XVIII Domenica del Tempo Ordinario – La vita non dipende dai beni

SAPIENZA E’ ARRICCHIRE IN UN’ALTRA DIREZIONE 

Qo 1,2; 2, 21-23; Sal 94; Col 3, 1-5. 9-11; Lc  12, 13-21

 

Rembrandt - Parabola dell'uomo ricco

Rembrandt – Parabola dell’uomo ricco

Nell’Evangelo di oggi Gesù fa come al solito: dinanzi ad una domanda non dà la risposta che ci si aspetterebbe, non entra nelle questioni in cui lo si vorrebbe trascinare, ma mette in crisi la domanda e ne mostra i limiti. Gesù è uno che ama le domande, ma è anche uno che ama cambiarci le domande, perché spesso noi esprimiamo domande che contengono in sé dei limiti che imprigionano ed incatenano la nostra umanità e la nostra libertà.

L’uomo che interroga Gesù vuole che Gesù si pronunci su una questione ereditaria che lo sta contrapponendo a suo fratello; vorrebbe cioè che Gesù entrasse nelle sue logiche litigiose e che desse torto ad uno (naturalmente a suo fratello!) e ragione all’altro (naturalmente a lui!) … Ma non può essere così: non Gesù deve entrare nelle nostre logiche, ma noi nelle sue …

Il problema per Gesù non è chi ha torto e chi ha ragione tra i due fratelli, poiché – in realtà – hanno torto entrambi: il torto è la cupidigia, il torto è il volere le cose, desiderare di possederle in modo smodato, e credere che la vita dipenda da questo! Ecco il grande inganno da cui Gesù vuole liberare quell’uomo, e noi tutti che oggi ascoltiamo questo Evangelo! “Questo Evangelo” … davvero un evangelo … è una bella notizia! Pensateci: la vita non dipende dai beni! Eppure quanti pensano il contrario!

È il rischio anche dei credenti!… Ed è terribile perché allora ci si deve chiedere: “ma allora in chi  si crede?

Gesù qui parla di vita, “sic et simpliciter” … non sta parlando di una sorte oltre la morte, di una salvezza escatologica. No, Gesù parla di vita: è la vita quotidiana, la vita di ogni giorno che non dipende dai beni! La qualità umana della nostra vita non dipende da quelli! I “beni”, anzi, possono far diventare la vita un inferno o un’illusione!

La parabola che Gesù racconta subito dopo è di una forza di misericordia straordinaria…Gesù racconta questa parabola per quell’uomo, perchè sia libero da quella diatriba con suo fratello che è luogo di prigionia della sua vita…

E così Gesù inizia a parlare di uno come lui: ricco e stolto come lo definisce Dio, e in greco “áfron”, significa “senza intelletto”, “senza avvedutezza”…! E’ stolto perchè la ricchezza lo ha ingannato (cfr Lc 8,14!), e pone la sua vita lì dove non può essere nè custodita, nè preservata, nè salvata. È stolto perché pensa di avere tutto nelle sue mani, e che il “futuro” sia solo suo e dipendente dalle sue descrizioni. E’ stolto perchè si sta affannando per qualcosa che poi “di chi sarà?”.

Già il disincantato autore di quel libro straordinario che è il Qoelet aveva detto che comportarsi così è “vanità” (in ebraico “avél”, cioè “soffio”, “vento”, “vuoto”), cioè è stoltezza, è senza contenuti …

Per Gesù la stoltezza è tutta racchiusa in quel “per sè” del versetto 20: il ricco accumula “per sè”; la sapienza è invece arricchire in un’altra direzione

Sì, si tratta proprio di “direzione”: Luca, infatti, scrive che il contrario di chi accumula tesori “per sè” è chi arricchisce verso Dio (in greco: “eis theòn”)! Luca esprime qui un moto a luogo: non si tratta di arricchirsi in favore di Dio, ma farsi ricchi di ciò che conduce a Lui, alle sue “regioni” di pensiero altro, al suo “paese” in cui non vige la logica di “buon senso”, del pensare al domani e di fidarsi assolutamente del proprio provvedere a se stessi…

L’Evangelo chiede questa fiducia vera in quel Dio che Gesù ci ha raccontato come Padre; un Dio che, poiché è nostro Padre, non può che avere figli “nuovi” rispetto ai “figli del mondo”, come ha scritto l’autore della Lettera ai Colossesi di cui abbiamo ascoltato oggi un tratto.

Certo, l’assunzione di questa via, se presa seriamente e senza i mille accomodamenti ed addolcimenti che abbiamo permesso e voluto noi credenti, facendo dell’Evangelo uno strano codice pieno di “chimere”, farà di noi un piccolo gregge” (cfr Lc 12,32) … ma già Gesù lo aveva annunziato …e noi non dobbiamo averne paura.

p. Fabrizio Cristarella Orestano

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