XXII Domenica del Tempo Ordinario – Alla tavola dei Farisei

Parabola del banchetto di nozze - Jan Luyken

SALI PIU’ IN ALTO

–  Sir 3, 17-18.20.28-29; Sal 67; Eb 12, 18-19.22-24; Lc 14, 1.7-14   –

 

Luca è l’unico tra gli evangelisti che ci narra che Gesù accettava inviti alla tavola dei Farisei. Questo è certamente un dato storico, un dato che ci fa capire che non tutti i Farisei erano avversari di Gesù. Certamente Gesù siede alla loro tavola per indirizzare anche la loro ricerca di Dio nella giusta direzione: Gesù li vuole aiutare a passare per la porta stretta delle scelte per il Regno e non per le porte larghe delle apparenze “religiose” che tacitano ed ubriacano il cuore.

Alla tavola di questo Fariseo, Gesù osserva una cosa molto comune tra gli uomini ma molto estranea alle logiche del Regno: ci si vuole accaparrare i posti migliori, quelli più prestigiosi, quelli più in vista e di maggior potere…e Gesù, con pazienza e con speranza, racconta una sorta di parabola; più che un racconto preciso, è una situazione che Gesù mette in risalto. Bisogna però stare attenti a non trasformare questa parola di salvezza in una banale regola di buona educazione o, peggio ancora, di calcolo di convenienza, quasi una regoletta per non fare brutte figure e per non subire umiliazioni.

Gesù va per tutt’altre strade. Infatti, la scelta dell’ultimo posto, senza fare “arrembaggi” ai primi posti, denota un atteggiamento essenziale dinanzi a Dio e, di conseguenza, anche dinanzi agli uomini! La scelta dei primi posti non appartiene alla Chiesa di Cristo … non dovrebbe appartenerle … spesso, invece, l’abbiamo visto e lo vediamo anche nella vita della Chiesa: si cercano le vie della “carriera” … e non c’è nulla di peggio che possa accadere nella vita dei credenti, ed ancor più nella vita del pastori della Chiesa! Gesù, in questa pagina di evangelo, è serenamente spietato con questi atteggiamenti! Il motivo è semplice e, lo ripeto, non è un motivo di galateo!

Chi, infatti, cerca i primi posti, davanti a Dio è uno che non sa attendere da Lui la parola di chiamata che gli deve assegnare il posto nella storia, nella Chiesa, nella vita … è uno che si assegna un posto, e non attende la voce e la volontà di Chi solo può dire: Amico, sali più in alto! Insomma, chi cerca i primi posti non sarà mai un uomo in ascolto della sua vera vocazione. Chi cerca i primi posti è allora uno chiuso a Dio e alle sue parole, ma è anche uno che non ha in alcun conto gli altri. Pensiamoci bene: l’assalto ai primi posti prevede, per statuto, direi, il calpestamento degli altri, il loro continuo scavalcamento, il guardare a loro come rivali o come gente di cui bisogna servirsi come scalini per ascendere a quei posti cosi ambiti! E’ così!

Allora è chiara la preoccupazione di Gesù nel vedere quelle scenette meschine con cui i convitati cercavano di sgattaiolare ai primi posti: chi fa così non è adatto al Regno! Chi cerca i primi posti non è adatto al Regno perché capovolge il rapporto con Dio – che deve essere sempre un rapporto di dipendenza e segnato dalla grazia (e, invece, il carrierista sa lui i suoi meriti e li conosce meglio di Dio!) -, e stravolge poi anche il rapporto con gli altri uomini. Questo è chiarissimo nella parabola del Pubblicano e del Fariseo (cfr Lc 18, 9-14), che ripete il detto di Gesù che anche qui ascoltiamo, Chi si umilia sarà esaltato e chi si esalta sarà umiliato: l’orgoglio del Fariseo, che si crede giusto e degno del primo posto, passa per il disprezzo dell’altro! E’ una trista via obbligata!

La preoccupazione di Gesù è il Regno, e sempre per il Regno sono le sue parole!

La via degli ultimi posti, d’altro canto, è la via che Dio ha scelto in tutta la storia della salvezza, da quando nell’Esodo si è presentato non come il Dio del Faraone ma come il Dio degli schiavi e fino all’ora in cui, nel Figlio, si è lasciato inchiodare al legno degli schiavi!

Scegliere l’ultimo posto è, allora, non una norma di buona educazione o di convenienza, ma è scelta delle stesse vie di Dio, è essere discepoli di Gesù che è sceso all’ultimo posto attendendo con fiducia la voce di Colui che lo avrebbe richiamato dagli abissi della morte…Come è grande quella intuizione del Nuovo Testamento che proclama: “Dio l’ha risuscitato dai morti!” (cfr At 2, 32-33; At 3, 14b e altri). Sì, il Figlio, sceso nel ventre della terra, nell’inferno degli ultimi, ha voluto attendere la parola del Padre: Sali più in alto! (così alla lettera, in greco, la parola che colui che ha invitato dice all’ospite che ha scelto l’ultimo posto: “prosanabéti anóteron” cioè “Sali più in alto”!).

Seguire Gesù è seguirlo a quell’ultimo posto che l’amore impone, l’ultimo posto che è sempre vicino ai piedi dei poveri, di coloro che non possono o non sanno ricambiare, di coloro che non possono reinvitare o fare doni o favori!

Pensiamoci: non ha fatto così Gesù? Non è stato ai nostri piedi? Ai piedi di ciascuno di noi, che non possiamo dargli nulla in cambio, che non abbiamo nessun banchetto degno di Lui, che non abbiamo favori da fargli?

Ecco che allora è chiaro: chi sceglie l’ultimo posto per stare con Lui impara la gratuità; quella gratuità che Gesù insegna al Fariseo con cui sta a mensa dicendogli chi deve invitare … non amici, fratelli, ricchi vicini … ma poveri, storpi, zoppi e ciechi … Il Fariseo ancora non lo sa, e certo ora non lo capisce, ma già ha iniziato perché ha invitato Gesù che si è fatto povero fino alla croce…forse diverrà imbarazzante questa memoria di aver invitato a casa un delinquente morto in croce…o forse sarà inizio di vita nuova per lui e per la sua “religione”…

Gesù  gli chiede di invitare i poveri…anche questa non è una domanda moralistica, ma ha una radice profonda nella sequela di Colui che ha amato fino all’estremo nella più pura gratuità; l’amore è gratuito!

Guai a quell’amore che attende il ricambio!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

 

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