XII Domenica del Tempo Ordinario – Voi, chi dite che io sia?

voi chi diteAPRIRE GLI OCCHI SU CHI SIAMO NOI 

Zac 12, 10-11; Sal 62; Gal 3, 26-29; Lc 9, 18-24

 

La gente che dice?”… “Voi che dite?

E’ il racconto di Luca della grande domanda di Gesù ai suoi che, negli Evangeli, fa da spartiacque nei loro racconti: dopo questa domanda e dopo ciò che da essa scaturisce, nulla sarà più come prima. Tutta la vicenda di Gesù si mette, diremmo, “in corsa” verso la Passione, e ciò che Gesù dirà, da questo momento in poi, farà comprendere ai discepoli che in quegli eventi che stanno per vivere è necessario trovare un senso che vada oltre il visibile ed il comune; un senso che illumini l’insensatezza della croce.

La domanda che Gesù pone circa la sua identità è un momento di svolta per l’evangelista Luca, come per altri momenti nel suo Evangelo: il Battesimo al Giordano; la scelta dei Dodici; la Trasfigurazione sul monte; l’insegnamento sulla preghiera e al Getsemani. Luca pone questa domanda in connessione con la preghiera di Gesù: qui, anzi, pare proprio che la domanda da porre ai suoi sorga in Gesù dopo che ha pregato; percepiamo quasi, dal narrare di Luca, che è la preghiera che mostra a Gesù che è tempo di svolta e che, in questa svolta, egli non può essere da solo ma deve “trascinare” con sé i suoi discepoli, quelli che davvero vogliono essere suoi discepoli….Pare che Gesù, in quella sua preghiera solitaria, si sia chiesto: “A che punto è il loro cuore? Cosa hanno percepito di me?”. Gesù è solo nella preghiera eppure nel suo cuore ci sono i suoi fratelli, pensa a loro, cerca di entrare, pregando appunto, nei loro poveri cuori.

La gente ha delle risposte che hanno tutte un grande difetto: sono risposte che mostrano di non cogliere che Gesù è una novità! E’ il  Battista, è Elia, è uno dei profeti redivivo…sempre uno del passato, certo un “nobilissimo” e grandissimo passato ma pur sempre passato

Gesù, invece, è venuto a portare la novità di Dio, anzi Lui è la novità impensabile ed inimmaginabile di Dio.

Se la gente dice questo, identificando Gesù con il passato e non cogliendo in Lui la novità, Gesù vuol sapere se i discepoli condividono questa “morta” opinione. La risposta che viene da Pietro è una parola che contiene l’idea della novità: “Tu sei il Cristo di Dio, una risposta che però non immagina fino a che punto giungerà la novità. E’ vero, Lui è il Santo di Dio, ma questa espressione si presta a molti fraintendimenti, ed è per questo che Gesù chiede ai suoi di non divulgare in giro quella parola sulla sua identità. Oltre al possibile fraintendimento c’è anche un altro motivo per cui è bene che tacciano: i discepoli stessi non sono preparati ad assumersi le conseguenze di essere discepoli di un messia reietto, di un messia crocefisso. Devono fare silenzio perché dovranno prima rendersi conto di chi sia davvero quel Cristo di Dio, di cosa significhi essere il Cristo di Dio; dovranno prima, come dice la profezia di Zaccaria che abbiamo ascoltato quale prima lettura, volgere “lo sguardo a colui che è stato trafitto”, solo allora potranno mettersi su quella strada che renderà autentiche le loro parole, solo allora potranno dire al mondo: Gesù è il Cristo!

Quale la strada che dovranno prendere per essere discepoli di quel Cristo? L’Evangelo di oggi lo dice con chiarezza, e lo dice a tutti (come è importante che questa parola, scrive Luca, Gesù la dica a tutti!): Se qualcuno vuol venire dietro di me dimentichi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.

L’identità vera del Cristo è quella di un inviato di Dio che dà la vita, che si fa rifiutare per amore e, se questo è vero per Gesù, dovrà essere lo stesso per ogni suo discepolo. Chi vuole camminare con Lui deve “dimenticarsi”, dire “no” a se stesso per dire “sì” a Dio ed ai fratelli, e deve farlo ogni giorno, cioè, sempre. Ogni giorno deve prendere lo strumento di quella “dimenticanza di sè” che è la croce. La croce è sinonimo qui non di un generico dolore ma di puntuale dimenticanza di sè per amore di Dio e del mondo, come ha fatto Gesù! Allora si comprenderà che Gesù è davvero una novità, non è il passato, ma il “novum” oltre ogni aspettativa!

Da questo momento in poi, infatti, Gesù cammina verso la Passione … l’unica via che gli resta è quella della solitudine e di una morte dolorosa oltre ogni dire. E qui si mostrerà la sorprendente novità della scelta di Gesù … Gesù non farà come altri che in simili circostanze si sono ritirati dal mondo che li rifiutava, hanno abbandonato il mondo al suo destino chiudendosi in un giustamente sdegnato isolamento. Gesù no: non si separa da chi lo vuole uccidere, resta in seno a quel popolo che lo rifiuta, e trasforma il rifiuto che subisce e che lo uccide in atto d’amore. La croce allora non è solo il coraggio di assumere la solitudine e la morte violenta, ma è il coraggio di trasformare la solitudine e la morte di cui è vittima in un gesto d’amore.

Ecco il “novum”!

Per capire Gesù non si deve, allora, guardare al passato, si deve guardare solo a Lui, a Gesù! Se si guarda a Lui, poi il passato si farà chiaro e darà conferme, ma è Gesù stesso il criterio per capire Gesù! In Lui si può contemplare quel perdere la vita che è salvare la propria vita.
Questo detto di Gesù purtroppo è stato spesso frainteso in modo spiritualistico come un dover abbandonare le “cose materiali” in favore di quelle “spirituali”, o come un dover abbandonare la vita terrena per una “vita migliore” in paradiso! Nulla di tutto ciò! Il detto ci vuole condurre a comprendere che tutta la propria esistenza deve essere impegnata sulla via dell’amore. L’uomo pensa sempre di salvarsi chiudendosi e conservandosi, Gesù propone perfettamente l’opposto: la vita si salva aprendola e donandola!

Questa via ci è possibile perché, come ha scritto l’Apostolo Paolo nel brano della sua Lettera ai cristiani della Galazia, “siamo rivestiti di Cristo” in forza del Battesimo; e immersi in Lui, se lo vogliamo, possiamo vivere la sua stessa vita.

Sapere chi sia Gesù ci apre gli occhi, in definitiva, su chi siamo noi. Sapere le sue vie, è sapere dove dobbiamo mettere i nostri passi di discepoli.

Su altre vie non è possibile camminare nella storia come discepoli di questo Messia rigettato, disprezzato e solo, ma amante e trasfiguratore; un Messia capace, cioè, di dare alla storia un volto umano, davvero umano.

Un volto tanto umano da essere divino, e tanto divino da essere pienamente umano.

p. Fabrizio Cristarella Orestano

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