III Domenica di Avvento – La piccolezza che salva

CHE QUESTO EVANGELO CI INQUIETI! 

  –  Is 35, 1-6.8.10; Sal 145; Gc 5, 7-10; Mt 11, 2-11  –

 

Icona di S. Giovanni Battista, Monastero di Visovi Decani -  Serbia (XIV sec.)

Icona di S. Giovanni Battista, Monastero di Visovi Decani – Serbia (XIV sec.)

In questa terza domenica del nostro cammino d’Avvento, domenica “Gaudete”, della gioia per la promessa di Dio che certamente si compirà come già si è compiuta, la figura di riferimento è Giovanni il Battista; il profeta del Giordano oggi però ci appare debole nella sua crisi, ma poi forte nelle parole di Gesù che lo descrivono.

L’uomo del deserto è prigioniero, sta vivendo la sua notte; si è fatto buio su di lui perché è stata “fermata” la sua missione profetica, si vuol far tacere la sua voce … Lui che si era definito “voce che grida nel deserto” (cfr Mt 3,3; Gv 1,23)…ora la sua voce è stata precipitata in un carcere buio! Da lì, da quella notte che sta vivendo, il profeta Giovanni mostra la sua crisi, si lascia anche lui attraversare da domande e da dubbi: Sei tu il veniente o è un altro che aspettiamo? Domanda tragica sulle labbra di Giovanni, domanda che mette in dubbio tutta la sua azione di profeta e quindi tutta la sua vita, una vita che per altro sta per essere spenta; se Giovanni aveva indicato Gesù ad Israele, come mai ora è trafitto dal dubbio? Qualche esegeta (antico e anche moderno) cerca di scolorire il dramma del Battista ricorrendo alla solita tesi pedagogica: Giovanni fingerebbe dubbio perché i suoi discepoli vadano da Gesù … pare davvero banale! Contemporaneamente però bisogna dire che Matteo, nello scrivere questa pagina, non è tanto interessato al buio di Giovanni (tanto è vero che nulla scriverà della conclusione di quell’ambasceria!) quanto alla rivelazione che Gesù stesso farà della sua identità.

Alla domanda dei discepoli di Giovanni Gesù non dà una risposta diretta, ma rinvia a due cose che bisogna saper leggere: la Santa Scrittura e le sue opere. Gesù, infatti, cita alcuni passi di Isaia che annunziano i tempi dell’intervento di Dio; tempi che si potranno riconoscere dalla lotta vittoriosa che il Signore farà contro il male della storia. Ora Gesù indica ai discepoli del Battista che tale lotta vittoriosa si può già contemplare nelle sue opere: Gesù infatti sta lottando contro le tenebre del mondo (i ciechi recuperano la vista), contro le immobilità che fermano il cammino degli uomini verso la pienezza (gli storpi camminano), contro il male che sfigura l’uomo (i lebbrosi sono guariti), contro l’incapacità di ascolto tanto essenziale ad ogni vita nella fede (i sordi riacquistano l’udito); è venuto a lottare contro la nemica per eccellenza, la più temibile e la più devastante, la più “anti-Dio”….la morte (i morti risuscitano)! E tutto questo è annunzio di buona notizia che muta la sorte dei poveri, di quelli cioè che, segnati dalle miserie della storia perché fragili, perché oppressi, perché peccatori, perché “nullificati” dagli altri, riconoscono di poter essere salvati solo da Dio ed a Lui si affidano.

Ai discepoli di Giovanni, Gesù fa capire che è nel saper mettere in relazione le parole della Scrittura e le sue opere, che si comprende chi Lui è davvero. Gesù con la sua parola e con le sue opere è l’annunzio di questo evangelo che irrompe nella storia. La verità è però che questo evangelo irrompe attraverso vie e modalità nuove ed imprevedibili, attraverso l’uomo Gesù che o si coglie nella fede ed in una fede che sia capace di spogliarsi di precomprensioni e di “religione” o diviene davvero incomprensibile ed inaccettabile; fin quando cioè si pensa come il mondo non si può “leggere” la verità su Gesù…quando si accoglie una logica altra, quella di Dio, allora si comprende che proprio Lui è il Veniente e non si deve aspettare altri. Lui è il Veniente che, proprio perché è veniente dal mondo di Dio e non dal nostro mondo, è un Veniente che è davvero altro! Gesù chiede chiaro, di fronte a questa alterità, la capacità di non scandalizzarsi, cioè di non inciampare … anzi su questo Gesù pronunzia una “beatitudine”: E beato chi non si scandalizza di me.

