XXIII Domenica del Tempo Ordinario – Sono in grado di costruire la torre?

Che posto ha il Vangelo?

 Sap 9, 13-18; Sal 89; Fm 1, 9- 10.12-17; Lc 14, 25-33

 

L'evangelista Luca in un manoscritto bizantino del X secolo

L’evangelista Luca in un manoscritto bizantino del X secolo

L’essere discepolo di Gesù è cosa estremamente seria! Certo non è far parte di una èlite ma è cosa assai seria perché chiede di mettere in gioco la vita! Che non sia questione di èlite, l’evangelo di questa domenica subito lo mette in chiaro: il testo, infatti, inizia dicendo che molta gente andava con Lui, ed è a questa molta gente che Gesù parla ponendo però delle nette condizioni per andare con Lui … nessuna èlite, ma una proposta per tutti…tutti però non significa una massa mediocre e di basso profilo!

Infatti è come se Gesù, vedendo tanta gente, voglia scoraggiare una sequela facile, e dettata magari da entusiasmo solo emozionale e temporaneo … per questo dice parole scioccanti: Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita non può essere mio discepolo. Rispetto al testo parallelo di Matteo, Luca è più dettagliato nell’elencare i vincoli di parentela, ed inoltre fa un’aggiunta importante, terribile: la propria vita!

Luca usa il paradossale verbo “misein” (“odiare”) … è certo una scelta forte che Luca fa rispetto a Matteo, che diceva “chi ama suo padre…etc…più di me non è degno di me” (cfr Mt 10,37); non è invito all’odio, al disprezzo ma, come già avveniva nei Libri sapienziali, è invito a scegliere liberamente un distacco per amore di Dio che chiede, che chiama. E’ comunque un verbo forte, che non va neanche però edulcorato e reso “innocuo”! Infatti la forma “violenta” del verbo odiare vuole sottolineare la serietà della scelta di questa sequela. Insomma per Gesù la sequela di Lui non tollera mezze misure, non tollera legami che imprigionano o che tengano rivolti verso il passato. Anche la propria vita è messa in questo elenco!

Insomma il vero problema è chiedersi: che posto ha il Regno, l’Evangelo, Gesù rispetto a tutto il resto? E’ questione di vero primato, e non di un primato dichiarato a parole o con belle intenzioni; è un primato dichiarato con il portare la croce che, come più volte abbiamo riflettuto, non è il prendere le piccole o grandi sventure, i piccoli o grandi imprevisti, i piccoli o grandi dolori o limiti della vita ma è l’accettare l’esecuzione capitale del proprio uomo vecchio! Per Gesù si è disposti a questo? Chiunque sia disposto a questo può essere suo discepolochiunque!

Ecco che non è questione di èlite… può essere discepolo solo chi è disposto a prendere sul serio l’Evangelo e anche la propria vita! Nessuna “svendita” dell’Evangelo o delle sue esigenze, e soprattutto nessuna “svendita” del suo primato! E nessuna vita a metà con scelte ambigue o a “volo basso”!

Le due parabole, quella dell’uomo che vuole costruire la torre e quella del re che deve andare in battaglia, che Gesù narra immediatamente dopo, vogliono mettere in guardia da una sequela poco seria. Chi voglia intraprendere la sequela di Gesù deve calcolare le proprie forze per scegliere davvero quella sequela. Gesù non vuole sequele a metà! Questo deve essere chiaro…meglio una non-sequela che una sequela mediocre e fatta di compromessi e di “svendite”…

Questa posizione può sembrare dura e strana, specie dopo secoli in cui si è “benedetta” un’appartenenza cristiana nominale, sacramentale, “culturale” e minimalistica; dopo secoli in cui si è ridotto il discepolato al “precetto pasquale” e a pratiche “religiose” similari … Gesù però non è un minimalista (o peggio ancora un “buonista”), non è uno che voglia preservare i numeri a scapito della radicalità, non è uno che dica “meglio questo poco che niente”, non ragiona su “sacramenti per lo meno ricevuti” … No! Gesù chiede, a chi voglia stare con Lui, serietà profonda e capacità di misurare davvero se stessi dinanzi al prezzo da pagare per il discepolato! Bisogna davvero chiedersi: Sono in grado di costruire la torre? Posso andare in battaglia?

Non ci sono sconti per l’Evangelo! Gesù  invita a prendere sul serio Dio ed il suo Regno, ma anche noi stessi. Ecco il suo grande rispetto per l’uomo: abbiamo una sola vita, e non possiamo ammantarla di bieca mediocrità.

Nel passo della Lettera a Filemone, che oggi abbiamo ascoltato, Paolo invita il suo amico e fratello Filemone a una scelta radicale che contraddica i suoi poteri di padrone di uno schiavo…Filemone è invitato da Paolo a scegliere le vie incredibili dell’Evangelo per cui uno schiavo (e per giunta fuggiasco!) deve essere chiamato “fratello”! Filemone, se segliesse di rimanere “padrone”, imboccherebbe una strada di “svendita” dell’Evangelo…chiamando Onesimo, il suo vecchio schiavo, con il nome di “fratello”,  sceglierà una via altra, strana, certo “folle” per il pensare del mondo, ma imboccherà l’unica via possibile per l’accesso del Regno alla storia,  possibilità di una vera rivoluzione … una via di umanità piena perchè gli uomini non sono schiavi o padroni, sono uomini e basta …

La vita dell’uomo o è un capolavoro di umanità o non è vita umana! Certo Gesù sa che la via del Regno è via per costruire questo capolavoro di umanità che deve e può essere la vita di ciascuno, ma sa pure che non è un buon servizio all’uomo illuderlo con vie mediane, di compromesso o di “svendita”.

L’invito alla radicalità è per chiunque, e le esigenze del Regno sono per tutti i discepoli e sia chiaro che per discepolo qui si intende semplicemente cristiano. Non esistono i cristiani radicali e i cristiani meno radicali! Esistono solo i cristiani che, o sono radicali o non sono cristiani!

Non si bolli tutto questo di integralismo perché l’integralismo è quello che vuole imporre agli altri una via “radicale” … qui si tratta di una via chiesta a ciascuno, e ciascuno può accoglierla liberamente se vuole essere discepolo di Gesù!

E’ Gesù che l’ha posta così! Fare diversamente non dovrebbe essere possibile se Lui è il Signore!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

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