XXX Domenica del Tempo Ordinario – Siamo peccatori perdonati

GESU’ GUARDA AL CUORE 

  –  Sir 35, 12-14.16-18; Sal 33; 2Tm 4, 6-8;16-18; Lc 18, 9-14  –

Il Fariseo ed il Pubblicano - Mosaico, S. Apollinare Nuovo (Ravenna)

Il Fariseo ed il Pubblicano – Mosaico, S. Apollinare Nuovo (Ravenna)

Certamente gli Evangeli hanno compiuto un’opera di semplificazione e anche, in qualche modo, di “diffamazione” nei confronti dei Farisei. Questo perché gli evangelisti scrivono in un tempo in cui il giudaismo, il quale rappresentava l’opposizione più macroscopica alla predicazione dell’Evangelo di Gesù, era ormai nelle mani proprio dei Farisei, vista la fine del sacerdozio dopo la distruzione del Tempio nel 70 d.C.

Certamente non tutti i Farisei erano meritevoli delle invettive di Gesù e, negli stessi Evangeli, scopriamo anche che Gesù era amico di molti di loro che, a dirla tutta, erano, in verità, la parte sana, fedele ed impegnata dell’ebraismo di quel tempo; certo, erano esposti al rischio della “religione”, e questo Gesù l’avrà stigmatizzato ove c’era da stigmatizzarlo, indicando i rischi dell’ ipocrisia degli “uomini religiosi”. Gli evangelisti, inoltre, non fanno solo polemica con il fariseismo storico del tempo, ma mostrano la figura del Fariseo come monito alle loro Chiese nelle quali si insinuava già il rischio della “religione” e dell’ipocrisia … cose terribili sempre in agguato allora come oggi.

Ed ecco la parabola di questa domenica: la famosissima parabola del Pubblicano e del Fariseo. Su cosa appunta l’attenzione questo racconto? Sulla preghiera? Certo, ma sulla preghiera come specchio della vita, sulla preghiera come luogo rivelativo della qualità del credente, come spazio rivelativo di fede, come spazio in cui si potrebbe verificare che certa fede non è più fede.

Il Fariseo della parabola, si badi bene, non è un ipocrita! Il suo peccato non è l’ipocrisia…”ipocrita” è uno che finge, e quest’uomo non finge! Davvero fa tutte le cose che elenca, davvero, per amore della Torah, osserva i precetti ed anzi fa anche di più; infatti digiuna due volte alla settimana, mentre per la Legge dovrebbe farlo una volta all’anno (nello Yom kippur) e per le usanze del tempo, tutt’al più, una sola volta alla settimana; paga le decime di ciò che acquista, ed invece dovrebbe pagare decime solo su ciò che vende … Insomma è davvero un giusto secondo la Legge!

Il peccato di quest’uomo, lo ripeto, non è l’ipocrisia ma la fiducia smodata nelle proprie opere e nella propria “giustizia” … è tanta questa “fede” in sé che la sua preghiera inizia proprio come preghiera (O Dio, ti ringrazio…): ne ha la forma, ma poi non risulta più una preghiera perchè a Dio nulla chiede e tutto ostenta! Inizia con il ringraziare, ma quel ringraziamento è asfittico, ha respiro corto; quasi quasi ci pare una formalità “liturgica,” e le sue parole imboccano una strada che è tutt’altro dalla preghiera. Non capiamo bene perché questo fariseo sia salito al Tempio se non per presentare un “conto” a Dio … certo non è salito per pregare, e quelle parole che dice certo non penetrano le nubi, come scrive l’autore del Libro del Siracide nel brano che oggi si legge. D’altro canto la sua postura ce la dice lunga sui suoi sentimenti dinanzi a questo Dio che certo, per prassi va ringraziato, ma che poi deve esser grato Lui al Fariseo per le sue fedeli osservanze!

L’altro, il Pubblicano, anche lui dice tutta la verità sulla sua vita: è peccatore! Di più non sa dire. La sua condizione è di quelle che non permettono nessuna fronte alta e nessuna pretesa; non ha un “conto” da presentare a Dio, non ha da presentargli altro che la sua miseria. Il Pubblicano ha solo uno sguardo vergognoso su di sè, e uno sguardo speranzoso su Dio; se Dio è il Santo, lui peccatore non è degno, ma se Dio è misericordioso lui può sperare salvezza pur nella sua miseria. Lo sguardo del Pubblicano non si posa sugli altri, ma solo su Dio e sulla miseria della sua vita. Non così il Fariseo: il suo sguardo si posa subito con disprezzo sul pubblicano che, solo con la sua presenza impura, offende la sua vista e la sua “religione”!

Il Fariseo, poichè non sa guardare a Dio, non sa neanche guardare gli altri … il Pubblicano, invece, non osa guardare gli altri: sono tutti migliori di lui. Si osservi, a tal proposito, che Luca pone sulle labbra del Pubblicano una preghiera impressionante: Abbi pietà di me che sono il peccatore! Così nel testo in greco. Non dice “che sono un peccatore (uno fra i tanti!) ma il peccatore, come se fosse lui l’unico peccatore!

Il Pubblicano, diversamente dal Fariseo, prega davvero perché si rivolge a Dio con piena fiducia nella sua misericordia, in una misericordia gratuita, senza motivi … non ha nulla da presentare a Dio se non un vuoto, che sa che Dio può riempire; è il vuoto dei suoi peccati e delle sue lontananze; il Pubblicano è uno che ha aperto gli occhi sulla sua verità e per questo ha colto anche la verità più profonda di Dio: è misericordia, e misericordia gratuita! L’altro è cieco, anzi è accecato da sè e dalla sua reale “giustizia”; al contrario, il Pubblicano conta su Dio e non su di sè!

Questo è quello che più piace a Gesù, questo è quello che, per Gesù, spalanca le vie del Regno! Gesù non loda la vita del Pubblicano e non disprezza le opere buone del Fariseo; Gesù guarda al cuore, e scopre nel primo (il cuore del Pubblicano) una strada spalancata al venire di Dio con la sua misericordia, nel secondo (il cuore del fariseo) una strada sbarrata, perchè ingombra di presuntuosi conti aperti con Dio.

Non è il caso di vantare le opere buone e non è il caso di fare i confronti con i peccati degli altri; è il caso, invece, di affidarsi alla gratuità di Dio dal quale tutto proviene. Fino a quando non si scopre e proclama questo primato di Dio, dice Gesù, non si riesce a pregare in verità e quindi neanche ad imboccare la via della salvezza.

Il Pubblicano di questa parabola viene reso giusto da Dio; quell’altro che ostenta la sua giustizia, non dà a Dio spazi di azione e torna a casa così come era salito al Tempio: pieno di sè, sicuro delle sue opere, ma povero di Dio e di quella vera grazia che potrebbe aprire la sua vita all’amore per gli altri uomini, rinunziando ad ogni disprezzo e riconoscendosi compagno di cammino di ogni uomo! Il Fariseo scende dal Tempio chiuso nella sua solitudine, privo di fratelli e privo di un vero rapporto con Dio.

Gesù è venuto a donarci un altro modello di uomo, un altro stile di fraternità, un’altra consapevolezza del reale: siamo peccatori perdonati che, grazie alla misericordia sperimentata, hanno la possibilità di allargare sempre di più i confini della fraternità!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

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