XXXIII Domenica del Tempo Ordinario – Nel nome di Gesù

CHIAMATI AD ABITARE LA STORIA

  –  Mal 3, 19-20; Sal 97; 2Ts 3, 7-12; Lc 21, 5-19   –

 

Crocifisso di San Domenico (particolare) - Cimabue

Crocifisso di San Domenico (particolare) – Cimabue

Oggi non si parla della fine del mondo … si parla, nell’Evangelo come nelle altre letture che la Chiesa ci propone, della storia … della storia e del suo cammino faticoso, contraddittorio, a volte sanguinoso, a volte luminoso, a volte grigio e spento … si parla della storia. In questa storia ci sono i discepoli di Gesù; essi devono sapere delle cose e devono essere avvertiti su altre. E’ quello che fa Gesù in questo tratto dell’Evangelo di Luca che fa parte della cosiddetta “grande apocalisse” del terzo evangelo. “Apocalisse” significa “rivelazione” … su cosa riceviamo qui una rivelazione?

Gesù prende le mosse da espressioni colme di ammirato stupore che alcuni hanno pronunziato dinanzi al Tempio ed alla sua magnificenza. Gesù interviene con una parola davvero scioccante per ogni pio ebreo … come Geremia, Gesù non si fa affascinare dalla grandiosità del Tempio, nè crede che esso sia indistruttibile (cfr Ger 7,4); quello che conta è altro! Nulla è sottratto al giudizio divino, neanche il Tempio del Signore. Bisogna stare attenti – dice Gesù – a non lasciarsi ingannare da parole false che metterebbero il Tempio al di sopra della Parola del Signore! Da questa affermazione sul Tempio, Gesù passa a dare delle notizie ai suoi discepoli e a dare degli avvertimenti, degli ammonimenti

Quali le cose che accadranno?

Sono le notizie: la prima è la distruzione del Tempio, ma poi ci sono altri fatti che segneranno la storia in cui i discepoli vivono; ci saranno guerre, rivoluzioni, terremoti, carestie e pestilenze, e ci saranno anche fenomeni spaventosi nel cielo; ancora più impressionante sarà però il sopravanzare della menzogna e della falsità anche dentro la Chiesa, dentro la Comunità credente …ci saranno anche lì degli ingannatori che si paluderanno di maschere false, addirittura usando non solo il nome ma anche l’identità del Cristo.

Sono profezie? A parte l’annunzio che riguarda Gerusalemme (che realmente deve essere stato più un monito circa un fatto prevedibile, dato l’andamento delle relazioni con Roma, e chiaramente una profezia “ex eventu”, messa cioè sulle labbra di Gesù dopo che la distruzione del Tempio è avvenuta) non si tratta di profezie, ma di una descrizione della storia per come è, per quello che la storia riserva sempre e sempre riserverà fino alla fine … certo i “ fatti terrificanti nel cielo” sono fuori dell’ordinario male quotidiano, e vogliono richiamare sul piano cosmico la caducità delle cose come, sul piano particolare, tale caducità Gesù l’aveva già sottolineata circa il Tempio di cui non rimarrà pietra su pietra

Insomma mi pare che il discorso vada nel senso che la storia, anche dopo la venuta di Gesù, rimarrà piena di contraddizioni e piena di dolori … la novità, nella storia, sono proprio i discepoli!

La storia, così segnata da male e dolore, così capace di perseguitare e accusare i giusti, i discepoli del Regno, avrà dentro di sè un seme di salvezza e paradossalmente questo seme di salvezza sono proprio quei perseguitati, quegli accusati, quei trascinati dinanzi ai tribunali del mondo …

Il Signore affida ai suoi, assieme a queste notizie circa la storia, su cui non bisogna farsi illusioni, anche dei moniti, degli avvertimenti: dinanzi a tutto questo, il rischio è avere una paura che raggeli (non vi terrorizzate), o cadere preda di inganni (non lasciatevi ingannare), o mettersi a seguire dei “salvatori” che rispondono alle attese di ore di pressura e terrore con false promesse (non seguiteli!). Rischio è, pensando che la fine sia imminente, mettere termine alla lotta, alla testimonianza, all’annunzio di quella parola paradossale dell’Evangelo che contraddice il mondo e la sua storia di morte (non sarà subito la fine) … Rischio grande potrebbe essere, nel corso della storia, il pretendere di salvarsi da soli con le armi della propria eloquenza e delle proprie ragioni … il Signore dice con chiarezza: “Io vi darò lingua e sapienza”, cioè: “non fidatevi della vostra lingua e della vostra sapienza” …

Fuggendo questi rischi il discepolo, immerso nella storia, deve proclamare Gesù come suo unico Maestro e Signore, e non seguire altri (non seguiteli!); il discepolo è chiamato a perseverare (con la vostra perseveranza salverete le vostre anime; in greco “iupomonè” cioè “resistenza”) … Questa perseveranza-resistenza è dimostrazione che ci si fida della parola di Gesù e della sua presenza, che ci si affida alla sua forza, e con quella presenza e quella forza è possibile camminare nella storia nonostante le sue contraddizioni. Anzi Gesù, in questo testo di Luca, ci dice che è possibile trasformare contraddizioni e persecuzioni in occasioni di vita, di testimonianza, di annunzio di novità in una storia malata di vecchiaia, di decadenza, di vie sempre uguali a se stesse in cui il male la vince sempre (questo vi darà occasione di testimonianza).

Il discepolo può essere allora una “parola nuova” per annunziare tempi nuovi, per annunciare la caducità del mondo e delle cose che il mondo più apprezza; il discepolo è testimone di uno sguardo che va oltre la storia, ma che non dimentica la storia nel suo concreto fluire; il suo sguardo all’oltre non gli fa abdicare dalla responsabilità verso questa storia, in cui egli è chiamato ad essere seme di vita.

Più volte in questo Evangelo si parla di nome di Gesù: Alcuni verranno falsamente nel mio nomesarete trascinati davanti a re e governatori a causa del mio nome…sarete odiati da tutti a causa del mio nome…

E’ il nome che salva (cfr At 4,12) e che il discepolo deve custodire nel profondo di sè; è quel nome che non deve essere mistificato e che, custodito, fa somigliare il discepolo al suo Signore il quale fu odiato, interrogato da tribunali perversi, trascinato dinazi a re e governatori (proprio in Luca, Gesù è portato davanti a Erode e a Pilato!), tradito ed abbandonato dagli amici…

Il Signore si è fidato del Padre fino alla fine, trasformando quell’orrore nel luogo supremo di testimonianza di Dio e nel luogo supremo dell’amore.

L’Evangelo di oggi ci consegna una parola nella quale il Signore confida di averci compagni in quest’opera strordinaria di abitare la storia,  con i suoi dolori e contraddizioni, da testimoni di un’alternativa e di una speranza!

La caducità delle cose e del mondo non ci pongono, come Giona, sotto un ricino in attesa di un grande rogo punitivo (cfr Gion 4, 5-11), ma in una compassione attiva per gli uomini nostri fratelli che, anche se si presentano con il volto di nemici, hanno diritto di avere da noi la testimonianza di una perseveranza amorosa che affonda le sue radici nel nome di Gesù nostro fratello e Signore, “autore e perfezionatore della nostra fede” (cfr Eb 12,2).

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