Nell’elogio del Battista, che Gesù pronunzia subito dopo la partenza dei messaggeri, viene fuori questa alterità: mentre dice parole grandissime su Giovanni (Tra i nati di donna nessuno è più grande di Giovanni il Battista), aggiunge anche che il più piccolo del Regno è più grande di lui … parole enigmatiche che non devono essere lette in modo irrispettoso nei confronti di Giovanni, il grande profeta, e neppure nei confronti dello stesso Israele; come se l’ultimo (!!) cristiano potesse vantare una grandezza maggiore del profeta Giovanni e quindi di ogni profeta d’Israele … se si legge così diviene incomprensibile l’elogio straordinario che Gesù ha fatto del Battista, perchè poi lo metterebbe addirittura fuori del Regno … e questo non è! Non è possibile!

Clemente Alessandrino (e dopo di lui altri Padri ed esegeti) hanno colto qui una parola che riguarda Gesù stesso: il più piccolo è Gesù stesso che è più grande di Giovanni perchè è il Messia, è il Figlio amato su cui il Padre  stende ogni suo compiacimento (cfr Mt 3, 17); la storia però ha letto Gesù  come più piccolo del Battista, in realtà è Lui il più grande … intanto vive la storia da più piccolo perchè con i più piccoli  si identifica (cfr Mt 25, 40.45 Ogni qual volta avete fatto queste cose al più piccolo, l’avete fatto a me), perchè sarà il più piccolo fino allo scandalo della croce … è questa piccolezza che bisogna riconoscere ed assumere, è lì l’alterità del Messia Gesù che anche Giovanni, nel suo carcere, deve riconoscer,e e nella quale deve e può trovare pace la sua profezia giunta a compimento proprio in quel più piccolo in cui, paradossalmente, si manifesta la grandezza del Regno veniente.

Il Quarto Evangelo metterà sulle labbra stesse del Battista questa dinamica per cui il più piccolo diventa il più grande; parlando di Gesù, Giovanni infatti dice: Colui che mi veniva dietro (cioè “era mio discepolo” e dunque più piccolo) mi è passato avanti (cioè, ora è lui il maestro e dunque il più grande) (cfr Gv 1,30).

Il cammino di Gesù sarà tutto un cammino verso la tensione ad essere il più piccolo, e proprio attraverso questa stupefacente piccolezza lo si potrà riconoscere (come i Magi che si prostreranno al bambino a Betlemme – cfr Mt 2,11; come il centurione che riconosce nel crocefisso il Figlio di Dio – cfr Mt 27,54); la visita di Dio al suo popolo si veste di povertà, di “insignificanza”. Nell’oggi della Chiesa Lui vuole ancora essere riconosciuto nel più piccolo, e lo può riconoscere quale Dio-con-noi solo chi ha il coraggio di accoglierlo così come è, infinitamente piccolo e visibilmente piccolo agli occhi del mondo! In fondo i ciechi recuperano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi riacquistano l’udito e i morti risuscitano perchè Dio si è fatto piccolo dalla mangiatioia di Betlemme, fino all’uomo inchiodato alla croce sul Golgotha … è quella piccolezza che salva, è quel’impotenza che crea l’uomo nuovo … essere suoi discepoli non può che essere la ricerca e la ripresentazione di questa via.

Il salmo 24 cantava: “Alzate porte i vostri frontali, alzatevi porte eterne ed entri il Re della gloria e annunziava così che il Tempio sarebbe stato purificato dalla visita di Dio, la cui grandezza è tale che, in quel giorno, bisognerà alzare i frontali delle pur immense porte del Tempio … in realtà quando questo Dio, in Gesù, visiterà il Tempio vi entrerà come un bambino, piccolo, tra le braccia di Maria e Giuseppe … è davvero il più piccolocosì Gesù contraddice e capovolge tutte le immagini del divino che l’uomo si è creato …

E’ necessario, dinanzi a tutto ciò, che il cristiano assuma questa “minorità” per poter annunziare l’Evagelo ai poveri, come Gesù! Solo così la Chiesa sarà credibilmente discepola di Gesù! D’altro canto, come Gesù avrebbe potuto annunziare l’Evangelo ai poveri se non avesse scelto d’essere il più piccolo? Che questo evangelo di oggi ci inquieti!

p. Fabrizio Cristarella Orestano

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