Epifania del Signore – Liberi dal buon senso

PER UNA RICERCA SINCERA E COSTOSA

 –  Is 60, 1-6; Sal 71; Ef 3, 2-3. 5-6; Mt 2, 1-12  –  

 

 

Adorazione dei Magi, Giotto (Cappella degli Scrovegni, Padova)

Adorazione dei Magi, Giotto (Cappella degli Scrovegni – Padova)

 

Festa solenne e grande l’Epifania, festa di luce splendente con quella stella che è luce che guida alla Luce, con quella stella che è carica di rinvii: “Una stella vedo in Giacobbe, uno scettro sorge da Israele” (cfr Num 24, 17) … E’ la stella che diverrà simbolo della casa di Davide, dello splendore della sua regalità messianica … una stella che si manifesta a tutti gli uomini (ecco perché è “Epifania”!), che si fa trovare da tutti gli uomini che cercano la luce, che cercano un “oltre”, che hanno il coraggio di non rimanere imprigionati nei propri confini. I Magi sono icona suggestiva e potente di uomini capaci di ricerca vera, che si scoprono poi ricercati e desiderati da Dio … l’avventura straordinaria dei Magi sarà proprio questa: un’avventura che deve essere anche la nostra avventura, di veri cercatori di Dio; un’avventura che dona vita e gioia (cfr Sal 69,33); i Magi sperimenteranno la gioia grande che li spingerà a tornare al loro paese immersi ormai in una vita altra, una vita illuminata da quell’incontro di Betlemme.

L’Epifania è pagina di luce perché manifesta il volto di un Dio che non è solo l’oggetto di una ricerca, come appare nel pur santo e lodevole progetto dei Magi, ma è un Dio che essi stessi scoprono essere disceso a cercare le loro vite, a cercare tutti gli uomini, ogni uomo. La ricerca dei Magi si incontra con una scelta preventiva di Dio che, possiamo dire, si era messo in viaggio molto prima di loro alla ricerca dell’Adam

I Magi si ritrovano al centro di una vicenda che vede, contrapposti da Matteo, due re: Erode ed il piccolo re dei Giudei nato a Betlemme. Tra i due, l’evangelista ci mostra una dinamica incredibile: Erode è un re potente e ben saldo sul trono che si è conquistato a forza di vessazioni sui poveri e sui più deboli, e a forza di accordi diplomatici con Roma che detiene la somma di tutti i poteri del mondo allora conosciuto; l’altro re è un neonato oscuro, difeso solo da genitori ordinari, deboli e soli in un mondo che appare tanto più grande e potente di loro. Eppure Erode ha paura di quel bambino, ha tanta paura da mettersi a macchinare per scoprire la sua identità ed arrivare ad ucciderlo … Ed ecco che Matteo pone così al centro del suo racconto questo re dei Giudei, bambino e quasi indifeso, e – ai due lati – la ricerca sincera e “costosa” dei Magi e la ricerca ipocrita e assassina di Erode. Il racconto di Matteo è davvero sorprendente anche per la tradizione biblica: giunge il Messia atteso ed è rifiutato da Israele, e cercato con amore e con doni dai lontani. Il Salmo 2 ci aveva detto che “le genti congiurano contro Dio e contro il suo Messia”, ma qui è il re Erode e con lui tutta Gerusalemme che congiurano contro il Messia.

Gesù è il Messia, è la stella di Davide in cui tutte le speranze si compiono, ma è apparso nel mondo, si è inserito nella storia con una gloria nascosta; la sua luce si mostrerà vincitrice, ma sempre sotto l’apparenza di una sconfitta. Già qui Gesù inizia a mostrarsi nello scandalo del rifiuto, che culminerà sulla croce. Non a caso Matteo parla di Gesù come re dei Giudei solo qui e poi nella passione, ove la sua regalità sarà richiamata nell’interrogatorio con Pilato, nel dileggio dei soldati che culmina nella coronazione di spine, e richiamata ancora come motivo della condanna scritto sulla croce: “Questo è il re dei Giudei” (cfr Mt 27, 11. 19. 37). La ricerca assassina di Erode giunge lì a termine, il re dei Giudei finalmente è stato trovato ed ucciso; da lì però scaturirà l’epifania definitiva della luce di Dio! Lì, come dirà con piena comprensione Giovanni nel suo Evangelo, si vedrà la sua gloria, gloria dell’amore fino all’estremo.

La debolezza di una simile epifania di Dio, da quella del bambino tra le braccia di sua madre a quella del crocefisso tra le braccia della croce, spaventa i potenti ma attrae chi cerca Dio, e sa che Dio non può essere trovato negli schemi mondani che gli uomini immaginano nei loro “deliri religiosi”.

I Magi non hanno paura del Messia debole, ne hanno sete; si lasciano guidare dalla stella, gioiscono di gioia grande quando individuano il luogo della sua residenza, e davanti a Lui aprono i loro tesori. I doni dei Magi sono rivelazione di qualcosa che è Gesù oppure di qualcosa che alberga nel cuore dei Magi stessi, degli uomini che cercano Dio e si scoprono con stupore da Lui cercati e amati? Forse tutte e due le cose: certo Gesù è re, e l’oro è il metallo dei re; certo Gesù è Dio, ed a Lui va l’adorazione di cui l’incenso è segno profumato; certo Gesù è re e Figlio di Dio, ma nella carne mortale che è fragilità, che significa cioè essere segnato dall’amarezza del morire di cui la mirra è richiamo. Di contro (o accanto!) però l’oro è segno di quella regalità dell’Adam che, re del creato, deve imparare a chinarsi davanti al Creatore; l’incenso è il segno della ricerca incessante di Dio da parte dell’uomo, una ricerca che lo spinge a bruciare il suo pensiero, il suo tempo, il suo desiderio perchè diventino profumo che sale a Dio; la mirra richiama l’uomo che è il terreno dell’incontro tra il Dio fatto uomo e l’uomo stesso, terreno su cui si potrà combattere la battaglia costosa per l’umanità dell’uomo, per quell’umanità che si potrà ottenere a pieno solo ricalcando l’umanità del Figlio di Dio.

I Magi sono uomini che crederanno a tutto questo mondo nuovo su cui l’Evangelo spalanca la comprensione, a cui l’Evangelo dà accesso…uomini straordinari, a noi carissimi: iniziano fidandosi di una stella, e terminano la loro avventura nelle pagine dell’Evangelo fidandosi di un sogno … Uomini meravigliosi perché liberi da ogni calcolo di buon senso; profeti di un’umanità radunata da ogni terra dalla luce del Messia.

p. Fabrizio Cristarella Orestano

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