che si rivela tramite la storia e nella storia!

Il suo Figlio, nato da donna, è nato sotto la legge, come scrive Paolo ai cristiani della Galazia; è nato, cioè, in un contesto storico e culturale ben preciso, e come risposta ad una storia attraversata dalla promessa!

La circoncisione di Gesù collega Gesù stesso a questa storia, ed è mistero di salvezza perchè così e solo così anche noi, inseriti in Lui dal Battesimo, siamo fatti parte di quel popolo santo di Dio a cui Egli apparteneva per quel segno nella carne! Tutto questo è molto importante rimarcarlo proprio all’inizio di un nuovo tempo di storia, il nuovo anno! Un anno è un tratto di storia, ed è un “luogo” in cui Dio continua a parlare, in cui vuole essere ravvisato e in cui ancora compie le sue promesse.

Quel Gesù, che è venuto nella nostra carne, che ha assunto la storia del suo popolo per assumere la storia e la carne di tutti gli uomini, è colui che si è dichiarato presente in ogni giorno della storia (cfr Mt 28, 20)! Lì va ravvisato, lì va riconosciuto…nella “mangiatioia” del nostro quotidiano va incontrato questo Dio vicino. La vocazione più grande del cristiano è avere occhi e cuore per scrutare la storia senza ingenuità ma senza pessimismi; senza cinismo ma anche senza fatalismi; con la fede ma senza fideismi che conducono alla morta passività! Chi dimentica la storia, chi se ne tira fuori, chi non ha il coraggio di sentire sulla propria pelle e nella propria carne il peso bruciante della storia non è davvero discepolo di Cristo! Non bisogna aver timore di affermarlo!

Questo nuovo anno, allora, sia sotto questo segno: avere sguardo capace di ravvisare il Cristo vivente nell’oggi, pure così pieno di contraddizioni; avere sguardo capace di leggere, senza illusioni, i  segni dei tempi per comprendere dove l’Evangelo oggi ci vuole condurre!

I cristiani vivano il tempo non come uno scorrere inesorabile di sabbia nella clessidra, ma come una “casa” grande che bisogna arredare di bellezza; una “casa” nella quale riconoscere una presenza capace di far diventare quella stessa “casa” una casa comune in cui condividere, in cui custodirsi reciprocamente, in cui custodire il dono di questa terra che Dio ci ha fatto. Il tempo per il discepoli di Gesù è segnato dalla benedizione che è la sua presenza!

La prima lettura di oggi, tratta dal Libro dei Numeri, ci fa ascoltare la benedizione sacerdotale, quella che i Figli di Aronne erano tenuti a dare al popolo e che ancora oggi essi pronunziano su Israele. Notiamo che per tre volte sul popolo viene pronunziato il Nome di Dio! Quel nome che è presenza e benedizione! Quel Nome di promessa, la rivelazione cristiana lo sa, ha un volto: il volto di Gesù! Il suo volto brilli su di noi durante questo anno che si apre dinanzi a noi; brilli su di noi quel volto in cui c’è promessa e assicurazione di fedeltà; quel volto ci inondi di fedeltà perchè i giorni possano essere riempiti di Evangelo. Costerà! Sarà lotta contro la mondanità seducente e dilagante, ma abbiamo una certezza: Dio è fedele alle sue promesse! Lo è stato nella carne circoncisa del Figlio suo, e lo sarà per noi in questo tempo che ci è dato, un tempo da Lui abitato e santificato ogni giorno!

Sulla sua fedeltà noi possiamo costruire rischiando ogni giorno! Così saremo costruttori di pace!

p. Fabrizio Cristarella Orestano 

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