I Domenica di Quaresima – Preceduti nella lotta


TOGLI LE TENTAZIONI, E NESSUNO SI SALVA

 

 –  Gn 2, 7-9; 3, 1-7; Sal 50; Rm 5, 12-19; Mt 4, 1-11  –

 

Le tentazioni di Cristo, Beato Angelico

Le tentazioni di Cristo, Beato Angelico

Voglio iniziare questo percorso quaresimale, dopo le Ceneri, con una frase del grande Padre del Monachesimo, Antonio il Grande: “Nessuno se non è tentato può entrare nel regno dei cieli; di fatto, togli le tentazioni e nessuno si salva”. E’ vero! E’ vero perchè la salvezza è un fatto costoso, ed il suo prezzo è solo la lotta … una lotta che noi possiamo ingaggiare con le idolatrie e le mondanità che ci assediano, una lotta con il male che ci sorge da dentro, e nell’ora e nel modo che non ci aspetteremmo; una lotta con la tentazione che ci assale dal profondo di quel cuore che in tanti giorni della nostra vita credevamo d’aver dato tutto al Signore ed al suo Regno.

Fare i conti con quel male che ci assedia, e ancor più con quello che ci assedia da dentro di noi, è davvero la via maestra per dire quel sì radicale, e sempre più libero e pieno, all’Evangelo di Gesù Cristo. E’ necessario dire questo sì a quell’Evangelo che è tale, una lieta notizia, per tutto quello che, in Gesù Cristo, il Padre ci ha consegnato e donato. Oggi leggiamo una lieta notizia di capitale importanza per questa dimensione di lotta che autentica i nostri cammini di libertà: le tentazioni di Gesù nel deserto.

La Chiesa sapientemente pone in capo al cammino di Quaresima questo racconto che è fondante per la nostra capacità di affrontare quella lotta che salva, e che Antonio il Grande, di cui dicevo all’inizio, sperimentò prima su di sè senza sconti, e di cui ha poi potuto parlarci sapientemente proprio perchè ne aveva sentito e patito i morsi nella sua stessa povera carne… La Chiesa sa di essere nel deserto nel frattempo tra la Pasqua e la Parusia, e sa che lì deve affrontare gli assalti del Drago, come scrive l’autore dell’Apocalisse (cfr Ap 12, 1-6). L’Evagelo di oggi ci dice che in questo deserto è possibile lottare perchè in questo siamo stati preceduti da Gesù, il Figlio Amato, venuto nella nostra carne senza cercare nessuna esenzione.

Credo che sia importante che capiamo che Gesù non fu esentato dal peccato, ma semplicemente non lo commise! La differenza è grande! L’esenzione sarebbe stata un’astratta impeccabilità fredda, algida, disumana; quella che Gesù invece ha vissuto, e così ha consegnato a tutta la carne dell’uomo, è una vittoria costosa che ha dovuto attraversare i deserti della tentazione, i morsi delle parole e dei pensieri contro Dio, che aprivano dinanzi a Lui scenari diversi e realmente possibili! Le tentazioni ci dicono che Gesù affrontò realmente, dolorosamente e sanguinando la possibilità vera di un no alle vie del Padre; le tentazioni ci dicono che la scoperta della propria identità avvenuta nel Battesimo al Giordano (“Tu sei il Figlio mio, l’amato” cfr Mc 1, 11) si è dovuta scontrare con la vertigine del potere tutto e dell’avere tutto, con la vertigine del gustare tutto senza le fatiche dell’umano. La conoscenza della propria identità di Figlio si è dovuta subito scontrare con questa possibilità disumana e “diabolica” … sì, è paradossale, ma è così! E’ infatti il diavolo che, nella drammatizzazione di Matteo, incita Gesù a pensare diversamente da Dio: sono pensieri “diabolici”, che incredibilmente si agitano nel pensiero dell’uomo Gesù, Figlio di Dio!

Il Figlio di Dio ha dovuto lottare con questi pensieri “diabolici” di vie realmente possibili; ha dovuto lottare per accogliere invece l’altra vera possibilità, quella di una fedeltà ad un progetto di Dio assurdo e “perdente”: accogliere la debolezza fino in fondo, essere il servo che salva ma in virtù della sua impotenza, e non gettandosi a capofitto nella vertigine del potere.

La vittoria di Gesù, che rimbomba in tre potenti no al diavolo, è una vittoria che spalanca la storia alla possibilità dell’Evangelo, e che apre l’uomo, ogni uomo, alla possibilità dell’uomo nuovo. Quello del diavolo, quello “logico”, “sapiente”, “possidente”, “vincente” è l’uomo vecchio: è quell’uomo che ha creato sempre lacrime, dolore, sangue, ingiustizie … è l’uomo che si è prostrato a satana sotto mille e mille forme, e con mille e mille tipi di inchini e genuflessioni, è quello che ha fatto della terra una “valle di lacrime”! L’uomo nuovo, che Gesù crea con i suoi no al diavolo, è “illogico”, “stolto”, “perdente”, “povero” ma è l’uomo nuovo, è l’uomo libero e liberante del “sogno” di Dio nel giardino dell’in-principio.

La Chiesa chi fa iniziare la Quaresima con questa pagina evangelica che è davvero una bella notizia: è un evangelo, ed è anche una promessa. Infatti è la bella notizia che possiamo intraprendere la lotta perchè siamo stati preceduti da Uno che, come scriverà Agostino, ha già lottato ed ha già vinto per noi! Questo non ci esenta dalla lotta, ma ci assicura che Lui lotta con noi, come scrive S. Atanasio nella sua “Vita Antonii”.

Iniziamo la Quaresima con questa promessa che ci viene dalla vittoria di Cristo: una vittoria di cui contempleremo a pieno lo splendore nella Notte della Risurrezione, con la promessa di quella presenza che non ci lascia soli nella lotta per il Regno, per l’Evangelo, per l’uomo nuovo che deve essere costruito in noi.

Sarà una dura lotta, ma una bella lotta.

Bella? Sì, perchè è la stessa lotta di Cristo. Lui è la bellezza che ci fa affrontare ogni bruttura, con la promessa di trasfigurare la nostra miseria in santità.

Con questa luce camminiamo in questa Quaresima!

p. fabrizio Cristarella Orestano

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